Una morsa d’afa ininterrotta da maggio a settembre riscrive la geografia dell’isola. Tra ordinanze disattese nei fatti, picchi oltre i 45°C, un mare a 31°C e i ristoranti vuoti a pranzo ad Alghero, l’allarme degli esperti e il conto salato pagato dalle imprese e lavoratori.
Sardegna — La Sardegna si sta trasformando nel laboratorio climatico del Mediterraneo: una morsa di calore ininterrotta da maggio a settembre che sta riscrivendo non solo la cronaca meteorologica, ma la stessa geografia delle estati italiane.
Non si tratta più di semplici ondate di calore stagionali: siamo di fronte a uno sconvolgimento climatico strutturale, un’emergenza vera e propria che stringe l’isola in una cappa di malessere diffuso, soffocando in particolare chi è costretto a lavorare all’aperto.
Di fronte all’eccezionalità della situazione, le istituzioni hanno cercato di correre ai ripari. La Regione ha stabilito soglie di protezione per i lavoratori impegnati in attività esterne, seguita da sindaci in prima linea come il primo cittadino di Alghero, Cacciotto, che ha emesso un’ordinanza perentoria: Divieto di uscire di casa, svolgere attività fisica intensa e sostare all’aperto nelle ore più calde (11:00 – 18:00);Blocco dei lavori usuranti all’aperto con prolungata esposizione al sole (12:30 – 16:00); Obbligo di adeguate pause lavorative in aree ombreggiate e costante disponibilità di acqua potabile fresca.
Misure ineccepibili sulla carta. Ma poi, a guardare i rilevamenti sul campo, ci si accorge che alle ore 17:00 ad Alghero si registravano ancora 43,8°C, con un’aria rarefatta, invivibile e carica di pulviscolo sahariano. Condizioni che rendono fisicamente impossibile qualsiasi attività lavorativa all’esterno, svelando l’insufficienza dei decreti di facciata.
Dal mondo politico e decisionale manca ancora una seria presa di coscienza. Si evita accuratamente di ammettere che siamo immersi in un’emergenza climatica senza precedenti: si fa finta di non vedere, limitandosi a prescrivere vademecum su cosa fare, come vestirsi, cosa mangiare e quanto bere.
Si omette però di dire in maniera chiara che all’esterno c’è chi deve seguire direttamente il ciclo produttivo — che si tratti di campi aperti o serre — dove non esiste aria condizionata o climatizzazione che tenga.
“Si fa finta di non vedere: ci si limita a raccomandare di bere acqua, ignorando che la produzione agricola ed edilizia non può fermarsi sotto un sole che brucia.”
La crisi non risiede solo a terra. Le temperature della superficie marina attorno alle coste sarde hanno raggiunto la quota shock di 31 °C. L’enorme energia accumulata nei mari dell’isola — certificata a livello globale dalle rilevazioni satellitari di Copernicus — aumenta drasticamente il rischio di nubifragi e fenomeni meteorologici estremi non appena l’aria fresca autunnale farà il suo ingresso.
Nel frattempo, la cronaca quotidiana registra notti tropicali a catena, picchi nei ricoveri ospedalieri tra gli anziani, decessi in crescita, incendi devastanti e un progressivo e drammatico prosciugamento delle riserve idriche accumulate in primavera.
In questo scenario si inserisce un paradosso economico: l’isola registra un boom di presenze turistiche destagionalizzate, con un incremento delle prenotazioni per settembre (+16,2%) e ottobre (+7,9%). Ma per chi lavora quotidianamente sul territorio, il conto è salatissimo.
La vita all’aperto nelle ore diurne è azzerata. A pagare il prezzo più alto sono i ristoranti tipici — dal Lido al Centro Storico fino ai Bastioni di Alghero — che per il pranzo registrano crolli di presenze e fatturato impressionanti. Chi possiede spazi interni climatizzati riesce a contenere il danno; gli altri sperano in un cambio meteorologico che non arriva. Indicativo il cartello affisso all’esterno del ristorante Posada del Mar di Mario Daga: nessun tavolo all’esterno, servizio garantito solo all’interno della sala climatizzata.
Mordono il freno anche i negozi di abbigliamento. Lo shopping mattutino e pomeridiano è in caduta libera e le strade deserte vanificano anche l’effetto dei saldi di fine stagione: senza circolazione di pedoni, crolla la voglia di acquistare capi di valore.
A confermare la portata eccezionale dell’evento sono i dati diffusi dal meteorologo sardo della TGR Rai, Matteo Tidili. Nel pomeriggio di ieri si sono toccati picchi vicini ai 46°C con tantissime località ampiamente sopra i 40°C.
Ecco le stazioni meteo che alle ore 17:00 hanno registrato le temperature più estreme (≥ 42°C):
Ottana (Zona Industriale): 45,8 °C, Oschiri: 44,6 °C, Ozieri (San Nicola): 44,1 °C, Alghero (Fertilia): 43,8 °C, Dorgali (Tersi): 43,2 °C, Milis: 42,5 °C, Nuoro (Pratosardo): 42,1 °C
La Sardegna si trova oggi di fronte a un bivio: continuare a trattare come “eccezionale” quello che è ormai il nuovo assetto climatico del Mediterraneo, o iniziare ad attuare politiche di adattamento e tutela strutturali prima che il prezzo da pagare diventi definitivo e altissimo.








