Dopo l’ennesima sconfitta di ieri, sul campo amico, della Fc Alghero, la nona di questa travagliata stagione, sono d’obbligo alcune riflessioni.
Il calcio, più di tutti gli sport, è un gioco di squadra che si presta a molteplici interpretazioni, dove la visione degli eventi che maturano sul terreno di gioco, sono visti e giudicati in maniera diversa fra diversi osservatori. In tribuna siedono tanti allenatori quanti sono gli spettatori, e ognuno ha la propria soluzione a tutto: tattica, tecnica, schieramento in campo. Alla fine quello che unisce nella divisione, è sempre il risultato. Chi vince può aver avuto fortuna, chi perde è stato sfortunato. Ma se si ha la volontà di uscire dallo schema semplificativo antinomico, si capisce che è un gioco che premia chi sbaglia di meno, nel gioco scontato di portare avanti, verso la porta avversaria la palla, in tutti i modi, e con tutte le parti del corpo, fuorchè con le mani. E allora si prende atto che la bravura di qualcuno è direttamente proporzionata agli errori dell’avversario, ed è bravo chi sfrutta gli errori, va in gol e vince la partita. Questo è il calcio, un gioco di mosse in campo, di destrezza, di invenzione e di corsa, che tende a far sbagliare l’avversario. E la sfortuna, quando viene chiamata in causa, è un pò la panacea di tutti i mali, quel velo che si stende, ma che fa filtrare tutto.
Se si perde per 9 volte, si pareggia per 4 e si vince solo 9 volte, si capisce che è il cammino normale di una squadra, che vivacchia senza ambizioni a centro classifica, Se si mettono a segno 25 reti su 22 partite giocate, collocando la media realizzativa fra le peggiori quattro dell’intero campionato, si deve ammettere che i programmi, e le ambizioni annunciate pubblicamente questa estate, sono diventatate una chimera.
Tutto queto per dire cosa? Per dire senza finzioni e mistificazioni, che la partita di ieri, persa in casa dalla Fc Alghero è una pietra miliare, un punto di partenza, l’ultimo possibile, per cominciare a ricostruire una squadra che ha toccato il punto più basso della stagione. E non è una questione di allenatore.
Il problema sono giocatori in campo. Uomini con i nervi a fior di pelle, con troppa pressione su di loro, dove il filo conduttore è stato vedere troppo spesso i giocatori in maglia giallo rossa protestare all’indirizzo di un arbitro, una giovane, chiamata a dirigere una partita complicata, che non è stata aiutata da nessuno, anzi è stata messa sotto pressione in maniera esagerata. Un arbitro, e lo sottolineiamo, che ha arbitrato in maniera onesta. E la dimostrazione di quanto stiamo affermando trova il suo culmine al minuto 92 quando annulla una rete per fallo dell’attaccante sul difensore, strattonato ( e lo testimonia le immagini che vi proponiamo).
Troppo nervosismo, la squadra che tutti abbiamo ammirato per fair play in campo, si è smarrita. Andare sotto di due reti, ha fatto saltare tutti i piani, ma, siamo sicuri, che questa squadra, che aveva a disposizione oltre 70 minuti di gioco, per ribaltare il risultato, se avesse scelto la strada della lotta e pressione in campo, dell’inseguimento costante del risultato, staremmo qui a parlare di altro.
Troppa fragilità, mischiata a un vittimismo esagerato, hanno fatto alzare ulteriormente lo stress in campo, con il risultato finale scontato, e si badi bene anche il pareggio sarebbe stato letto in maniera diversa.
Ecco da qui si parte, e chi deve osservare ( i tecnici) e chi deve ricostruire ( il Direttore generale), non può non incominciare a redigere un piano, che preveda persino dismissioni nel rapporto di lavoro. Se è vero come pare che la Fc Alghero ha un progetto ( e prima o poi lo dirà apertamente) è anche vero che certi giocatori non possono essere le colonne portanti di questo progetto. Parlare e decidere sotto l’effetto della delusione non è suggeribile, ma è altrettanto vero che il rapporto fra giocatori e società, non può avere aperto il conto del credito sine die. Si cresce anche facendo leva sugli errori commessi, sulle scommesse tradite, ma si faccia molta attenzione a non far passare l’entusiasmo e la voglia di investire al patron di questa società. Il calcio a questi livelli ha un costo, avere dietro grosse imprese, banche, e sponsor che spingono, è una fortuna che non si può dilapidare.








