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Olbia, migranti bloccati al Porto Isola Bianca: “il Siulp chiede una soluzione immediata prima che la tensione degeneri”

Olbia, migranti bloccati al Porto Isola Bianca: “il Siulp chiede una soluzione  immediata prima che la tensione degeneri”

Pala (Siulp Sassari): «non si può ordinare a una persona di lasciare il

territorio nazionale e, contemporaneamente, non metterla concretamente

nelle condizioni di poterlo fare. così si scarica sulla polizia un problema

che deve essere risolto a monte»

Olbia, 29 settembre 2026 – Nell’ultimo anno il fenomeno degli sbarchi autonomi

di cittadini stranieri, in particolare di nazionalità algerina, ha assunto in Sardegna una

dimensione che impone un’attenta riflessione non soltanto sotto il profilo della gestione dei

flussi migratori, ma anche e soprattutto sotto quello dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Una delle manifestazioni più evidenti di questa problematica si sta verificando, ormai

con una certa frequenza, presso il Porto Isola Bianca di Olbia, dove negli ultimi giorni si

è determinata una situazione che il SIULP di Sassari considera meritevole della massima

attenzione da parte delle competenti Autorità provinciali e nazionali.

Il tema non riguarda, evidentemente, soltanto la condizione dei cittadini stranieri

interessati dai provvedimenti di allontanamento, né può essere affrontato attraverso una

contrapposizione tra esigenze diverse. Riguarda, piuttosto, la concreta capacità dello

Stato di rendere eseguibili i propri provvedimenti, evitando che le inevitabili

difficoltà operative finiscano per trasformarsi in situazioni di tensione, protesta e potenziale

turbativa dell’ordine pubblico.

Nelle ultime settimane, infatti, diversi gruppi di cittadini algerini sono giunti

autonomamente sulle coste del Sulcis-Iglesiente, a bordo di piccole imbarcazioni,

venendo successivamente intercettati dalle Autorità competenti e accompagnati presso il

centro di Monastir, dove vengono svolte le previste attività di identificazione e gli ulteriori

adempimenti amministrativi. È proprio nella fase successiva che emerge una evidente

criticità operativa.

A seguito degli accertamenti e dell’adozione dei provvedimenti previsti dalla normativa

sull’immigrazione, lo straniero può essere destinatario di un provvedimento che impone

l’allontanamento dal territorio nazionale entro un determinato termine. La disciplina

contempla, infatti, anche l’ordine di lasciare il territorio dello Stato entro sette giorni nelle

ipotesi previste dalla legge.

Il problema che il SIULP intende porre all’attenzione delle Autorità è, tuttavia,

estremamente concreto: come può essere effettivamente adempiuto un ordine di

allontanamento se il destinatario, una volta lasciato libero sul territorio, non

dispone degli strumenti documentali e operativi necessari per poter

materialmente lasciare l’Isola? È questo il paradosso sul quale occorre intervenire.

I cittadini stranieri, dopo essere stati destinatari dei provvedimenti previsti dalla legge,

raggiungono in diversi casi Olbia, evidentemente perché intendono utilizzare i collegamenti

marittimi con la penisola per lasciare la Sardegna e, successivamente, raggiungere il Paese

di destinazione o di provenienza, ovvero altri Stati europei.

Una circostanza, questa, che dovrebbe essere attentamente considerata nella

pianificazione complessiva delle procedure di allontanamento.

Peraltro, la stessa normativa sull’immigrazione prevede una pluralità di strumenti e

procedure per rendere effettivo l’allontanamento, mentre il Ministero dell’Interno ha

recentemente ribadito l’importanza della cooperazione internazionale e degli strumenti di

riammissione e rimpatrio. L’Italia dispone inoltre di forme di cooperazione con l’Algeria in

materia migratoria, sicché il problema non può essere ricondotto semplicemente all’assenza

di qualsiasi rapporto bilaterale, ma deve essere affrontato verificando quali siano, nel

concreto, le procedure operative utilizzabili e perché esse non riescano, in

determinate situazioni, a tradursi in un effettivo allontanamento. Ed è proprio

qui che si manifesta la contraddizione più evidente.

I migranti acquistano il titolo di viaggio presso le biglietterie del Porto Isola Bianca, ma

successivamente, secondo quanto riscontrato nelle recenti vicende, si vedono negare

l’imbarco a causa di problematiche connesse alla documentazione identificativa e di viaggio.

