Lunedì 17 Giugno, aggiornato alle 9:16

Sulla Pista ciclabile ed immediati dintorni

Sulla Pista ciclabile ed immediati dintorni

di Pere Lluís Alvau

“Quasi tutte le mattine, fra le sei e le otto (notte d’inverno, alba in autunno, aurora in primavera e giorno fatto d’estate), faccio una lunga passeggiata su un percorso complessivo di circa dodici  chilometri che attraversa il lungomare, i bastioni e buona parte della litoranea che costeggia la spiaggia che conduce a Fertilia, percorso che comprende nella sua interezza la pista ciclabile che va dallo Scalo Tarantiello del porto di Alghero sino al confine dell’(ex?) ospedale marino (ormai con la dismissione quasi ci siamo) con la pineta di Maria Pia.

È soltanto su tale segmento della mia intera passeggiata, che percorro in andata e ritorno, che oggi voglio soffermarmi (ma prometto di ritornarci) per fare qualche osservazione di ordine generale sul comportamento dei/lle podisti/e che transitano su questo tratto della costa algherese, in commistione con ciclisti e talvolta -quando abbandonano il marciapiede- anche con automobilisti e relative  automobili.

Fin dalle scuole elementari viene insegnato che i pedoni, in assenza di marciapiede, devono stare sulla sinistra. Dopo gli studi primari alcuni (non pochi), acquisendo la patente di guida, indossano le vesti e la mentalità dell’automobilista, dimenticando la regola basilare ed atavica del “pedone a sinistra”. In conseguenza di ciò tantissimi/e podisti/e -di evidente e marcato spirito sportivo e salutista- percorrono impunemente la pista ciclabile nella corsia di destra, mentre potrebbero tranquillamente correre o camminare nei tratti laterali del marciapiede, creando talvolta inutili e antipatici battibecchi con altrettanti sportivi o salutisti che la pista la percorrono -legittimamente- in bicicletta. Quando invece il marciapiede è completamente occupato dalla pista ciclabile va da sé quanto detto prima, ovvero il pedone dovrà o quanto meno dovrebbe stare sulla corsia alla sua sinistra. Non sto a sentenziare su coloro che in virtù di doti atletiche manifestamente o fintamente superiori ma in barba a questa norma elementare preferiscono“sfidare” gli automobilisti e soprattutto la propria sorte correndo sull’asfalto molto spesso sulla destra, ovvero nella stessa direzione della circolazione veicolare, quindi senza darsi conto di chi arriva alle loro spalle. Il pericolo aumenta soprattutto quando transitano sia su viale Iº Maggio che su via Lido moto, automobili, furgoni e camion, anche di elevato volume, a velocità che supera il più delle volte il doppio della velocità consentita che -è bene ricordare a questi ultimi citati utenti della strada- è di 30 km/h già in prossimità del Liceo Artistico di viale Iº Maggio fino all’inizio del Lungomare Barcellona in zona porto.

Altri podisti occupano interamente le due corsie della ciclabile, in quanto la comitiva, in questo caso in esame, esige un allineamento orizzontale, onde poter meglio partecipare al forum o dibattito itinerante del giorno, che in virtù del numero talvolta elevato di partecipanti implica un più elevato  tono di voce per meglio marcare ogni singola opinione. In via Lido questo vociare va ad aggiungersi a ben altri e più forti rumori che accompagnano quelle che dovrebbero essere ore ancora destinate al riposo, come in tutte le altre parti della città. Rumori provocati da mezzi addetti a necessari ed irrinunciabili servizi pubblici, quali il ritiro dei (maxi)mastelli della nettezza urbana, soprattutto quelli contenenti il vetro (!!!), la pulizia della strada con rumorosi automezzi a spazzola, la rimozione delle foglie o della sabbia con soffiatori meccanici il cui frastuono rievoca le seghe meccaniche utilizzate nei boschi di conifere. A tutto ciò si aggiunge il traffico veicolare per niente rispettoso, come appena detto, dei limiti di velocità vigenti, che produce un ulteriore carico di rumore che non si capisce come possano sopportare i gestori e i clienti delle attività ricettive della zona, se non provviste di vetri insonorizzanti.

Al pedone disciplinato (e solitario per scelta) non resta che allungare il passo per venir fuori al più presto da una illusoria e ricercata pace mattutina, facendo attenzione questa volta a non imbattersi con un ciclista indisciplinato che, alla pista ciclabile a lui riservata, preferisce il marciapiede destinato ai pedoni per scorazzare più romanticamente al sorgere del sole.

Agli stessi ciclisti andrebbe rammentato che la velocità consentita sulla pista è di dieci chilometri orari che, per rendere l’idea, corrisponde al passo un po’ marcato di un pedone, ovvero ad una leggera corsetta. Va loro rammentato, inoltre, che il passaggio pedonale, in quanto “pedonale”, è riservato dal codice della strada ai pedoni ed i ciclisti per attraversarlo devono scendere dalla bicicletta che va tenuta per mano all’atto dell’attraversamento.

Queste ed altre elucubrazioni mi fanno sorridere (raramente irritare) durante le mie passeggiate mattutine. Mi propongo, in altre occasioni, di rendervi partecipi di ulteriori meditazioni, aneddoti e curiosità”.

 

 


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