Lunedì 12 Ottobre, aggiornato alle 20:15

Emergenza Covid- E se l’ATS decidesse di impiegare i medici del Servizio di Continuità Assistenziale?

Emergenza Covid- E se l’ATS decidesse di impiegare i medici del Servizio di Continuità Assistenziale?

La notizia di oggi su i tutti i giornali è quella del rischio per la Sardegna, di un nuovo confinamento totale dopo le vacanze, quindi dopo il 6 gennaio. Tutto conseguente al fatto che l’Istituto Superiore di Sanità non è in grado di assegnare alla nostra isola il grado di rischio per mancata consegna di parametri fondamentali per ricostruire il quadro sanitario.

 

Ci sarebbe una criticità legata alla carenza di personale, ammette il Commissario dell’Ares Massimo Temussi, e questo impedirebbe di fornire tempestivamente e con precisione i dati necessari. Sul problema di non poco conto si è aperto un dibattito, ovvero se nell’immediato, con le professionalità disponibili, di medici soprattutto, si possa in tempi ragionevolmente brevi, porre una pezza notevolissima a questo tipo di problematica.

 

Valutando a chi l’ATS, nell’immediato, possa rivolgersi  per cercare di rimpolpare il sistema  con persone capaci, per effettuare mansioni che richiedono  una certa esperienza, abbiamo pensato, senza che questo possa essere vincolante per alcuno, ma dia una base di partenza alla soluzione, che si potrebbero coinvolgere in questo progetto i medici di continuità assistenziale ( MCA).

 

Il Servizio di Continuità Assistenziale garantisce la continuità dell’assistenza medica di base al termine dell’orario di servizio dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta, assicurando prestazioni sanitarie non diferibili  per quei problemi sanitari per i quali una persona non può aspettare fino all’apertura dell’ambulatorio del proprio medico curante o pediatra di libera scelta.  Sono medici convenzionati con l’ATS, con incarico pari a 24 ore settimanali che, durante la settimana, dal lunedì al venerdì,  svolgono la loro attività durante le ore notturne, dalle 20 alle 8.

 

In Sardegna ci sono 190 punti di Continuità Assistenziale che impiegano 521 medici titolari a tempo indeterminato e 402 medici titolari a tempo determinato. In tutto 923 medici su tutto il territorio regionale (dato tratto dal piano dei fabbisogni dell’ATS del 2018).

Se escludiamo circa 300 di questi medici che hanno anche la convenzione per l’assistenza primaria, e dunque non  sono impiegabili perché impegnati anche nel diurno, ne rimarrebbero oltre  600  potenzialmente disponibili perché impegnati solo nel servizio di continuità assistenziale infrasettimanale notturna e dunque impiegabili durante le ore diurne.

 

Tenuto conto che il contratto nazionale di categoria, all’articolo 65 comma 2 recita: “ai medici di continuità assistenziale titolari di incarico a 24 ore settimanali… Sono attribuite ulteriori quattro ore di Attività Istituzionale non notturna che non concorrono alla determinazione del massimale orario…” sembrerebbe avere la soluzione a portata di mano. Senza inventare alcunché o contrattare niente con i sindacati, basterebbe chiedere la disponibilità ai medici da impiegare, reclutandoli su base volontaria, prevedendo per loro il compenso orario e le indennità già contrattualizzate  per il lavoro ordinario in continuità assistenziale.

Se di questi 600 medici solo 400 rispondessero all’appello ipotetico di ATS Sardegna, avremmo (400 × 4 ore) di colpo  1.600 ore settimanali di disponibilità. Poiché siamo in una situazione emergenziale nulla vieta di andare in deroga, come fatto per altre incompatibilità, e portare le ore attribuite da quattro a otto, portando la disponibilità a 3.200 ore settimanali,  in sostanza 12.800 ore mensili.

Il tutto si potrebbe realizzare senza interrompere nessun servizio attivo, beneficiando dell’assicurazione che già copre i medici di continuità assistenziale per i rischi di uso di vettura e danni alle persone, estesi anche chiaramente a queste ore.

 

In sostanza questi medici potrebbero essere impiegati subito presso i dipartimenti di Igiene Pubblica per il tracciamento, l’indagine epidemiologica, l’inserimento dei dati nel sistema informatico, il monitoraggio dei pazienti in isolamento. Non solo, potrebbero essere impiegati anche per la somministrazione dei vaccini e per l’effettuazione dei tamponi rapidi per lo screening di massa, o ancora per qualsiasi altra attività visto che  si tratta  di personale di provata esperienza, con competenze adeguate e già contrattualizzato con l’azienda ATS.

 

Insomma in queste giornate convulse dove bisogna reperire personale sia sanitario che amministrativo l’azienda ATS, volendo, avrebbe a disposizione personale subito disponibile per cercare di tamponare una situazione di emergenza senza eguali.

Gli Ordini Professionali dei medici stessi, primo fra tutti quello di Sassari, il cui Presidente recentemente rieletto ha da sempre mostrato grande sensibilità e volontà di trovare percorsi condivisi per fronteggiare questa pandemia, potrebbero farsi portavoce di questa proposta al fine di scongiurare il paventato nuovo confinamento totale.


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