La situazione è stata recentemente documentata anche dalla cronaca, che ha riferito

della presenza nello scalo olbiese di decine di cittadini nordafricani provenienti dal centro

di Monastir, rimasti bloccati dopo il mancato imbarco verso porti della penisola a causa di

problematiche relative alla documentazione loro rilasciata.

ED È QUI CHE NASCE IL PARADOSSO

Come si può pretendere l’ottemperanza a un provvedimento dell’Autorità

se, contemporaneamente, il sistema non è in grado di assicurare al destinatario

del provvedimento le condizioni materiali e documentali necessarie per

poterlo adempiere?

È una domanda alla quale occorre dare una risposta prima che la questione si

trasformi in un problema di ordine pubblico. Perché quando decine di persone rimangono

bloccate per giorni all’interno o nelle immediate adiacenze di uno scalo portuale, senza poter

proseguire il proprio viaggio, la questione non è più soltanto amministrativa.

Diventa inevitabilmente una questione di sicurezza, gestione delle tensioni e

tutela dell’incolumità degli operatori e degli stessi cittadini stranieri coinvolti.

Negli ultimi giorni, infatti, presso il Porto Isola Bianca si sono registrati momenti di

protesta e di forte tensione, con la presenza, in alcune circostanze, di gruppi numericamente

consistenti di cittadini stranieri, arrivati anche a superare le sessanta unità.

Una situazione che ha richiesto l’impiego di ulteriori dispositivi di sicurezza e, in

considerazione della progressiva criticità dello scenario, anche l’intervento di personale del

Reparto Mobile.

Il SIULP di Sassari ritiene che non sia possibile attendere che tali episodi diventino una

consuetudine o, peggio ancora, che si arrivi a una vera e propria escalation di tensioni.

Non possiamo aspettare che qualcuno si faccia male per intervenire.

Il problema deve essere affrontato adesso, quando esiste ancora la possibilità di

costruire una procedura coordinata, ordinata e soprattutto prevedibile.

La questione coinvolge una pluralità di soggetti: Ministero dell’Interno,

Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Prefettura, Questura, Autorità di

frontiera, strutture deputate all’accoglienza e all’identificazione, autorità

marittime, compagnie di navigazione e amministrazioni competenti in materia

di immigrazione.

Ognuno, evidentemente, deve poter svolgere il proprio compito all’interno di una

filiera amministrativa e operativa nella quale sia chiaro chi deve fare cosa e, soprattutto, cosa

deve accadere quando il destinatario di un provvedimento di allontanamento si presenta

presso uno scalo marittimo per lasciare materialmente il territorio nazionale.

Perché non è accettabile che l’ultimo anello della catena finisca per essere

rappresentato dall’operatore di Polizia in servizio presso la frontiera aeromarittima di Olbia.

Il Poliziotto non può diventare il “cuscinetto” tra una procedura

amministrativa non adeguatamente coordinata e la rabbia di chi si trova

improvvisamente impossibilitato a partire.

Ed è esattamente questo il rischio che il SIULP intende denunciare.

Gli operatori della Polizia di Frontiera aeromarittima di Olbia, già chiamati

quotidianamente a fronteggiare una molteplicità di compiti e responsabilità, si trovano

infatti a dover gestire situazioni che non dipendono dalla loro volontà e che non possono

essere risolte attraverso il semplice impiego di ulteriori pattuglie.

Ma non è soltanto la Polizia di Frontiera a essere coinvolta.

Anche gli uomini e le donne del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Olbia

sono quotidianamente e alacremente impegnati nei servizi connessi alla gestione di questa

particolare problematica, soprattutto sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza

pubblica, dovendo concorrere alla predisposizione dei dispositivi necessari a fronteggiare

le situazioni di tensione che si determinano presso lo scalo portuale.

Si tratta di un ulteriore carico operativo che si inserisce in un contesto territoriale già

caratterizzato da una significativa domanda di sicurezza e nel quale le risorse disponibili

devono quotidianamente essere impiegate per assicurare i servizi ordinari di controllo del

territorio, prevenzione e repressione dei reati e gestione delle numerose ulteriori esigenze di

ordine pubblico.

È pertanto evidente come la problematica dei cittadini stranieri che, dopo essere stati

destinatari di provvedimenti di allontanamento, rimangono di fatto impossibilitati a lasciare

l’Isola, finisca per produrre ricadute operative sull’intero dispositivo della Polizia

di Stato presente a Olbia, coinvolgendo non soltanto gli operatori direttamente deputati

ai controlli di frontiera, ma anche il personale del Commissariato di P.S., chiamato a

concorrere nella gestione delle conseguenti situazioni di ordine pubblico.

