La crisi che sta interessando i Comuni sardi non può essere affrontata continuando a rincorrere l’emergenza. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare prospettiva e innovare il sistema, prendendo in considerazione nuove tecnologie come la pirolisi della plastica, che consente di trasformare determinati scarti plastici in prodotti riutilizzabili. Per questo ho scritto alla presidente di ANCI Sardegna chiedendo di aprire un confronto con gli amministratori locali e verificare l’interesse dei territori verso impianti di trasformazione degli scarti in materia riutilizzabile che siano tecnologicamente innovativi ed ecosostenibili.
L’esempio da seguire potrebbe essere quello di Pettoranello in provincia di Isernia in Molise, un modello che merita di essere studiato anche in Sardegna, per capire se e come possa diventare parte di una nuova filiera industriale dell’Isola visto che, e la cronaca attuale lo conferma, non possiamo più continuare a progettare la gestione dei rifiuti soltanto per affrontare l’emergenza di oggi ma dobbiamo iniziare a costruire la Sardegna dei prossimi 50 anni.
Infatti lo stoccaggio temporaneo e il trasferimento dei rifiuti fuori dall’Isola possono essere necessari per gestire la situazione attuale, ma non rappresentano una soluzione strutturale. La Sardegna è la prima regione italiana per quantità di imballaggi in plastica raccolti pro capite, ma non dispone di una filiera industriale adeguata a gestire i quantitativi prodotti. Quando la capacità degli impianti non è sufficiente, la plastica deve essere caricata sui camion, trasferita nei porti, imbarcata e portata fuori dall’Isola. Più tempo, più complessità e soprattutto più costi, causati dalla nostra condizione di insularità.
Per questo ho già scritto anche al ministro Pichetto Fratin, chiedendo che lo Stato dia concreta applicazione al principio di insularità e sostenga gli investimenti necessari per realizzare in Sardegna infrastrutture moderne per la gestione e la valorizzazione della plastica. Un investimento di questa portata deve essere sostenuto dal Governo e non può ricadere esclusivamente sulle casse regionali.
L’obiettivo deve essere costruire una filiera industriale sarda, capace di selezionare, trattare e valorizzare la plastica, riducendo progressivamente la necessità di trasferire i rifiuti oltre mare e creando competenze, tecnologia, occupazione ed economia circolare. Dobbiamo avere il coraggio di innovare, la crisi della plastica deve diventare l’occasione per affrontare una questione che riguarda il futuro dell’Isola.








