Lunedì 23 Maggio, aggiornato alle 23:22

L’Opinione di Carlo Ibba : quel cordone ombelicale mancante fra centro e periferia

L’Opinione di Carlo Ibba : quel cordone ombelicale mancante fra centro e periferia

Di seguito l’opionione di Carlinc Ibba Sannia Nieddu, che riflette sulla nostra città.

“Non voglio essere cattivo, ma ricordare che una città come Alghero conosciuta per il suo borgo storico e le sue bellezze naturali faunistiche e floristiche, non debba avere una amministrazione così miope è priva di una visione verso il futuro sia nell’arte che nell’architettura.
Questo pensiero mio non vuole essere critico verso chi oggi sovrintende, lavora con le varie istituzioni che si occupano di decoro, infrastrutture, edilizia turismo ecc.
Il mio racconto. Ho fatto una passeggiata tra il centro storico e i vari quartieri immersi nel nulla, e l’impressione che ne ho avuto è stata la totale mancanza di un cordone ombelicale, di continuità fra centro e periferie, di assenza di personalità edificatoria, di mancanza di architettura, di freddo surreale,  di una linea che dia un senso logico, un filo conduttore con i vari quartieri, anche con architetture diverse ma con una visione d’insiem,e che vada ad abbracciare i vari luoghi.
Camminando ho notato con dispiacere che alcune zone sono diventate agglomerati di case dormitorio totalmente slegate dal centro città, senza servizi, senza luoghi dove potersi aggregare.
In questo periodo natalizio, senza togliere niente a chi si è adoperato per dare un po’ di colore addobbando alcuni luoghi e spazi cittadini, osservo la totale assenza di un filo, di un tema, di un racconto, che permetta a chi arriva di osservare una diversità nel pensare a questo periodo, una sorta di filo conduttore nel vestire di addobbi la città.
Essere consapevoli che Alghero è diversa da altre, quindi ricercare, ridisegnare la città architettonicamente, ridisegnare il senso della vita nelle strade, nei vicoli portando un po’ di calore, il senso di comunità, allocando fisionomie specifiche nei vari quartieri,( es quartiere degli artisti, degli artigiani). Ieri sono rimasto sconvolto dal vedere la mia città deserta, morta, triste, senza vita. Mi sono recato al quartiere del CARAGOL costruito dal nulla, con palazzine fredde come sarcofaghi.
La mia città ancora oggi è priva di una piazza vera, ma piena al suo interno di spazi inutilizzati, il Carmine, Sant’Anna, Galboneddu, le zone della bonifica , l’Argentiera,  Maria Pia oggi vandalizzata, in questi luoghi si respira una totale mancanza di personalità, disegnata inadeguatamente di chi in questi anni ha programmato il futuro.
Non riesco a non pensare che bello sarebbe se qualcuno, o qualcosa, svegliasse le nostre coscienze e cominciasse a responsabilizzare i cittadini a rivedere i propri spazi di azione, a rivedere e discutere di cosa debba essere una città moderna, diversa nella sua essenza architettonica, storica, culturale ,economica. Qualcuno che ci spiegasse del perché si continua a mangiare territorio con palazzi, palazzine, cemento e cemento, per ricoverare chi sà chi.
Perché non aprire un tavolo coinvolgendo la cittadinanza in un lavoro di programmazione con l’apporto di nuove idee, progetti invenzioni. Carlinc Ibba Sannia Nieddu.

Abbiamo deciso di pubblicare la riflessione di questo nostro concittadino, peraltro un artista, perché ognuno è libero di esprimersi, e di far valere le proprie ragioni su temi specifici. Argomentandoli. Il tema affrontato da Carlinc Ibba parte da nobili intenti ma si arena in ovvietà che ad Alghero si trattano, si sviscerano da almeno un trentennio. Lo studio Urbanistico su Alghero è noto che è assente. La città si è allargata e sviluppata in maniera caotica, unicamente per dare risposte al mercato delle case, oggi purtroppo saturo e in profonda crisi. Ciò nonostante è universalmente riconosciuto che a questa città, da almeno un trentennio si cerca, vanamente di darle uno strumento Urbanistico, che abbia regole certe, e si muova e cresca dentro le regole. Purtroppo Alghero è irrimediabilmente compromessa nella sua vivibilità complessiva ( si pensi alla viabilità, ai servizi, al verde che manca.). Indubbio che non c’è filo conduttore fra “vecchio e nuovo”, anzi, sotto certi aspetti, il vecchio supera nel complesso per modernità il nuovo. L’unico modo per cercare di recuperare la vivibilità di Alghero, è la scelta di abbattere interi agglomerati per pensare nuovi spazi e creare nuovi servizi. Ma chi farà proprio e proporrà questo impopolare piano estremo?

 

 


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