Correva l’anno 2024, l’11 di Settembre. Per capire la genesi, destinata sopratutto a chi non ricorda. E domami quando si entrerà al Mariotti, forse, più di altro è il caso di ricordarsi di cosa si disse e soprattutto guardare le immagini che proponemmo.
“Il campo comunale Mariotti o stadio che si vuol chiamare è il principale impianto di calcio presente ad Alghero. E’ un pezzo storico della storia calcistica algherese, scritta su quel rettangolo di gioco dapprima con il fondo in terra battuta, poi a decorrere dagli anni 80 trasformato, con tanto di manto erboso e la realizzazione di una tribuna poi coperta per tre quarti. Chi conosce le vicende calcistiche algheresi vedendo il Mariotti ritorna indietro nel tempo, agli albori di questo sport in città. Gli spogliatoi appoggiati sul muro di recensione contigui a Via Vittorio Emanuele sono diventati addirittura un reperto storico “ vincolato”, luogo che ha ospitato intere generazioni di calciatori algheresi, ma anche praticanti il pugilato nella nostra città.
Ubicato al centro di un quadrilatero che ha come lati via Vittorio Emanuele, via Michelangelo, Via Diez e la via Aldo Moro, è un’area forse fra le più pregiate in città. Resiste nel tempo alle voglie di chi imprenditorialmente vuol fare business, per realizzare una grande struttura polivalente, con tanto di supermercato e centro residenziale, ma la politica stessa si oppone a questo progetto, prevedendo eventualmente per l’area del Mariotti un grande centro intermodale per la città, un’area di accoglienza e di servizi che ad Alghero non c’è.
Anche qui è la Politica, sempre lei, non decide, nel mentre quell’area assume sempre più valore, come un vecchio gioiello, ma il degrado della struttura tocca in questi giorni livelli mai visti prima. E tutto sembra non essere capitato per caso.
Il sospiro di sollievo arriva con la scomparsa dell’Alghero dal calcio giocato nel 2010, e si badi bene già da allora era guerra aperta fra l’Alghero e l’Amministrazione Comunale, al punto che a rimetterci, in tutta quella contesa fu l’allora Assessore ai LLPP.
Sul Mariotti, su lavori iniziati, sospesi e aggiornati, la storia diventa romanzo. Le torri d’ illuminazione furono rimosse, poiché pericolanti, da riposizionare da li a qualche mese, e non fecero più ritorno, con tutto quello che nel calcio semiprofessionistico comporto’: si gioco’ in deroga. Ma la Polisportiva Alghero scomparve, e ad Alghero, fra chi amministrava si tirò un sospiro di sollievo: problema risolto.
Niente calcio, niente stadio, e ad Alghero si evitò di intervenire sul Mariotti, o riconvertendolo o radendolo al suolo. E come sempre le correnti di pensiero si divisero fra fauturi del tenerlo ad ogni costo, e gli altri che volevano destinare l’area ad altro. E fra favorevoli e contrari a vincere fu la politica che non decise, e fece lavorare su tutto madre natura e le sue intemperie. Lo stadio è un monumento al pressapochismo, con una grande tribuna fatta di cemento armato prefabbricato a moduli, con una copertura parziale, per mancanza di risorse( già da allora), e il resto, gradinate a nord, lasciato come la storia lo ha consegnato, ovvero abborracciato, con costruzioni che si sono inseguite e colate di cemento armato, regalato da imprenditori che alla politica non volevano dire di no. Emblematica la gettata in occasione della partita Barcellona-Bastia disputata ad Alghero il 13 Agosto del 1978 . Per aumentare la capienza non si esitò ad usare cemento armato per alzare la gradinata, e alle torri, allora mancanti di illuminazione, si trovò soluzione ingaggiando quattro carri gru che arrivarono dall’area industriale della provincia.
Ora tutta colpa di chi ha rigonfiato il pallone in questa città, e rispolvera passioni e richiama pubblico con la forza dei risultati, si è presentato, per l’ennesima volta, il problema dell’assenza in città, da decenni di una programmazione finalizzata alla creazione di una struttura per il calcio accogliente e moderna. E soprattutto di avere in tempi brevi in disponibilità una struttura che risponda ai requisiti che si pretendono per gli spettacoli pubblici, legati all’ordine e alla sicurezza. Sino a che le squadre militavano nelle categorie basse dei dilettanti, si è chiuso un occhio e si è derogato, oggi le strutture sono sotto la lente di ingrandimento di chi ha responsabilità, e autorizza le strutture alle finalità per le quali sono state costruite previa verifica e gli standard. E si scopre persino che qualcuna, è, urbanisticamente parlando, non classificata in aggiornamento. Altro problema, che si insegue per risolverlo.
Nel mentre il campionato inizia, e al primo esordio casalingo, si devono fare i conti con le condizioni meteo, che ricorda a tutti in maniera clamorosa, che ad Alghero siamo fermi all’anno zero, che gli impianti, purtroppo non hanno standard di accoglienza, anzi sono alquanto pecari se destinati a campionati d’élite nei dilettanti. Si vuole tornare al Mariotti ad ogni costo, salvo poi fare i conti con una realtà che è molto più complicata di quanto si dica e si racconti pubblicamente. Non è un problema di semina del fondo, sicuro.
