Se qualcuno dei nostri lettori ha voglia e tempo, si vada a leggere la legge 8 aprile 1988 n. 109. Il decreto ministeriale fissa gli standard ospedalieri per singole specialità, e per l’insieme dei servizi, questi standard vengono definiti in attuazione della legge che prescrive la fissazione degli stessi e limitatamente al personale ospedaliero distintamente per posti letto e per tipologia di ospedali.
Partendo da questo, si deve trovare la lettura per capire se i 30 posti letto , inaugurati sabato (LEGGI), nel nuovo reparto di Terapia intensiva Covid dell’Azienda ospedaliero-universitaria, allestito nella “Stecca bianca”, in viale San Pietro a Sassari, siano effettivamente a regime, o sia solo una grande enunciazione in grande stile, soprattutto comunicativo, per far vedere che si è fatto un grande passo, per dotare il nord della Sardegna di ulteriori posti letto da destinare a pazienti Covid ospedalizzati gravi.
L’articolo tre della legge citata, fissa gli standard del personale dell’unità operativa in terapia intensiva.
Per un modulo di 8 posti letto anche se distribuito su più unità operative ci vogliono 12 medici e 24 infermieri. Per ogni modulo successivo di otto posti letto ulteriori cinque medici mentre il personale infermieristico si attesta sempre a 24 unità.
Si rimane basiti al pensiero che per rendere operativi, funzionali e in disponibilità i 30 posti letto di Sassari ci vogliono in servizio non meno di 22 medici e una settantina di infermieri. In caso contrario a Sassari sono presenti 30 letti, attrezzati, con macchine sofisticate, ventilatori di qualità, ma dificilmente utilizzabili per lo scopo. Tutto se si osserva la norma.
E sapete perché il dubbio ci ha assalito? Perché abbiamo pensato alla penuria di medici specialisti disponibili, e alla grande polemica fra politici di opposti schieramenti che per Alghero si fece per, poter attivare i nostri 6 posti letto di terapia intensiva (LEGGI).
E allora la domanda che facciamo, perché la gente disperata capisca cosa sta succedendo attorno, è una sola: comunichino il numero di personale medico e infermieristico destinato al reparto di Sassari, con 30 nuovi posti letto. Niente altro.
Perché si capisce che la Sardegna chiusa in una zona arancione, che sta generando un terremoto in un tessuto economico di per se già martoriato, deve sapere perché è stata chiusa. Perché se il Ministero sapesse che a Sassari da sabato ci sono disponibili ulteriori 30 posto letto in terapia intensiva, attivi e coperti di personale, non potrebbe non fare marcia indietro, sulla sua decisione di decretare la zona arancione per la Sardegna.
Da parte degli uffici preposti alla comunicazione, dovrà arrivare una smentita su queste banali asserzioni, rilanciate numerose sui social, perché si comprende che in giro per la città, fra gestori di bar e ristoratori non c’è voglia di sopportare ulteriormente gli annunci della politica, oggi, ma anche ieri c’è bisogno di chiarezza. Poi della class action ipotizzata anche in Sardegna se ne potrà parlare con dovizie di particolari.

foto d’archivio








