Sabato 10 Ottobre, aggiornato alle 13:27

Confartigianato Sardegna, Meloni:Tassi alti e credito contratto rallentano la ripresa delle imprese sarde e frenano gli investimenti

Confartigianato Sardegna, Meloni:Tassi alti e credito contratto rallentano la ripresa delle imprese sarde e frenano gli investimenti

CREDITO – Tassi alti e credito contratto rallentano la ripresa delle
imprese sarde e frenano gli investimenti. Il costo del denaro delle
piccole e medie realtà sarde è il più alto d’Italia: 11,37%. Giacomo
Meloni (Presidente Confartigianato Sardegna): “Le attività isolane
hanno bisogno di “energia” per crescere e portano ancora i segni dei
148milioni di extracosto del 2023 e 2024”.

Tassi che non calano e prestiti che si contraggono.

E’ questa, in sintesi, la situazione in cui si trovano, ormai da
decenni, le micro, piccole e medie imprese della Sardegna,
costantemente alle prese con condizioni di accesso al credito molto
difficoltose, se non impossibili.

Secondo le rilevazioni dell’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna,
su dati della Banca d’Italia, a giugno di quest’anno i prestiti alle
micro e piccole imprese sarde, fino a 20 dipendenti, sono diminuiti
del 3,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno mentre, al
contrario, i finanziamenti al resto delle attività è cresciuto
dell’1,6%.

Tra le erogazioni, il 54,6% va ai Servizi, il 31,6% al Manifatturiero,
l’8% alle Costruzioni e il 5,7% all’agricoltura. Tra le varie
categorie, crescono quelle verso i servizi di innovazione,
informazione, comunicazione e digitale (+25%), le imprese dell’energia
(+16%), la raffinazione del petrolio (+10%) e le attività
professionali (+5,9%). Al contrario crollano quelli verso l’estrazione
di minerali (-9%), la fabbricazione di macchine e apparecchiature
(-8%), verso la moda (6%) e verso le costruzioni (-6%).

“La ripresa del credito in Sardegna, come nel resto d’Italia, resta
fragile e diseguale, con le micro e piccole imprese ancora penalizzate
dal costo elevato dei finanziamenti e dall’assenza di un vero impulso
espansivo – afferma Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato
Sardegna – un’adeguata disponibilità di credito è essenziale per
sostenere gli investimenti e favorire la ripresa produttiva,
soprattutto per le aziende più piccole”. “Nonostante luce e ombre, la
voglia di investire è ancora tanta come dimostrano anche i dati, per
esempio, delle erogazioni sulle imprese dell’innovazione, digitale,
comunicazione e IT – aggiunge Meloni – quindi ci sono realtà che
scommettono ancora sul futuro e che non si arrendono ma rilanciano”.
“Nonostante la Banca Centrale Europea abbia abbassato i tassi
d’interesse – continua il Presidente – gli effetti concreti di questa
misura sulle imprese sono ancora difficili da percepire. La situazione
resta dunque preoccupante, sia per gli imprenditori che necessitano di
credito per poter investire e crescere sia per i cittadini, che hanno
bisogno di finanziamenti per sostenere il mutuo e le spese
quotidiane”.

Un credito, rileva Confartigianato Sardegna, che non allenta i cordoni
della borsa.

In aggiunta a tale condizione, vi è quella dei tassi di interesse
applicati alle realtà isolane.

Analizzando il TAE medio applicato alle micro, piccole e medie imprese
sarde, risulta essere è il più elevato d’Italia con l’11,37% contro il
6,61% applicato alle realtà di medie e grandi dimensioni, condizione
che crea un gap tra le piccole e le grandi di 476 punti base. Al
secondo posto la Calabria con un TAE del 10,83% verso le piccole
realtà e del 7,21% verso le dimensioni più consistenti. Le condizioni
più favorevoli si trovano nella P.A. di Bolzano rispettivamente con il
7,89% e il 5,64%.

Sempre a giugno di quest’anno, la totalità delle attività produttive
sarde ha pagato in media un tasso di interesse annuo effettivo (TAE)
del 6,80% contro la media nazionale del 5,22%. L’Isola si piazza terza
nella classifica nazionale dove i prestiti costano di più dopo
Calabria con 7,13% e Molise con 6,81% contro l’Emilia Romagna, ultima
nella graduatoria, il cui tasso è del 4,74%.

Analizzando i vari settori il denaro più costoso è quello che
richiedono le imprese sarde delle Costruzioni con il TAE al 7,68%
(prima la Valle d’Aosta con 8,96 e ultima sempre l’Emilia Romagna con
il 5,52% contro una media nazionale del 6.30%. Molto cari anche i
prestiti alle Imprese dei Servizi; una attività sarda paga un TAE del
7,33% (prima la Calabria con l’8,08% e ultima sempre l’Emilia Romagna
con il 4,93%, contro una media nazionale del 5,40%). I “più
convenienti” sono i prestiti verso il Manifatturiero; le realtà sarde
pagano un interesse del 5,48% contro il 5,89% della Basilicata e il
4,15% del Trentino e una media nazionale del 4,82%.

