Giovedì 29 Settembre, aggiornato alle 20:24

VIDEO – L’area di sosta di Punta Giglio è privata, la Borgosesia Spa la chiude

VIDEO – L’area di sosta di Punta Giglio è privata, la Borgosesia Spa la chiude

Che il parcheggio ai piedi del promontorio di Punta Giglio fosse privato, è cosa nota, e oggi c’è stata la testimonianza del diritto in capo alla Società Borgosesia Spa. Per terra 11 blocchi in cemento armato, della lunghezza di circa 3,5 metri cadauno delimitano la proprietà privata.
Tutto normale? Per niente! Qurell’area era stata adibita a parcheggo per chi voleva scalare il promontorio, area del Parco di Porto Conte, con destinazione la Bramassa, o verso il complesso militare a Punta Giglio ( quello oggetto di roventi polemiche in questi mesi). Parcheggio, che serviva ogni fine settimana centinaia e centinaia di veicoli.

Questo pomeriggio siamo stati testimoni della retromarcia che alcune vetture hanno dovuto fare, vista l’esiguità dello spazio disponibile: una trentina di metri che serve al transito da e per l’ingresso del sentiero sterrato verso la sommità.
La Borgosesia Spa, società con sede a Milano, quotata in Borsa Italiana, oggi platealmente ha marcato la sua proprietà.
L’incontro del 29 Aprile fra Parco di Porto Conte e la Società Borgosesia (LEGGI), è andato deserto. In una lettera di preavviso fatta un’ora prima il Parco lo aveva comunicato. L’incontro fra le parti rappresentava un passaggio obbligato nell’ambito dell’azione civile intentata dalla società per rientrare in possesso dell’area dopo che ogni tentativo di accordo dal 2019 a oggi è stato vano.
Lo scorso anno fra Ente Parco e società Borgosesia si sottoscrisse un comodato d’uso gratuito sino al 31 Dicembre, allo scadere del quale la proprietà, in assenza di accordo, è ritornata ai legittimi proprietari. Lo stupore in seno alla Borgosesia SPA per la diserzione dell’incontro era stato tanto, non fosse altro che davvero, nei giorni scorsi si erano create le premesse perché la vicenda trovasse una soluzione, con soddisfazione da parte di tutti: da una parte l’Ente Parco avrebbe acquisito un patrimonio di 300 ettari, e la società privata avrebbe ottenuto una controparte, di fatto una permuta. Persino due assessori regionali, quello dell’ Ambiente Gianni Lampis e quello al Demanio Quirico Sanna, avevano espresso pubblicamente la volontà di acquisire questo patrimonio privato ( LEGGI), come bene pubblico, con una  mediazione, con l’ente Parco delegato dalla regione.


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