Il rischio è che, in assenza di una soluzione strutturale e di una procedura

amministrativa e operativa chiaramente definita a monte, si continui a fronteggiare ogni

singolo episodio attraverso l’impiego straordinario di personale di Polizia, sottraendo risorse

ai servizi ordinari e trasferendo, ancora una volta, sulle donne e sugli uomini in divisa il peso

di una problematica che necessita invece di una risposta coordinata a livello istituzionale.

Se una persona possiede un titolo di viaggio ma non può essere imbarcata per carenze

o incongruenze documentali, il Poliziotto non può materialmente risolvere il problema della

documentazione.

Se quella stessa persona, dopo avere ricevuto un provvedimento che le impone di

lasciare il territorio nazionale, non riesce concretamente a partire, il Poliziotto non può

modificare il provvedimento amministrativo.

E se, conseguentemente, quella persona rimane per ore o per giorni all’interno dello

scalo, aumentando progressivamente il proprio stato di esasperazione, non può essere la

sola presenza delle Forze dell’ordine a costituire la risposta dello Stato.

Serve una soluzione amministrativa e operativa a monte, non una risposta

esclusivamente di ordine pubblico a valle.

Il SIULP non intende certamente mettere in discussione il lavoro delle compagnie di

navigazione, né attribuire responsabilità agli operatori che, a loro volta, devono applicare le

disposizioni previste dalla normativa e verificare la documentazione richiesta per l’imbarco.

Al contrario, proprio per questo riteniamo indispensabile che siano le Autorità

competenti a definire procedure chiare e preventivamente condivise, tali da evitare

che la compagnia di navigazione si trovi nell’impossibilità di imbarcare una persona e,

contemporaneamente, l’Amministrazione dello Stato si trovi nell’impossibilità di assicurare

l’esecuzione del provvedimento di allontanamento.

Il problema, dunque, non può essere lasciato sulle spalle né delle compagnie marittime

né, tantomeno, degli operatori di Polizia.

«NON LASCIAMO CHE UN PROBLEMA AMMINISTRATIVO DIVENTI UN

PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO»

«Come SIULP – afferma Massimiliano PALA, Segretario Provinciale del

SIULP di Sassari – siamo profondamente preoccupati per ciò che sta accadendo al Porto

Isola Bianca di Olbia. Non perché si debba criminalizzare chi manifesta la volontà di lasciare

il territorio nazionale, ma perché non possiamo ignorare il rischio concreto che una

situazione amministrativa non adeguatamente governata finisca per generare tensioni

sempre più elevate».

«Qui – prosegue PALA – non stiamo parlando di un episodio isolato. Stiamo parlando

di una dinamica che rischia di consolidarsi. Persone che arrivano dal Sud Sardegna, vengono

identificate, ricevono un provvedimento che impone loro di lasciare il territorio nazionale e

successivamente raggiungono Olbia perché intendono utilizzare un collegamento

marittimo. Arrivati al porto, però, possono trovarsi nell’impossibilità di imbarcarsi a causa

di problemi documentali. A quel punto cosa accade? Rimangono nello scalo, protestano,

chiedono spiegazioni e la tensione inevitabilmente cresce».

«E chi deve gestire quella tensione? – si domanda il Segretario Provinciale del SIULP

– La Polizia di Stato. E soprattutto gli uomini e le donne della Polizia di Frontiera di Olbia

e del Commissariato di Pubblica Sicurezza, che diventano di fatto il punto di contatto finale

di una problematica che nasce molto prima e che non può essere risolta dall’operatore che

si trova in divisa davanti alla persona che non può partire».

«Non è una critica agli operatori delle compagnie di navigazione, che hanno il dovere

di rispettare le regole sull’imbarco. È, invece, una richiesta molto precisa rivolta alle

istituzioni: se lo Stato ordina a una persona di lasciare il territorio nazionale,

deve anche essere messo nelle condizioni di rendere concretamente possibile

quell’allontanamento, nel rispetto della legge e delle procedure previste».

Il SIULP sottolinea, inoltre, come l’incremento degli sbarchi autonomi in Sardegna

costituisca ormai un fenomeno che richiede una pianificazione specifica. I dati disponibili

mostrano per il 2026 una significativa crescita degli arrivi sull’Isola rispetto all’anno

precedente, con un incremento rilevante rispetto allo stesso periodo del 2025.

