Sabato 10 Ottobre, aggiornato alle 23:09

Impianti eolici: Il Sindaco Raimondo Cacciotto è stato chiaro, urge moratoria del Governo. Perché gli esponenti della destra sarda non agiscono?

Impianti eolici: Il Sindaco Raimondo Cacciotto è stato chiaro, urge moratoria del Governo. Perché gli esponenti della destra sarda non agiscono?

Il progetto dell’impianto eolico offshore denominato Mistral, trattato da noi nei giorni scorsi, è costituito da n. 32 aerogeneratori con potenza complessiva di 480 MW da realizzarsi nello specchio acqueo del Mar di Sardegna prospicente alla costa delle province di Sassari (SS) e Oristanto (OR) e delle relative opere alla RTN, localizzato a circa 42 km (circa 23 miglia nautiche) dal porto di Alghero ed
a circa 35 km (circa 19 miglia nautiche) al largo della costa occidentale della Sardegna, nel tratto di mare compreso tra Capo Marargiu e Capo Mannu, c
on il coinvolgimento di  Ittiri, Bessude, Putifigari, Alghero.
Ora vede una presa di posizione chiara, che bisogna leggere con attenzione.

È quella del sindaco di Alghero Raimondo Cacciotto che assieme al suo assessore all’urbanistica Roberto Corbia prendono un impegno davanti alla collettività, per allargare il fronte del coinvolgimento e confronto con i cittadini ed enti locali interessati, alle proposte progettuali che riguardano il territorio del Comune di Alghero e l’area vasta più in particolare, con  riferimento al progetto offshore a Capo Marrargiu,  dell’impianto eolico appunto Mistral. Avrebbe potuto raccontare ciò che la gente vuol sentir dire, ma il sindaco Cacciotto questa volta lancia un segnale che è molto più di una mera intenzione.
Proprio in questi giorni stiamo assistendo in maniera goffa e strumentale alla presa di posizione soprattutto dell’estrema destra, che si erge a paladina del territorio, senza dire una parola, o produrre lo straccio di un atto messo in campo dalla precedente amministrazione, con Christian Solinas alla Presidenza della regione. Oggi l’estrema destra si incunea in un discorso che muove coscienze, ma che viaggia su una linea sottile dell’ informazione che sconfina spesso nelle fake. E quella della falsa informazione è un grande problema, usato speciosamente e di parte.
Troppo facile attaccare la moratoria messa in campo dall’attuale presidente della Regione, si dica, ma non a parole che cosa si possa fare di reale al cospetto di progetti autorizzati ed esecutivi, dei quali nei cinque anni precedenti, non si è avuta notizia di opposizione.
Oggi, soprattutto, la gente scende per strada e protesta, lo fa Oristano cercando di impedire il transito di una mega struttura che ha come destinazione Villacidro, progetto autorizzato a suo tempo.

Le affermazioni del sindaco di Alghero, sono quelle soprattutto di chi con onestà intellettuale, non si può permettere di raccontare storielle perché poi sono i fatti che lo smentiscono in maniera inequivocabile. Raimondo Cacciotto senza mezzi termini chiama in causa il governo: “ gli enti locali e la regione Sardegna risultano impotenti senza una moratoria, questa si, da parte del governo centrale. Cacciotto dice che ora è il momento che il governo italiano faccia la propria parte perché da tempo siamo convinti che serve una moratoria nazionale e auspichiamo che le forze della maggioranza parlamentare capiscano che gli interessi di tutela del territorio vengono prima di ogni altra cosa.

Ecco questo è il punto, più che attaccare l’attuale governo regionale, perché da parte degli esponenti della destra sarda non si agisce in pressing sull’attuale presidente del consiglio dei ministri Giorgia Meloni? Perché è più facile essere demagoghi e  populisti, che propositivi e tendenti a una soluzione.

Se davvero si vuole il bene della Sardegna, il suo rispetto, il rispetto dei sardi e del suo territorio, gli esponenti della destra sarda devono chiedere un intervento del governo, senza il quale davvero la Sardegna rischia di essere sommersa da pale eoliche da nord a sud, ma poi ancora da pannelli fotovoltaici e quant’altro in terra e nel mare si possa impiantare per generare energia, che è chiaro non serve ai sardi ma va esportata, sino al punto di trasformare la nostra regione come una gigantesca piattaforma energetica, quello che da tempo si dice, quello che da tempo si denuncia, ma che ad oggi non si può fermare.
Al pari di chi vuole fermare il maestrale con le mani. Ci sono ragioni di Stato, poi ideologiche, poi di ostruzione che spostano ma non risolvono il problema. Quel che è certo è che non c’è stata l’identificazione degli ambiti territoriali, si avevano cinque anni di tempo per poterlo fare, ma l’amministrazione Solinas mai ha proferito parola nel merito. Ora, con atti prodotti c’è la volontà di chi amministra di adottare misure urgenti per la salvaguardia del paesaggio e dei beni paesaggistici ambientali, contenuti nella Legge numero cinque del 3 luglio scorso, compresa la successiva delibera la n. 25/8 del 17 luglio scorso a firma del presidente della regione Alessandra Todde . È il primo passo , deciso e in avanti verso la definizione di un modello che punti alla pianificazione del territorio in materia di energie rinnovabili , per evitare che questo Far West distrugga la peculiarità Sarda .

Dopo questa ci attendiamo dal sindaco Raimondo Cacciotto assieme al suo assessore Roberto Corbia,  che in un passaggio successivo dia conto alla collettività algherese di dove impatti questo progetto Mistral considerato che da giorni si sa che dalla Vasca di Peppino, salirà nel pianolo del Cantar, si incuneerà verso la strada di Valverde attraverserà campagne con destinazione Putifigari. Ecco forse è il caso che si cerchi senza sé e senza ma di spiegare chi attualmente possa essere  interessato dall’attraversamento di campagne ulivetate pregiate nel nostro territorio e quali siano le strategie che in campo vuol mettere la nostra amministrazione.

E questa è solo una perché vi è un’altra pratica che riguarda il  progetto Sardinia NorthWest, della società italo-svedese Avenhexicon, che ha fatto richiesta al Demanio e che prevede una centrale di 382 chilometri quadrati davanti a Capo Caccia, Alghero. L’allora sindaco Mario Conoci aveva espresso fortissima preoccupazione e coinvolgeva Sassari e Porto Torres nell’unificare le opposizioni al progetto e agire congiuntamente contro una decisione assunta senza il coinvolgimento dei territori. Eravamo nella torrida estate del 2022  e si ricorda che nel corso della Commissione V convocata dal Presidente Christian Mulas, si erano levate distintamente le prese di posizione univoche, provenienti dai rappresentanti algheresi in Regione, dall’allora presidente del consiglio Regionale, Michele Pais e dal consigliere Marco Tedde, compresi i  consiglieri comunali di maggioranza e opposizione e dai rappresentanti della associazioni ambientaliste Lipu, Wwf e Legambiente. Un fronte comune che rigettava il progetto al largo di capo Caccia, dove si prevedevano  27 strutture galleggianti con un diametro ciascuna di 310 metri, su 382 chilometri quadrati fronte Capo Caccia. Questo che fine ha fatto? Quale atto ha prodotto il Comune di Alghero? E il demanio ha istruito la pratica?

Ecco, anche su questo le risposte sono auspicabili, quanto prima.

 


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