Venerdì 9 Ottobre, aggiornato alle 15:14

La Federazione dell’extralberghiero si rivolge alla Presidenza del Consiglio, MEF e Ministero del Turismo: “Serve un confronto urgente”

La Federazione dell’extralberghiero si rivolge alla Presidenza del Consiglio, MEF e Ministero del Turismo: “Serve un confronto urgente”

L’aumento della cedolare secca al 26% anche sul primo immobile e il possibile incremento dell’imposta di soggiorno rischiano di compromettere la tenuta economica del comparto extralberghiero italiano.

È quanto segnala la Federazione Nazionale delle Associazioni della Ricettività Extralberghiera (FARE), che il 20 ottobre 2025 ha inviato una lettera ufficiale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), al Ministero del Turismo, al Dipartimento per la Programmazione Economica e al Dipartimento per le Politiche della Famiglia, con oggetto: “Rischio di impatto negativo sulla liquidità degli operatori extralberghieri e sul settore turistico derivante dall’aumento della pressione fiscale e dalle criticità di coordinamento normativo”.

Nella comunicazione, FARE esprime profonda preoccupazione per le misure fiscali contenute nella bozza di Legge di Bilancio, che – si legge nel documento – “rischiano di compromettere la stabilità e la competitività del settore extralberghiero e, per estensione, del sistema turistico nazionale”.

La Federazione segnala inoltre “una grave criticità di coordinamento normativo e di cassa”, dovuta al passaggio alla trattenuta alla fonte del 21% da parte dei portali telematici (OLTA), che ha determinato “una crisi di liquidità per gli operatori, i quali hanno visto un doppio esborso materiale per la medesima base imponibile”.

FARE considera ingiusto l’aumento della cedolare secca al 26% anche sul primo immobile, sottolineando che “penalizzerebbe chi gestisce una sola unità immobiliare, frutto dei propri sforzi o di quelli della propria famiglia, parificandolo a chi dispone di maggiore ricchezza o di più appartamenti”.

La Federazione evidenzia inoltre che “sulla casa gravano oneri tributari e sostanziali che portano il peso complessivo ben oltre il 26% del valore remunerativo”.

Per quanto riguarda l’imposta di soggiorno, FARE ribadisce la necessità di superare “il meccanismo fisso pro capite pro die” e di adottare “un modello proporzionale al costo del soggiorno, più equo per le famiglie numerose e coerente con la logica di sostenibilità sociale”.

Infine, la Federazione chiede di non aumentare la pressione fiscale, ma di agire su misure strutturali e di giustizia civile, ricordando che “la certezza del diritto e l’effettività della Giustizia rappresentano la vera leva per riequilibrare il mercato immobiliare e stimolare anche le locazioni a lungo termine”.

Elia Rosciano, presidente di FARE, “Non si può pensare di affrontare il tema delle locazioni ordinarie – che peraltro non rappresenta un’emergenza, vista la grande quantità di appartamenti ancora sfitti nel Paese – colpendo le locazioni turistiche e, con esse, le famiglie che viaggiano a basso reddito. La casa, in Italia, è prima di tutto un patrimonio familiare e non una rendita da capitale: per questo non può essere tassata più delle rendite finanziarie”.

FARE rinnova la richiesta di essere audita in un tavolo tecnico interministeriale dedicato alle locazioni e alla fiscalità del turismo diffuso, per contribuire “con competenza e senso di responsabilità a scrivere regole eque e sostenibili”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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