Gli enormi sforzi dell’amministrazione in quest’ultimo periodo si sono concentrati soprattutto nel rifacimento del manto erboso, che, cosa ovvia è quello che riesce meglio. Ma un Intervento urge anche per gli spogliatoi, per restituirli all’accoglienza delle squadre e degli arbitri.
Ma è il resto che preoccupa e non poco. Chi vorrebbe con un colpo magico restituire quella struttura alla città e il calcio giocato, forse non conosce la realtà del luogo nei dettagli, dal di dentro.
Ma fra il dire e il fare c’è di mezzo il cordone della spesa. Sale prepotentemente alla ribalta, dopo l’incontro di ieri a Porta terra fra le due massime società calcistiche algheresi, l’Alghero e la FC Alghero, che c’è bisogno di una valvola di sfogo per il campo “Pino Cuccureddu” di Maria Pia che ora rischia di ingolfarsi, per la presenza a rotazione delle due squadre, auspicata dall’amministrazione e sancita con una stretta di mano.
L’idea Mariotti ritorna di colpo, come una fiammata, in primo piano. Ma così come si presenta repentinamente, altrettanto velocemente si aziona il freno a mano: ci vogliono troppi denari da destinare a una struttura che oggi potrebbe non rispondere alle esigenze della città. E senza finzioni bisogna affermare che il campo comunale Mariotti così come è oggi non è assolutamente funzionale. La tribuna centrale, coperta per tre quarti necessità di interventi strutturali approfonditi per renderla agibile e in sicurezza. Gradoni dell’altezza di 40cm sono delle barriere architettoniche che necessitano di interventi davvero radicali. Nessuna protezione presente, la salita verso gli ultimi gradini avviene senza supporto di nessun corrimano. La sala stampa è scomparsa poiché rimossa, era ubicata all’ultimo piano e per raggiungerla bisogna scalare 20 gradoni. Sempre senza protezione alcuna. Alla struttura si accede da una porta in via Michelangelo che è unica, considerato che, negli impianti sportivi attuali le uscite di sicurezza previste sono realizzate con molta attenzione. Al Mariotti l’uscita di sicurezza potrebbe essere quella presente verso il lato di via Vittorio Emanuele, ma anche qui le problematiche sono tante. Si cammina su uno sterrato, l’accesso da via Michelangelo impatta con il retro della tribuna che presenta la struttura in condizioni precarie, necessitanti di importanti interventi di manutenzione e ristrutturazione, con il calcestruzzo che mostra i segni del tempo e qualche tondino si vede allo scoperto. E ammesso che la tribuna possa dichiararsi prima o poi agibile, rimane l’altro lato, quello a nord composto da una gradinata realizzata negli anni 60, integrata negli anni 70 ma che è assolutamente fuori norma. Insomma a guardare Dal lì dentro la struttura del Mariotti, si trovano criticità anche superiori a quanto si possa immaginare. Aggiungendo che non c’è nessuna area di servizio esterna, da adibire a parcheggi, perchè il Mariotti è stato circondato dai palazzi e dalle vie in maniera soffocante.
Ieri a Porta Terra nel corso delle riunione fra le due società calcistiche, si è accennato alla problematica, e si è finiti dritti nel presagire che per la struttura del Mariotti si rischiano di spendere milioni di euro, con un grande punto di domanda. Ne vale la pena? O c’è bisogno di ragionare seriamente sul futuro di questa struttura? Enrico Daga Assessore con delega alle strutture sportive sul tema ieri è stato molto cauto: dobbiamo ragionarci su – afferma- e dobbiamo farlo chiamando in causa l’assessore Roberto Corbia. E’ vero che c’è bisogno di uno stadio da destinare alle società di calcio, ma bisogna capire se quella è un area votata alla destinazione attuale, oppure si deve immagine un’altra area, che si apre alla città che guarda all’area vasta, a poche centinaia di metri dalla circonvallazione. Sarà compito dell’Assessore alle politiche partecipative Roberto Corbia, affrontare un momento di incontro – confronto con la comunità algherese, per decidere insieme come utilizzare quell’area. I tempi sono quelli della programmazione, in linea con gli indirizzi che si prenderanno. Il Mariotti sarà interessato da uno studio urbanistico approfondito, l’assessore Corbia troverà il percorso migliore – puntualizza Enrico Daga – per coinvolgere la comunità algherese.
Insomma ad Alghero ora c’è l’esigenza di correre per recuperare il tempo perso, bisogna decidere, anche a costo di essere impopolari, ma è tempo di smettere di attendere, di attendismo alla fine ci si ammala, ed è il sinonimo della negazione dell’amministrare, e oggi ad Alghero si paga lo scotto di anni di sorvolo del problema, lo si lasciava in eredità a chi arrivava. Oggi siamo al capolinea, c’è una grande movimento che spinge dal basso, che chiede risposte tangibili, oggi molto più di ieri. Se la politica fallisce questa volta, appello non ce ne sarà più per nessuno.
Questo si scriveva nel 2024
Domani sarà festa, il Mariotti torna a splendere, restituito alla sua naturale vocazione. Un punto a favore di chi amministra, decide e deve rispondere dell’operato alla collettività.








