Siamo alla presenza di un tema di fondamentale importanza per la salvaguardia dell’identità culturale di Alghero: la distinzione sottile, ma sostanziale, tra folklore di consumo e testimonianza storica.
Il proliferare di abiti che si rifanno alla tradizione senza averne i requisiti filologici, certificati dall’autorevolezza del Comune, rischia di svuotare di significato quel che si definisce oggi il costume algherese, trasformandolo da “patrimonio” a semplice “travestimento”, generando confusione, diatribe e malcontento.
Ora, dopo numerose apparizioni, in ambiti pubblci di grande rilievo identitario, di vestiti di vario tipo, urge la necessità di avere un punto di riferimento autorevole. C’è bisogno dell’istituzione di una commissione ufficiale investita dall’Amministrazione Comunale di Alghero, o di un organismo di garanzia.
Una proposta che merita di essere approfondita. Un organo di questo tipo non dovrebbe agire come un ente censore, bensì come un ente certificatore e divulgativo, accolto e sostenuto favorevolmente da tutti, indistintamente. Per dare certezza e autorevolezza a chi si cimenta in questo percorso.
La commissione dovrebbe basarsi su fonti certe, ovvero inventari notarili antichi, iconografia storica, reperti museali e testimonianze orali documentate.
Distinguere tra tessuti industriali moderni e fibre tradizionali, come lana, lino, seta, orbace.
L’autenticità risiede anche nella mano dell’artigiano che lavora il materiale. Poi ancora il taglio, la tipologia di cuciture e le tecniche di ricamo sono elementi identitari. Un abito che riproduce fedelmente l’estetica ma ignora la tecnica costruttiva perde la sua “anima” storica. Puntare sul fatto che esiste un “abito da festa”, uno “da lavoro”, uno “da lutto” e uno “da cerimonia”. Perchè indossare un abito fuori contesto storico o sociale è un errore.
Obiettivo finale dell’Amministrazione è senza dubbio alcuno, creare un “marchio di qualità” o una certificazione per gli abiti autentici, che porterebbe vantaggi tangibili alla comunità e al territorio.
Si sosterrebbero le sartorie artigianali che investono tempo e ricerca per realizzare abiti secondo i crismi della tradizione, proteggendole dalla concorrenza sleale di prodotti a basso costo e scarsa qualità. Si fornirebbe uno strumento didattico per chi vuole avvicinarsi alla tradizione, evitando l’improvvisazione. Perché Alghero ha una storia peculiare, influenzata dalla cultura catalana e dal contesto isolano sardo. Un abito “ufficiale” aiuta a preservare questa unicità distintiva che la rende diversa da ogni altro centro della Sardegna.
Se da un lato è necessario frenare l’approssimazione — quella che spesso vediamo in contesti di intrattenimento turistico, dall’altro non bisogna bloccare l’evoluzione della creatività artigianale. La sfida è quella di creare un “modello” che permetta di distinguere ciò che è ricostruzione storica filologica, da valorizzare e preservare, da ciò che potrebbe essere semplicemente abbigliamento scenico.
L’auspicio, che diventa una richiesta improcrastinabile, è che le istituzioni locali, supportate dagli storici e dalle associazioni culturali radicate nel territorio, possano avviare un tavolo di confronto. Definire cosa sia un autentico abito algherese significa, in ultima analisi, definire chi siamo stati e chi vogliamo continuare a essere.








