Giovedì 30 Maggio, aggiornato alle 18:01

Nicola Addis: “ribadiamo il NO alle scorie nucleari in Sardegna”

Nicola Addis: “ribadiamo il NO alle scorie nucleari in Sardegna”

Nel Gennaio 2021, a Cagliari in un’affollata conferenza Stampa, l’Ordine di Sassari con tutti gli Ordini dei Medici della Sardegna e l’ ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente), aveva presentato un articolato documento, sostenuto da fondate motivazioni scientifiche in cui si spiegava perché la Sardegna non poteva essere scelta per ospitare il Deposito Nazionale. per lo Stoccaggio delle Scorie Radioattive. Il silenzio di questi anni ci aveva convinto che tale progetto fosse stato abbandonato. Apprendiamo, invece, con vivo disappunto che così non è!

Il Ministero per l’ Ambiente e la Sicurezza Energetica ha pubblicato la Carta Nazionale delle Aree Idonee ( Cnai), in cui sono indicate le 51 aree potenziali , individuate dalla SOGIN in cui stoccare le scorie nucleari e di queste 8 potrebbero essere individuate In Sardegna.

Nel documento del 2021, le cui motivazioni sono ancora valide, si evidenziava che nell’islola  erano presenti siti inquinati di interesse nazionale, quali quello di Porto Torres, uno dei cinque più pericolosi e quello del Sulcis, oltre alle aree destinate ad attività militari come: Quirra, Teulada e Capo Frasca. Un testo in cui si denunciava che Il 60% del demanio militare dello Stato è allocato nell’Isola dove vengono effettuati i 4/5 delle sperimentazioni con esplosivi.

All’interno di buona parte di tali aree – si legge nel documento – sono stati segnalati problemi ambientali e di salute. In Sardegna si produce una quantità di energia elettrica di gran lunga superiore a quella necessaria al consumo interno e quindi destinata alla esportazione. Energia in gran parte prodotta con vari sistemi di combustione quali inceneritori, centrali termoelettriche o da residui della lavorazione del petrolio con produzione di inquinanti di vario tipo nocivi per la salute umana ed il biosistema. Numerose statistiche nazionali di enti quali l’Istituto Superiore di Sanità, il Censis ed altri segnalano per la nostra Isola una situazione ambientale, con le sue ripercussioni sulla salute pubblica, di estrema precarietà e di gravità superiore a quella di altri territori.

Ribadiamo che è necessario applicare il principio, riconosciuto dalla legge, per cui chi inquina, produce sostanze pericolose o rifiuti pericolosi, deve provvedere alla loro bonifica, smaltimento e messa in sicurezza. La Sardegna che non produce sostanze radioattive e che importa e consuma quantità minime rispetto al dato complessivo nazionale, inclusi i radionuclidi usati per scopi medici e di ricerca, non dovrebbe essere obbligata ad ospitare i rifiuti.

Per tutti questi motivi ribadiamo il nostro fermo no allo stoccaggio delle scorie nucleari  in Sardegna


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