Cagliari, 2 ottobre 2026 – «La presidente Todde offre della sentenza n. 156/2026 della Corte costituzionale una lettura politica e propagandistica, molto diversa da quella che emerge dal testo della pronuncia. È bene quindi rimettere i fatti al loro posto».
Lo afferma il responsabile del Dipartimento regionale Energia di Forza Italia Marco Tedde, intervenendo sulla sentenza della Consulta depositata ieri.
«La Corte costituzionale – spiega Tedde – non ha dichiarato costituzionalmente legittimi gli Allegati A, B, C, D ed E della legge regionale n. 20/2024. Ha dichiarato invece inammissibili le relative questioni perché il TAR del Lazio aveva censurato l’intero complesso degli allegati senza individuare le singole disposizioni e formulare autonome censure. È una cosa molto diversa da una pronuncia di legittimità nel merito».
«Non si può quindi trasformare un giudizio di inammissibilità in una certificazione della bontà della legge regionale. Gli elenchi rimangono in vigore, certo, ma la Consulta non ha detto che tutti i criteri contenuti in quegli allegati siano costituzionalmente legittimi».
«C’è poi un secondo punto che la presidente Todde sembra dimenticare. La stessa sentenza n. 156 richiama espressamente la sentenza n. 184 del 2025, con la quale la Corte ha già dichiarato incostituzionali diverse disposizioni fondamentali della legge regionale n. 20/2024. Tra queste, proprio il primo periodo del comma 5 dell’articolo 1, che introduceva il divieto di installazione degli impianti FER nelle aree non idonee. E richiama anche la sentenza n. 144 del 2026, con la quale è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo il comma 7-bis dell’articolo 1, che prevedeva la sospensione delle istanze già presentate e il divieto di presentarne di nuove nelle aree non comprese tra quelle idonee, nelle more dell’adozione del regolamento regionale».
«La Consulta lo ribadisce senza ambiguità: l’inidoneità di un’area non può equivalere a un divieto assoluto e aprioristico. E la Corte è stata molto chiara anche nell’affermare che un impianto ricadente in parte in area idonea e in parte in area non idonea non è automaticamente vietato. Significa che non può accedere alla procedura autorizzatoria semplificata e che la decisione deve essere assunta attraverso l’esame concreto del singolo progetto».
«Questo è il contenuto del pronunciamento della Corte. Il resto è interpretazione politica interessata».
Tedde sottolinea inoltre che, sulla disciplina nazionale del fotovoltaico a terra nelle aree agricole, la Consulta ha confermato un bilanciamento tra interessi diversi, non una generica prevalenza della linea politica della Giunta regionale.
«La Corte parla di tutela del paesaggio agricolo, del suolo e della biodiversità, ma anche di transizione ecologica e di produzione energetica. Non c’è alcuna investitura politica della Giunta Todde».
«Per questo – conclude Tedde – sorprende che la presidente della Regione presenti la sentenza come una sorta di plebiscito giudiziario sulla propria politica energetica. La Consulta ha fatto il suo mestiere: ha distinto le questioni inammissibili da quelle non fondate e ha richiamato, ancora una volta, i limiti costituzionali già individuati sulla legge sarda.
La transizione energetica va governata, ma governare non significa costruire divieti assoluti né piegare il contenuto delle sentenze alle esigenze della propaganda politica. La Sardegna ha bisogno di regole certe, investimenti, tutela del paesaggio e produzione di energia. Ha bisogno soprattutto di una Regione che rappresenti con serietà gli interessi dei sardi, non di una lettura di parte e “levantina” delle pronunce della Corte costituzionale».