“È fondamentale restituire fiducia al mondo produttivo – aggiunge
Meloni – poiché il costo del denaro continua a rappresentare un
ostacolo alla ripresa economica. Occorre, quindi, garantire nuovo
ossigeno e maggiori opportunità di finanziamento a tutte le realtà che
desiderano investire”. “Banche e imprese devono collaborare e muoversi
nella stessa direzione – rafforza il concetto – individuando soluzioni
alternative a un calo dei tassi che procede ancora troppo lentamente.
È indispensabile evitare che questa situazione provochi ulteriori
danni al sistema produttivo sardo e, più in generale, a quello
italiano”. “Non dobbiamo dimenticarci neanche come le piccole imprese
sarde, portino ancora i segni degli oltre 148 milioni di euro di
extracosto per il credito del 2023 e 2024, che pesa di più dove le
aziende sono più impegnate negli investimenti per crescere –
sottolinea – questo è un argomento al quale non si presta sufficiente
attenzione ma che rischia di frenare lo sviluppo delle nostre
imprese”. “La marginalità è contratta all’osso – conclude il
Presidente di Confartigianato Sardegna – quindi anche la volontà di
mettere in atto quelle misure utili ad aumentare la propria
competitività come le evoluzioni di processo, l’acquisto di nuovi
macchinari, la rivoluzione degli spazi di lavoro tutto questo costa e
le Pmi non possono permetterselo e quindi riducono drasticamente la
loro capacità di stare sul mercato e di esprimere tutto il loro
valore”.

LE FONTI DI FINANZIAMENTO

Il caro tassi ha imposto all’83,4% delle realtà produttive isolane di
ricorrere all’autofinanziamento nel caso di necessità creditizie. In
ogni caso, nell’Isola il 50,7% delle imprese di ridotte dimensioni
continua a dipendere dall’erogazione di mutui e prestiti da parte
degli Istituti di Credito.

Lo studio di Confartigianato Sardegna ha analizzato anche le fonti di
finanziamento delle micro e piccole imprese della regione, prendendo
in esame il 2023 e il 2018.

L’analisi evidenza come il 50,7% delle imprese sarde (quinto posto tra
le regioni italiane, prima la P.A. di Trento con il 52,9%) dipenda
dagli Istituti di Credito, percentuale in calo del 4,3% rispetto al
2018. Tra tutte le attività produttive che hanno una “relazione” con
le Banche, l’8% ha una “dipendenza elevata dai finanziamenti”.

Tra le fonti, al primo posto, nel 2023, c’è l’autofinanziamento che
interessa l’83,2% delle piccole e medie imprese, in crescita 5%
rispetto al 2018: la Sardegna è terza in Italia mentre la Nazionale ha
una media del 79,4%. Segue il credito bancario a medio e lungo
periodo, praticato dal 26,1% delle imprese sarde (in calo del 3,5%
rispetto al 2018), e quello a breve utilizzato dal 7,6% (in calo del
7,3% sul 2018).

GLI INVESTIMENTI PRINCIPALI

Le piccole e medie imprese sarde hanno usufruito delle linee di
credito per investimenti sul digitale nel 64,1% dei casi e per
investimenti green nel 25,5%.

LE AGEVOLAZIONI PUBBLICHE

Solo il 6,4% delle piccole e medie imprese sarde ricorre a incentivi o
agevolazioni pubbliche: l’Isola è al terzo posto in Italia che ha una
media del 3,4%. Rispetto al 2018, la quota è salita del 4,4%.

L’analisi nazionale di Confartigianato.

A settembre il Consiglio della BCE ha mantenuto invariati i tassi di
riferimento della politica monetaria, confermando la decisione di
luglio. L’atteggiamento prudente delle autorità monetarie è indotto da
uno scenario geopolitico instabile, con guerre commerciali e conflitti
che determinano incertezza, con potenziali shock per i quali i policy
makers si mantengono un margine di manovra. Nonostante l’inflazione
sia sotto controllo, la BCE seguirà un approccio guidato dai nuovi
dati economici e finanziari “senza vincolarsi a un particolare
percorso dei tassi”.

Una politica monetaria prudente si associa ad una politica fiscale
scarsamente espansiva. Secondo il Documento programmatico di finanza
pubblica (DPFP) varato giovedì scorso dal Governo la prossima manovra
non avrà impatto sulla crescita del 2026, con effetti espansivi
limitati solo nel 2027 e 2028 (+0,1 punti). Il debole sostegno di
entrambe le politiche economiche non appare adeguato nel contrastare
il pesante impatto dei dazi che, sempre nel DPFP, è stimato pari allo
0,5% del PIL nel 2026 e dello 0,4% nel 2027.

