Martedì 13 Ottobre, aggiornato alle 22:57

Punta Giglio, nel mirino il social Facebook. Si infiamma la polemica sulla libertà di espressione

Punta Giglio, nel mirino il social Facebook. Si infiamma la polemica sulla libertà di espressione

Si infiamma il dibattito che ruota intorno ai lavori che si stanno effettuando a Punta Giglio di rifunzionalizzazione e allestimento museale dell’ex Batteria S.R. 413 dopo la pubblicazione all’albo pretorio del parco di Porto Conte, della Delibera del CdA che ha dato il suo benestare affinchè il Direttore proceda a depositare una denuncia-querela contro il Comitato Alghero per Punta Giglio (LEGGI).
Un argine contro la “campagna di forte contestazione” dell’iniziativa, a Punta Giglio, “con la diffusione di notizie non veritiere e diffamatorie, nonché lesive dell’immagine delle Istituzioni coinvolte ed in particolare dell’Ente Parco” si legge nell’atto pubblico.
E ancora, come avviene da tempo, è il social media “Facebook”, il terreno della battaglia.
Il Comitato ‘Alghero per Punta Giglio‘, si è costituito su Fb, con un Gruppo Pubblico composto da 7.529 menbri, e da qui partono le considerazioni che talvolta sono sconfinate nella diffamazione, a detta della dirigenza del Parco. Qui si dibatte, con toni anche accesi, si producono documenti, si analizzano, e da qui il durissimo scontro ha preso piede. Tutto legittimo, tutto normale, ma a condizione che chi asserisce fatti, chi prova a giustificarli con produzione di atti, non sconfini nella diffamazione. E’ la querelle che da tempo si divide, fra assertori della libertà di espressione compreso il dissenso, previsto dalla nostra Costituzione, e chi ravvisa che tramite il social Fb si consumano veri e propri reati perseguibili penalmente.

E sulla materia si cominciano a delineare aspetti che chi frequenta i social media deve tenere ben presenti. Il reato di diffamazione si consuma nel momento in cui vi sono gli elementi che comprendono un  contenuto offensivo e lesivo dell’immagine e del decoro della persona offesa, comunicato a più persone. La Corte di Cassazione a più riprese ha affermato  che il reato di diffamazione si compie anche tra i moderni social-network e quindi anche ( e soprattutto) su Facebook. Ma c’è anche l’aggravante della pubblicità della diffamazione, ovvero il gran numero di persone che possono vedere il contenuto offensivo. Su Facebook, si aggiunge pertanto l’aggravante della diffusione per stampa o  così detti altri mezzi di pubblicità , ed è quanto previsto al  c. 3 art. 595 del codice penale, che recita persino che “Se l’offesa è recata a un Corpo politico, ammnistrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio  le pene sono aumentate.
Si comprende in questo modo la gravità dell’atto adottato dal CdA del Parco, che ha avuto come reazione immediata il surriscaldamento degli animi.

C’è chi mette in dubbio la correttezza dell’atto emanato, adducendo  risvolti contabili e una spruzzata velenosa finale: “un atto arrogante del Potere contro un comitato spontaneo di cittadini”, sostiene Roberto Ferrara ex consigliere comunale. E si è finiti dritti a sostenere che un Comitato spontaneo di cittadini non si possa denunciare, perché il Comitato sta perseguendo obiettivi che ormai sono chiari: fermare i lavori. Il Comitato adduce vi siano elementi di illegittimità nella procedura autorizzativa dell’intervento (LEGGI).
La politica locale da ambo i lati se ne è tirata fuori, non ne parla e non ne vuol parlare. Il compito di far valere le proprie ragioni, fra favorevoli e contrari, ha indirizzato verso l’azione giudiziaria. Ci sono esposti, e prese di posizione manifestate anche alla luce del sole in piazza.
Ora c’è anche la denuncia del Parco che a leggere il preambolo e le motivazioni della delibera contiene ben spiegate, le ragioni di chi sostiene l’intrapresa di recupero dell’ex batteria S.R. 413, comprese quelle di chi le sta avversando. E allora fra i contendenti, chi dovrà far pendere la bilancia a favore di uno?

Leggi la delibera del CdA  Parco di Porto Conte _ Deliberan.28_ 2021.Denuncia

 


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