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L’Opinione di Raffaele Cadinu – le Delibere che portano le lancette di Punta Giglio indietro di quasi quarant’anni

L’Opinione di Raffaele Cadinu –  le Delibere che portano le lancette di Punta Giglio indietro di quasi quarant’anni

Di seguito la nota a firma di Raffaele Cadinu, che mette in risalto quelle da lui definite “incongruenze comportamentali” riguardo componenti del Comitato a difesa di Punta Giglio. I Nominativi dei quali sono stati rilevati dalla missiva sottoscritta e spedita al Parco di Porto Conte per il blocco dei lavori (LEGGI). Porta indietro le lancette di molti lustri, quasi quarant’anni, per ricordare l’adozione di Delibere relativamente all’incarico a un tecnico per la redazione del Piano Particolareggiato di Punta Giglio, nel lontano 1984, e non solo, c’è anche quella adottata nel 1989 che comporta una spesa, per l’approvazione del Piano Particolareggiato del Parco Naturale  di Punta Giglio per oltre 21 Miliardi di vecchie lire.

Si legge:

Nelle rimostranze sui lavori attualmente in corso a Punta Giglio, innescata dal comitato spontaneo costituito da poco meno di duecento persone e capitanato da una consigliera comunale, ho rilevato alcune incongruenze comportamentali da parte di taluni sottoscrittori. La mia affermazione è relativa ai nomi dei firmatari allegati alla richiesta di blocco dei lavori inoltrata al Parco, poiché affianco di ciascuno di essi è anche dichiarata la professione. Vi sono semplici cittadini, vi sono storici meccanici dentisti, vi sono biologi che hanno la laurea in scienze naturali, e vi è anche un ex sindaco e alcuni consiglieri comunali sia ex sia in carica. La polemica è incentrata sul fatto che il predetto comitato non vuole che la ex caserma sia utilizzata come foresteria, inventandosi utilizzi privatistici, trucchi amministrativi e corruttele per l’alloggio esclusivo di fantomatici VIP, feste notturne per pochi intimi e altre bugie che troveranno sicuramente risposte presso le sedi opportune e non certamente su facebook. I lavori contestati sono relativi ad un bando pubblico predisposto dal Demanio dello Stato, con partner anche il Ministero dei Beni Culturali e Monumentali (MIBACT) e l’associazione ambientalista Legambiente. Il bando prevedeva lo sviluppo di un progetto legato al turismo cosiddetto Lento, cioè ad un turismo di camminatori e di ciclisti e non certamente di turisti in fuoristrada con i vetri oscurati come qualcuno del comitato ha scritto. L’utilizzo di Punta Giglio come centro attrattivo turistico però non è nato con il predetto bando, poiché le mire sul decantato gioiello naturalistico sono remote e proprio da parte anche dell’ex sindaco Carlo Sechi già dall’anno 1984. Plaudeva infatti come rappresentante in consiglio della lista di Sardinya I Libartat per l’iniziativa, di grande rilievo, relativamente all’incarico al tecnico Arch. Emilio Zoagli per la redazione del Piano Particolareggiato di Punta Giglio. Incarico affidato con Delibera di Consiglio Comunale n. 181 del 1984, per un importo di oltre 80 milioni di lire (LEGGI delib.181 1984).

Successivamente sempre lo stesso ex Sindaco Sechi, in qualità sempre di consigliere, approvava assieme ad altri consiglieri il Piano Particolareggiato redatto dal professionista incaricato, che prevedeva la spendita di circa 22 miliardi di lire con la Delibera di Consiglio n. 81 del 21 aprile 1989 (LEGGI delib. 81 1989). Ora non sto a trasformare i 22 miliardi di lire in euro attuali, ma mi piacerebbe che all’Assemblea del Parco prossima, qualcuno chiedesse lumi sui lavori che si volevano effettuare a Punta Giglio con 22 miliardi di lire, posto che gli stessi personaggi ora non vogliono che altri legittimamente li facciano nonostante abbiano tutte le autorizzazioni previste dalla legge e non dal comitato che si arroga ignorantemente il diritto di decidere sul processo amministrativo. Come detto fanno parte del comitato anche appassionati di storia che si definiscono storici, ebbene anch’essi sono contrari al progetto della società vincitrice del bando, ma è facile verificare che il rappresentante di questi, uno storico meccanico dentista, aveva reiteratamente nel 2012, nel 2015 e nel 2016 ribadito che il sito era un potenziale attrattore turistico anche oltre la stagione balneare, e che poteva essere oggetto di interventi finanziari anche da parte di privati!. E invece? Invece è accaduto che le aspettative personali di questi personaggi si siano scontrate con la realtà della procedura pubblica del bando, avvenuto addirittura dopo quasi quaranta anni (dal 1984) dalla loro ipotesi, approvata poi nel 1989, e alla quale è seguita una amministrazione con a capo proprio il Sindaco Carlo Sechi coadiuvato da alcuni consiglieri che in parte sono sottoscrittori del comitato. Nemmeno in quella situazione ultrafavorevole è accaduto nulla, Punta Giglio abbandonato era e abbandonato è rimasto, alle intemperie e al decadimento con i 22 miliardi di lire di fuffa. Che fine ha fatto il progetto miliardario? Che fine hanno fatto i 22 miliardi di lire, cosa si doveva fare con tutti quei denari se ora il comitato, del quale l’ex Sindaco e alcuni consiglieri sono sottoscrittori, ribadisce che doveva essere lasciato così come è?. Come è possibile che la responsabile della pagina Alghero Per Punta Giglio, consigliera comunale e quindi rappresentante delle istituzioni, non cancelli le offese scritte sulla pagina da lei gestita e permetta di offendere altre persone senza adottare ciò che la Legge impone, e cioè la cancellazione delle parolacce e delle minacce?. Non è una questione di cane dell’ortolano, qualcuno o meglio qualcuna dei leoni da tastiera ha citato il mio paese di origine, che è Mamoiada, affermando che a Mamoiada gli avrebbero distrutto tutto prima di iniziare…, sappia questa ignorante che da noi non citiamo i cani dell’ortolano, da noi quelli che non fanno nulla e minacciano di morsicare li chiamiamo Canes de Isterzu” chiude la nota a firma di  Raffaele Cadinu


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