Ad agosto 2025 il costo del credito pagato in media dalle imprese
sulle nuove operazioni in Italia è del 3,49%, di 186 punti base
superiori ai livelli di giugno 2022, precedente all’avvio della
stretta monetaria. Il mancato taglio dei tassi di interesse penalizza
la ripresa in corso degli investimenti in macchinari e non
contribuisce al sostegno dei prestiti alle micro e piccole imprese.
Nel secondo trimestre del 2025 gli investimenti in macchinari e
impianti tornano a salire (+1,8%), dopo cinque trimestri con il segno
negativo. Con il décalage dei tassi, tornano in positivo i prestiti
alle imprese che ad agosto salgono dell’1,2% su base annua (+0,8% a
luglio), una dinamica che rimane, comunque, meno intensa rispetto al
+3,0% registrato in Eurozona.

Il trend dei prestiti alle MPI per regione – Il focus credito del 35°
report congiunturale di Confartigianato pubblicato oggi dall’Ufficio
Studi delinea il persistere di una situazione critica per il credito
alle micro e piccole imprese, un fenomeno su cui ha posto particolare
attenzione il Governatore di Banca d’Italia nelle considerazioni
finali dello scorso maggio: “un’adeguata disponibilità di credito è
essenziale per sostenere gli investimenti e favorire la ripresa
produttiva, soprattutto per le aziende più piccole, che incontrano
maggiori difficoltà di accesso a fonti alternative di finanziamento”.

A giugno 2025 i prestiti alle micro e piccole imprese fino a 20
addetti diminuiscono del 5,0% continuando il percorso di rallentamento
della flessione iniziato nel 2024 in cui però registrano flessioni più
intense rispetto al totale imprese (-0,2% a giugno 2025). Tra le
imprese di minor dimensione va segnalata la criticità dei prestiti
alle quasi-società artigiane – l’unico cluster riferito
all’artigianato preso in esame da Banca d’Italia e che rappresenta
circa la metà dei prestiti all’artigianato – il cui stock a giugno
2025 è in flessione dell’8,5%.

Focalizzando l’attenzione sul prestiti alle piccole imprese nelle
principali regioni – ognuna con un ammontare di prestiti di almeno 3
miliardi di euro -, si rilevano diminuzioni inferiori o pari alla
media a giugno 2025 per: Provincia Autonoma di Bolzano con il -2,6%
(vs +2,0% totale imprese), Lazio con il -3,3% (vs +1,9% totale
imprese), Piemonte con il -4,2% (vs +2,0% totale imprese), Puglia con
il -4,5% (vs +0,1% totale imprese) e Sicilia con il -5,0% (vs -1,1%
totale imprese). I cali più marcati dei prestiti alle piccole imprese
si segnalano invece in Veneto con il -6,1% (vs -2,8% totale imprese),
Toscana con il -5,4% (vs -0,6% totale imprese), Campania con il -5,2%
(vs +1,2% totale imprese), Emilia-Romagna con il -5,1% (vs -0,8%
totale imprese) e Lombardia con il -5,1% (vs -0,3% totale imprese). Si
segnala che in nessuna regione il credito alle piccole imprese mostra
una dinamica migliore rispetto a quello del totale imprese. A
settembre 2025 il giudizio sulle condizioni di accesso al credito
delle piccole imprese del manifatturiero è peggiorato (saldo a -12)
rispetto alla rilevazione di giugno 2025 (saldo di -10).

Costo del credito nelle regioni e per settore – I divari territoriali
amplificano gli effetti sul costo del credito per le imprese
determinato da una minore velocità di discesa dei tassi. A giugno 2025
le imprese pagano in media un tasso di interesse annuo effettivo (TAE)
del 5,22% con un ampio range territoriale, con un costo dei prestiti
più onerosi nel Mezzogiorno e una oscillazione che va dal massimo di
7,13% in Calabria al minimo di 4,74% in Emilia-Romagna. Il settore che
paga il tasso più alto sono le Costruzioni con il 6,30% con il massimo
di 8,96% in Valle d’Aosta ed il minimo in Emilia-Romagna con il 5,52%.
Seguono i Servizi con un tasso di interesse annuo effettivo del 5,40%
e una differenziazione territoriale che va dall’8,08% della Calabria
al 4,93% dell’Emilia-Romagna. Il costo del credito relativamente più
contenuto si riscontra nel Manifatturiero esteso, comprensivo di
estrattivo, energia e utilities, pari 4,82% oscillando tra il 5,89%
della Basilicata ed il 4,15% del Trentino-Alto Adige.


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