Domenica 14 Luglio, aggiornato alle 20:29

Nell’Isola cresce la ricerca di figure professionali “green”

Nell’Isola cresce la ricerca di figure professionali “green”

Nell’Isola cresce la ricerca di figure
professionali “green”: per le imprese artigiane necessari oltre 8mila
addetti specializzati in transizione verde. Fabio Mereu e Daniele
Serra (Presidente e Segretario Confartigianato Sardegna): “Imprese
sensibili all’efficientamento energetico ma necessario sostegno per
accompagnarle per a tale svolta ecosostenibile”.

In Sardegna è sempre maggiore la richiesta di “personale green” da
parte delle imprese che hanno accettato la sfida alla transizione
verde per combattere il caro energia e per utilizzare in modo
efficiente le risorse energetiche.

L’artigianato sardo prevede di assumere oltre 8mila addetti con
competenze specifiche green equivalenti al 50,6% di tutte le chiamate
attese nel settore; grazie a questi numeri l’Isola si piazza al quinto
posto in Italia. A livello nazionale le “assunzioni verdi” previste
sono circa 242mila e rappresentano il 46,5% del totale di quelle
programmate. Tutto ciò in un panorama dove il 66% dei piccoli
imprenditori è impegnato a ridurre l’impatto ambientale. Per quanto
riguarda gli investimenti, in Sardegna 14.520 imprese, tra il 2018 e
2022, hanno effettuato eco-investimenti

Sono questi i numeri che emergono dall’analisi effettuata dell’Ufficio
Studi di Confartigianato Imprese Sardegna sulle “Assunzioni con
competenze green”, sui dati Unioncamere-Anpal e Excelsior 2023”.

Tra i settori artigiani più interessati a questi cambiamenti, quindi
con le imprese che richiedono personale adeguato alle nuove
eco-competenze, ci sono manifattura e servizi. Nella prima si
osservano quote più elevate della media del comparto tendenzialmente
nei settori maggiormente energy intensive: carta, cartotecnica e
stampa con il 47,1% delle entrate con una richiesta elevata di
competenze green, seguita da alimentari e bevande con 46,5%,
lavorazione dei minerali non metalliferi con 43,4%, gomma e materie
plastiche con 43,2%, macchinari e attrezzature e mezzi di trasporto
con 42,5% e legno e mobile con 41,6%. Tra i servizi si osservano quote
più elevate della media del comparto per riparazione e commercio di
autoveicoli e motocicli con 56%, servizi culturali, sportivi e altri
servizi alle persone con 55%, servizi di alloggio e ristorazione e
servizi turistici con 51,8%.

“Le nostre imprese sono molto sensibili rispetto al tema
dell’efficientamento energetico e alla transizione energetica ma tale
impegno andrebbe accompagnato da politiche e interventi per favorire
tale passaggio – commenta Fabio Mereu, Presidente di Confartigianato
Imprese Sardegna – ricordiamoci che la carenza di manodopera
qualificata è un ostacolo alla propensione green delle piccole
imprese. Il lavoro c’è, mancano i lavoratori”. “Questo è il grande
paradosso che compromette anche le prospettive di sviluppo sostenibile
– prosegue Mereu – c’è molto da cambiare e da migliorare nel rapporto
tra il mondo della scuola e quello del lavoro, a cominciare dalla
formazione e qualificazione del personale”. “E’ necessario investire
sulle competenze a cominciare da quelle digitali e green – interviene
Daniele Serra, Segretario Regionale di Confartigianato Sardegna – e
bisogna sempre ricordare come nell’impresa vi siano tante opportunità,
adeguatamente retribuite, per realizzare il proprio talento, le
proprie ambizioni, per costruirsi il futuro”. “Il Covid non ha fermato
gli investimenti green, perché sempre più imprenditori sono
consapevoli dei vantaggi competitivi derivanti dalla transizione
ecologica – conclude Serra – e la maggior parte delle realtà
manifatturiere percepisce questo passaggio più una occasione da
sfruttare che un vincolo”.

I dati generali dicono come nelle imprese artigiane è più alta la
quota di entrate con una richiesta elevata di competenze green – date
dall’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità
ambientale – che interessano il 46,5% delle entrate, oltre cinque
punti superiore al 41,3% delle imprese non artigiane, oltre undici
punti superiore al 35,0% delle imprese medio-grandi e quindi superiore
di 4,7 punti percentuali rispetto alla media di 41,8%. Le 242.580
entrate con richiesta elevata di competenze green nell’artigianato
rappresentano il 10,5% delle rispettive entrate nel totale delle
imprese.

A livello territoriale risulta che oltre la metà delle entrate in
imprese artigiane sono con richiesta elevata di competenze green nel
Lazio con il 54,4%, Molise con il 53,9%, Basilicata con il 53,5%,
Calabria con il 50,7% e, come detto, Sardegna con il 50,6%.

In chiave settoriale la domanda di lavoro con una richiesta elevata di
competenze green è più marcata nei servizi (50,4%) rispetto a
costruzioni (47,8%) e manifattura (41,1%).

L’artigianato e le micro e piccole imprese generano un più contenuto
impatto sull’ambiente grazie ad un maggiore addensamento in settori
con una minore intensità di emissioni. L’analisi della distribuzione
settoriale delle emissioni di gas serra per addetto del sistema
produttivo evidenzia che per ciascun addetto delle imprese artigiane
del manifatturiero si rilevano emissioni di gas serra inferiori del
46,5% rispetto alla media di un addetto di una impresa non artigiana.


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