Lunedì 12 Ottobre, aggiornato alle 15:01

Graziano Bullegas ( Italia Nostra): A Portoscuso una nuova centrale termoelettrica e la collina dei fanghi rossi sempre più estesa

Graziano Bullegas ( Italia Nostra): A Portoscuso una nuova centrale termoelettrica e la collina dei fanghi rossi sempre più estesa

A Portoscuso una nuova centrale termoelettrica e la collina dei fanghi rossi sempre più estesa 

I giorni scorsi Italia Nostra Sardegna ha presentato motivate osservazioni nell’ambito della  procedura di PAUR chiesta dalla società Eurallumina spa per il riavvio della raffineria di allumina di  Portovesme.

Si tratta dell’ennesima richiesta presentata dalla società. Il nuovo progetto prevede la costruzione  di una centrale termoelettrica a gas che dovrebbe essere alimentata dalla rete nazionale di trasporto  gas naturale, la virtual pipeline di cui si parla nei convegni, ma priva per il momento di progetti ed  atti concreti.

Il riavvio dell’impianto andrebbe ad aggravare un contesto ambientale e sanitario fortemente  degradato. Già nel 2006 il “Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti nelle aree  interessate da poli industriali, minerari e militari della Regione Sardegna”, coordinato dal  prof.Annibale Biggeri ha avuto modo di verificare come le patologie riscontrate nella zona di  Portoscuso siano attribuibili all’inquinamento derivante dalle emissioni inquinanti delle industrie  di Portovesme. Risultati confermati nel 2008 dalle indagini del Dipartimento Sanità pubblica,  Medicina del lavoro, dell’Università di Cagliari che evidenziarono la sussistenza di deficit cognitivi  in un campione di bambini di Portoscuso, dovuto a valori di piombo nel sangue superiori a 10 μg/dl.

Ulteriore conferma proviene dal “Quinto Rapporto S.E.N.T.I.E.R.I. – studio epidemiologico” del  giugno 2019 che riprendendo le cause di mortalità e di malattia in eccesso nel SIN Sulcis-Iglesiente  Guspinese ha evidenziato un pesantissimo rischio per la salute di lavoratori e cittadini.

Altro capitolo riguarda l’autorizzazione, ai margini di un’area SIC e di una IBA, all’ampliamento della  discarica dei fanghi rossi, probabilmente la più estesa della Sardegna (160 ha) e tra le più inquinanti  per quanto riguarda le ricadute sulle falde acquifere. Ampliamento che occuperà ulteriori 19 ha di  terreno e solleverà la discarica di oltre 10 mt di altezza (fino a 36 mt s.l.m.). Un’immensa discarica  che supererà i 50 milioni di tonnellate di fanghi e che continuerà a rilasciare sul suolo e sulle falde i  veleni che contiene.

Nelle sue osservazioni Italia Nostra Sardegna evidenzia l’anomalia sulla conformazione costiera  derivante dall’ulteriore innalzamento della nuova collina artificiale del deposito dei “fanghi rossi” e  il palese contrasto con i principi che regolano la definizione degli impatti sul patrimonio culturale e  il paesaggio nel procedimento di VIA.

Tra l’altro la costruzione di nuovi impianti termoelettrici a combustibili fossili contrasta con le  politiche europee in materia di lotta ai cambiamenti climatici e con lo stesso Piano energetico della  regione Sardegna.

Italia Nostra Sardegna ritiene che nessuna nuova attività possa essere autorizzata senza la certezza  che essa non arrechi danno agli obiettivi ambientali ai sensi dell’articolo 17 del regolamento (UE)  2020/852 e che qualsiasi intervento debba essere assoggettato anche alla valutazione denominata  DNSH (Do Not Significant Harm – non produrre danno significativo). È fondamentale che anche gli  interventi industriali siano soggetti a tale analisi affinchè sia dimostrata la loro azione positiva verso  la mitigazione o l’adattamento ai cambiamenti climatici, la transizione verso un’economia circolare,

la prevenzione e riduzione dell’inquinamento e la protezione e ripristino della biodiversità e degli  ecosistemi.

Nel ribadire il diritto costituzionale al lavoro dei cittadini del Sulcis, dei cassintegrati e dei disoccupati – non necessariamente in un’azienda con scarse prospettive di mercato, che brucia risorse pubbliche  preziose e presenta un conto eccessivamente elevato all’ambiente naturale e alla salute dei cittadini – l’Associazione ritiene che la miglior soluzione sia oggi quella di trovare soluzioni occupazionali più  salubri per i lavoratori e per la comunità di Portoscuso e del Sulcis, abbandonando al loro destino  queste aziende prive di futuro.


Condividi: