Sabato 10 Ottobre, aggiornato alle 14:08

Rinnovabili – Dopo sole e vento anche l’acqua rischia di scorrere via. L’Agenzia per l’Energia può essere un argine

Rinnovabili – Dopo sole e vento anche l’acqua rischia di scorrere via. L’Agenzia per l’Energia può essere un argine


di Caspa
La legge regionale 3 luglio 2024 n. 5 “Misure urgenti per la salvaguardia del paesaggio e dei beni paesaggistici e ambientali” ha un articolo le cui implicazioni e potenzialità non sono ancora chiaramente delineate. E’ l’articolo 2 che sancisce la costituzione dell’Agenzia regionale dell’energia. Una struttura simile la si riscontra in Friuli Venezia Giulia; in questa regione è un’organizzazione non profit attiva nel promuovere l’utilizzo intelligente dell’energia e aiuta individui, aziende e comunità locali a conseguire miglioramenti misurabili nell’utilizzo razionale dell’energia e delle fonti rinnovabili, anche attraverso la pianificazione energetica e climatica.

Se la futura agenzia per l’energia sarda (ApeS) si modellasse sull’esempio del Friuli Venezia Giulia, potrebbe giocare un ruolo anche nelle acquisizioni delle concessioni idroelettriche. Ora si sta rincorrendo l’eolico e il fotovoltaico, ma si ha la possibilità di evitare l’attuale situazione caotica, almeno per l’idroelettrico giocando, cioè programmando in anticipo. Infatti nel 2021 il governo Draghi con la legge sulla Concorrenza inserì tra i criteri per accedere ai fondi del Pnrr la messa a gara delle concessioni per lo sfruttamento dei corsi d’acqua, richiesta dall’Europa con la direttiva Bolkenstein. Concessioni che attualmente, e sino al 2029, sono detenute in parte in Sardegna dall’Enel.

In Italia Terna rileva, a fine 2022, 4.790 impianti idroelettrici; 18 grandi centrali con potenza superiore ai 200 MW, 24 centrali medio-grandi con potenza tra i 100 e i 200 MW, 1.216 centrali medio-piccole e 3.532 centrali piccole o piccolissime che non arrivano a 1 MW di potenza. Negli ultimi vent’anni questo settore ha conosciuto lo sviluppo del mini-idroelettrico ad alta efficienza. Le centrali idroelettriche sono importanti per la programmabilità della produzione, a differenza del fotovoltaico o dell’eolico che dipendono da sole e vento, accumulando l’acqua si può programmare la produzione quando è necessario e nei momenti di picchi di richiesta. Per la Sardegna, giusto per avere un quadro di riferimento, con le centrali idroelettriche si produce circa il 4% (l’eolico è al 12,7; il fotovoltaico al 6,9% ). Insomma mentre è alta l’attenzione su sole e vento, l’acqua rischia anch’essa di scorrere e fuggire via con la messa a gara europea delle concessioni per lo sfruttamento dei corsi d’acqua. Le concessioni degli impianti idroelettrici di piccole-medie dimensioni sono per l’isola con una produzione di 55 Gw/h la Centrale del Coghinas, pot. 22 Mwa, capace di soddisfare il fabbisogno energetico di 20.000 famiglie all’anno e 56 Gw/h la Centrale Flumendosa 2 salto, pot. 38 Mwa, capace di soddisfare il fabbisogno energetico di altre 20.000 famiglie all’anno. La gestione idroelettrica di Enel al 2014 ha avuto ricavi per circa 47 milioni di euro lordi per la produzione di energia (550GWh: 250 da deflusso e 300 da pompaggio) a cui si sono aggiunti gli oltre 6 milioni di euro di valore dei certificati verdi.

Una piccola parte ha riguardato Enas (Ente acque della Sardegna, ente pubblico non economico strumentale della Regione che gestisce il sistema idrico multisettoriale dell’isola), che produce sui 40/50 MWh annui per l’autoconsumo, per un valore che si aggirava tra i 3 e i 5 milioni di euro. Già dal 2014 la Regione ha reclamato le sue dighe, attuando una legge del 2006 in materia di risorse idriche e bacini idrografici e cercando di subentrare, attraverso Enas, nella titolarità di tutte le concessioni del sistema pubblico dell’acqua completando il processo avviato nel 2007 e nel 2011. Negli anni diverse dighe sono passate alla regione sarda (dighe del Coghinas, Flumendosa e Taloro, oltre che quelle del Combidanovu e Monti Nieddu (Orgosolo). Regione e Enel, nel corso del tempo, si sono confrontate e scontrate rivolgendosi anche ai tribunali per dirimere le controversie. In questo senso si può richiamare l’accordo del 2018 tra Regione ed Enel in merito agli impianti idroelettrici Tirso 1 (20MW) e Tirso 2 (4MW) che ha posto fine ad una specifica pendenza giudiziaria.

La Regione ha affidato la gestione delle Centrali idroelettriche all’Enas che beneficia dei ricavi della vendita di energia elettrica e nella definizione dell’accordo economico Enel ha corrisposto una somma forfettaria pari a 2,4 milioni di euro al Consorzio dell’Oristanese e 7,2 milioni alla Regione Sardegna. Queste due centrali idroelettriche (Tirso I e II) acquisite dall’ENEL nel 2019 solo dal 2021 sono gestite direttamente dall’ente sardo. Quindi negli ultimi 10 anni si registra una situazione in continuo movimento nell’acquisizione e gestione delle centrali idroelettriche sarde e che potrebbe mutare ancora con la messa a bando delle concessioni nel 2029. E’ auspicabile, quindi, che le centrali idroelettriche confluiscano in una struttura regionale per la programmazione energetica rinnovabile.

Un altro aspetto che potrebbe essere in capo alla futura ApeS, quello della gestione di un fondo con il rafforzamento delle fideiussioni che i proponenti di impianti di rinnovabili dovrebbero versare a garanzia dello smantellamento a fine esercizio degli impianti. Inoltre un ruolo fondamentale della futura Agenzia regionale per l’Energia della Sardegna, potrebbe essere svolto nell’individuazione dei siti idonei, nella progettazione, co-gestione e co-partecipazione negli impianti di rinnovabili coinvolgendo gli enti locali, come propone il sindaco di Gavoi Salvatore Lai.

Foto diga sul Tirso


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