In vista dell’imminente referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026, il Partito Democratico di Alghero si è attivato (in linea con la mobilitazione nazionale guidata da Elly Schlein) per illustrare le criticità della cosiddetta “Riforma Nordio”.
A partire dalle ore 17:00 nella sala della Fondazione Laconi, in via Mazzini 99 ad Alghero il PD e l’ANPI, hanno promosso un incontro sul Referendum sulla giustizia, per spiegare le ragioni del NO.
Una sala stracolma di gente, con tanti rimasti in piedi e all’ingresso, a testimoniare del grande interesse che la chiamata al voto sta calamitando.
Ha introdotto i lavori Enrico Daga segretario del partito, mentre Mimmo Pirisi Presidente del Partito Democratico di Alghero ha coordinato gli interventi
E’ intervenuto per i saluti istituzionali, il Sindaco Raimondo Cacciotto, poi è stata la volta Tore Scala referente ANPI di Alghero.
Ma l’attenzione è stata calamitata dagli interventi di Monia Adami magistrata e di Giuseppina Sanna anch’essa magistrato.
Poi l’intervento della Costituzionalista e docente universitaria Carla Bassu, Poi è stata la volta degli avvocati Vittorio DELOGU, Claudio Montalto e Antonello Pais, e da Massimo Pintus Segretario Provinciale del PD di Sassari, ,.
Spazio anche all’ex Sindaco Mario Bruno della Direzione Regionale del PD e a Pietro Sartore consigliere comunale.
Le conclusioni sono state tenute da Marco Meloni Senatore del PD. Quasi tre ore di interventi molto qualificati, per spiegare le ragioni per bocciare una riforma che punta ai pieni poteri al premier
Si è sostenuto che dividere le carriere tra magistrati giudicanti (chi decide) e requirenti (i PM che accusano) non serve a rendere i processi più veloci, ma rischia di isolare il Pubblico Ministero. Il timore è che quest’ultimo finisca inevitabilmente sotto il controllo dell’Esecutivo, rompendo l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
L’introduzione del sorteggio per i membri del Consiglio Superiore della Magistratura è vista come una “lotteria della democrazia”. Il sala è stato detto che mina la competenza e l’autorevolezza dell’organo di autogoverno.
Non risolve il problema delle correnti, ma rende il CSM più debole e influenzabile dalla politica. La posizione del Partito Democratico si basa proprio su questa preoccupazione: che la cura proposta dalla riforma sia, in realtà, peggiore del male che si prefigge di estirpare.
L’idea di sorteggiare i membri del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) nasce per eliminare il “correntismo” (ovvero il potere delle correnti sindacali interne alla magistratura di decidere nomine e promozioni). Tuttavia, le critiche sollevate nell’assemblea sono state chiare:
Se i membri sono estratti a sorte, non rispondono più a un programma o a un’idea di giustizia condivisa, rendendo l’organo una collezione di singoli individui più facilmente manovrabili.
Con un CSM “atomizzato” dal sorteggio, i membri laici (quelli eletti dal Parlamento) potrebbero assumere un peso politico sproporzionato, finendo per dettare l’agenda dell’organo.
La riforma prevede la creazione di due CSM distinti: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Questa divisione rompe l’unità della magistratura. Il rischio è che il CSM dei PM diventi una struttura gerarchica più vicina al potere esecutivo (il Governo), perdendo quella cultura della “giurisdizione” che oggi accomuna chi accusa e chi giudica.
Due organi piccoli e separati hanno meno forza politica di un unico organo costituzionale compatto nel difendere l’autonomia della magistratura da invasioni di campo della politica.
Un altro punto critico evidenziato è l’istituzione di un’Alta Corte per i procedimenti disciplinari, esterna al CSM e composta anche da membri nominati dalle alte cariche dello Stato.
Gli esperti intervenuti temono che questa Corte diventi uno strumento di pressione: un magistrato che si occupa di inchieste scomode per la politica potrebbe trovarsi a essere giudicato da un organismo la cui composizione è influenzata dalla politica stessa.
La conclusione sostenuta ad Alghero, da tutti indistintamente è che la riforma ( che non riforma nulla) non elimini le correnti, ma le sostituisca con una subordinazione indiretta alla politica, svuotando il CSM della sua funzione di “scudo” per l’indipendenza del singolo giudice.
La riforma costituzionale promossa dal ministro Nordio non è un semplice ritocco procedurale, ma un intervento “chirurgico” che va a modificare il Titolo IV della Parte Seconda della Costituzione, quello dedicato alla Magistratura.
Nello specifico, il disegno di legge interviene su sei articoli chiave (dal 102 al 112) per ridisegnare l’architettura del potere giudiziario in Italia, e la Costituzione è stato detto con chiarezza, non si tocca a maggioranza, ma sono i rappresentanti dei cittadini, tutti, che concorrono, in via del tutto ecezionale, alla sua modifica. Esattamente quello che oggi non è avvenuto
Ed è stato sottolineato da Mimmo Pirisi – che “questa Riforma ( che non riforma nulla) che cambia ben sei articoli della Costituzione ha avuto un grande pregio: quello di rimettere in moto le coscienze democratiche, perchè le persone si stanno mobilitando, vogliono ascoltare e sapere, e il metro, quello visto e toccato con mano è stato una sala stracolma di persone, quella della Fondazione Laconi, erano anni che non si vedeva tanta gente, neanche in occasioni delle elezioni Comunali”. Ed è tutto dire che sia un termometro.