«Non possiamo quindi pensare – aggiunge PALA – che Olbia possa continuare a

gestire queste situazioni semplicemente aumentando, di volta in volta, il numero dei

Poliziotti impiegati nello scalo. Sarebbe una risposta emergenziale a un fenomeno che

emergenziale non è più».

«La sicurezza – conclude il Segretario Provinciale – richiede prevenzione,

programmazione e responsabilità istituzionale. Prima che il disagio si trasformi in

protesta, prima che la protesta degeneri in tensione e prima che la tensione

possa trasformarsi in disordine, occorre intervenire».

IL SIULP: «SERVE UNA PROCEDURA UNICA, CHIARA E IMMEDIATA»

Alla luce della situazione sin qui rappresentata, il SIULP di Sassari ritiene ormai

improcrastinabile un intervento organico, coordinato e risolutivo da parte delle

competenti Autorità istituzionali, ciascuna per quanto di rispettiva competenza.

Occorre, infatti, che venga finalmente individuata una procedura operativa

univoca, chiara e preventivamente definita, capace di accompagnare l’intero

percorso che conduce dall’adozione del provvedimento di allontanamento sino alla sua

concreta esecuzione, evitando che ogni singola situazione debba essere affrontata

successivamente e in via emergenziale all’interno del Porto Isola Bianca di Olbia.

È necessario che, già a monte, siano chiaramente verificati i presupposti documentali

indispensabili per consentire l’effettivo allontanamento, così come devono essere

preventivamente individuate le modalità operative da adottare qualora, pur in presenza di

un titolo di viaggio, emergano impedimenti che rendano impossibile l’imbarco. Allo stesso

modo, dovranno essere chiaramente individuate le competenze e le responsabilità dei

diversi soggetti chiamati a intervenire, affinché una eventuale criticità non finisca

automaticamente per trasformarsi in un problema esclusivamente demandato alle Forze di

polizia.

In tale prospettiva, qualora il collegamento programmato non possa essere utilizzato,

dovranno essere previste soluzioni alternative tempestive e concretamente

praticabili, evitando che il cittadino straniero rimanga per giorni in una sorta di limbo

amministrativo e operativo, proprio all’interno dello scalo dal quale dovrebbe invece lasciare

il territorio nazionale.

Parallelamente, appare indispensabile che la gestione di queste situazioni possa

avvenire attraverso un dispositivo di sicurezza adeguatamente programmato, senza che

l’emergenza determinata dalla permanenza dei migranti presso lo scalo finisca per sottrarre

ulteriori risorse ai già gravosi servizi ordinari di controllo del territorio e di prevenzione

assicurati quotidianamente dagli uomini e dalle donne della Polizia di Stato.

Tutto ciò impone, a giudizio del SIULP, anche una riflessione a livello centrale

sull’effettiva eseguibilità dei provvedimenti di allontanamento, affinché gli stessi

non rimangano atti formalmente adottati ma difficilmente traducibili in una concreta uscita

dal territorio nazionale. È evidente, infatti, che laddove esistano ostacoli di natura

documentale, amministrativa, organizzativa o connessi alla concreta possibilità di viaggio,

questi debbano essere affrontati e risolti nell’ambito della filiera istituzionale competente,

anche attraverso il pieno utilizzo degli strumenti di cooperazione internazionale disponibili.

«Quello che chiediamo – conclude PALA – non è una militarizzazione del porto e non

è nemmeno un semplice aumento temporaneo degli uomini in divisa. Chiediamo che lo

Stato si faccia carico fino in fondo delle proprie decisioni. Non si può lasciare una

persona libera sul territorio con l’ordine di partire e poi consentire che, per una serie di

ostacoli amministrativi e documentali, quella stessa persona rimanga bloccata proprio nel

luogo nel quale dovrebbe materialmente lasciare l’Italia».

«E soprattutto – conclude il Segretario Provinciale del SIULP di Sassari – non

possiamo continuare a chiedere alle donne e agli uomini della Polizia di Stato di fare da

cuscinetto tra le contraddizioni di un sistema che deve essere necessariamente coordinato.

La Polizia è chiamata a garantire l’ordine e la sicurezza pubblica; non può

essere chiamata a supplire alle inefficienze o alle mancate connessioni tra le

diverse fasi amministrative che precedono l’esecuzione di un provvedimento di

allontanamento. Se vogliamo evitare che una criticità amministrativa diventi domani una

emergenza di ordine pubblico, è proprio oggi che occorre assumere decisioni chiare,

coordinate e risolutive», chiude la nota del  SEGRET


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