Domenica 21 Luglio, aggiornato alle 17:59

Cavall Marí – Va abbattuto l’oramai fatiscente manufatto e ripristinata la Rotonda. Diventerebbe il più bel balcone della città sul Mediterraneo

Cavall Marí –   Va abbattuto l’oramai fatiscente manufatto e ripristinata la Rotonda. Diventerebbe il più bel balcone della città sul Mediterraneo

Apprendiamo dalla stampa locale che nei giorni scorsi il rudere del Cavall Marí è stato assegnato in concessione ultra trentennale a due società commerciali per trasformarlo in lussuose camere di albergo, bar-ristorante, piscina, pontile per l’ormeggio di barche, museo e sala  espositiva, naturalmente il tutto riconducibile ai criteri della eco-sostenibilità. Un altro lascito che l’Amministrazione uscente aggiunge al suo già triste bilancio di fine mandato (LEGGI). Inizia così una nota stampa dei rappresentanti del gruppo politico Sardenya i Llibertat che intervengono sul tema e affermano ancora:

“In più occasioni abbiamo manifestato il nostro apprezzamento per la realizzazione del Lungomare Dante e dello chalet Al Cavallino Bianco quali buoni esempi di iniziativa pubblica lungimirante progettata ed eseguita  con particolare attenzione al contesto ambientale, di buon gusto architettonico e di saggia oculatezza nell’impiego di denari pubblici, soprattutto se si considerano i tempi estremamente difficili dell’immediato dopoguerra.

Così, come ampiamente documentato da numerose fotografie e riviste, lo chalet Al Cavallino Bianco è stata una meravigliosa veranda sul mare, fruibile tutto l’anno da gente di tutte le fasce di età. Per diversi anni nella pista centrale veniva praticato da giovani sportivi il pattinaggio a rotelle. Nelle calde sere d’estate quel luogo dal fascino incredibile si animava più del solito diventando un ineguagliabile luogo di ritrovo con una bellissima pista da ballo di forma circolare, la Rotonda, ridisegnata sulla preesistente piattaforma di una batteria costiera della Prima guerra mondiale.

Alla sua gestione si sono avvicendati diversi operatori turistici locali, aggiudicatari del relativo bando pubblico, con beneficio di tutte le parti. Sul finire degli anni ’50, su iniziativa della neo costituita  Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Alghero, venne realizzata una moderna struttura, la Casa del forestiero, con l’intento di supportare l’attività turistica e di incentivare la nascente imprenditoria locale del settore, in sostanza costituendo un ambizioso progetto di accoglienza attuato mediante l’offerta di eventi d’intrattenimento e iniziative culturali. Nonostante le lodevoli intenzioni la predetta struttura di accoglienza ebbe un percorso non privo di difficoltà. Furono peraltro introdotte delle opportune prescrizioni riguardo al livellamento dell’altezza massima del manufatto al piano stradale.

Pochi anni dopo avvenne la trasformazione  in locale notturno denominato El Fuego, affermatosi  per intuito di un imprenditore turistico sanremese quale simbolo dello svago e del divertimento di quei tempi, il quale riusciva ad attrarre frequentatori anche da oltremare. Per tutti gli anni ’60 quel locale insieme ad altri rappresentò un punto di riferimento per l’intrattenimento turistico della città.

I fasti però durano poco, infatti le successive vicende finanziarie seguite dalle inevitabili scie giudiziarie ne decretarono la fine. Subentrarono altre gestioni, il Tris Blu e il Caligola, solo per citare quelle forse più conosciute, poi significative trasformazioni strutturali snaturano il manufatto originario, inoltre un susseguirsi di cambi  gestionali e di strascichi giudiziari, ingenti costi di manutenzione e gravose spese legali, prevalentemente a carico del soggetto pubblico, portarono quella struttura a un penoso tramonto.

Una sequenza mai chiarita di incendi e l’inadeguatezza dei locali decretarono la cessazione dell’attività di discoteca. Rientrata nella piena disponibilità del Comune, ente proprietario,  la struttura venne saggiamente riutilizzata con funzione di sala conferenze ed espositiva, denominata appunto Lo Cavall Marí. Infine la definitiva chiusura per ragioni di sicurezza.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un vergognoso stato di abbandono della struttura e a un totale degrado che ferisce il cuore e l’immagine della nostra città.

Occorre fare una prima riflessione riguardo alle profonde trasformazioni del settore turistico. L’offerta turistica infatti è fortemente mutata così come sono profondamente cambiate le richieste di un turismo sempre più convulso e invasivo, mentre  nella nostra città, mancano luoghi pubblici per la socialità di tutte le fasce di età sottratti all’esasperata popolazione residente, a tutto vantaggio degli operatori del settore turistico e commerciale.

In conclusione, Sardenya i Llibertat ritiene che l’abbattimento dell’oramai fatiscente manufatto e il ripristino della Rotonda rimangano le uniche scelte possibili, decisamente meno costose – oltre i costi di ricostruzione occorre prevedere quelli indispensabili di continua manutenzione derivanti dalla vicinanza al mare – e maggiormente sostenibili sotto l’aspetto ambientale e sociale, al fine di riqualificare un luogo identitario per gli algheresi – lo Ferro de Cavall o Punta dels Canons – ma al contempo restituire quello spazio al godimento sia dei cittadini che dei visitatori, riportandolo ad essere il più bel balcone della città sul Mediterraneo.

Senza alcuna pianificazione generale approvata – mancano ancora il Piano del Parco, il Piano Urbanistico Comunale, il Piano di Utilizzo dei Litorali, il Piano del Commercio (inadeguato e di fatto disapplicato), un Piano sull’uso dei Beni Comuni, etc..) – e senza alcuna consultazione della cittadinanza vengono sottratti beni comuni preziosi per la popolazione residente a vantaggio esclusivo del settore commerciale e turistico. Così è avvenuto per Punta Giglio, per la ex diramazione di Porticciolo, per tutti i litorali sabbiosi e ora anche per quelli rocciosi come quello di Cala Bona.

In altre occasioni abbiamo manifestato le nostre proposte sulla necessità di predisporre un piano comunale ragionato di dismissioni e riutilizzo di aree e manufatti comunali o comunque pubblici – i beni comuni – uscendo dalle pur legittime sedi istituzionali per aprirsi ai contributi che potrebbero venire da costruttivi momenti di discussione pubblica. Partiti, associazioni, parti sociali e tutti i cittadini avranno l’opportunità per esprimersi in merito anche su questo argomento. Vigileremo affinché i legittimi interessi della cittadinanza siamo rispettati” conclude la nota a fima degli esponenti del coordinamento di  Sardenya i Llibertat Salvatore Scala, Carlo Sechi,  Luigi Addis e Sergio Floris

 

 


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