Sabato 10 Ottobre, aggiornato alle 23:09

L’ignoranza che imperversa dietro una cultura che non c’è

L’ignoranza che imperversa dietro una cultura che non c’è

L’ignoranza  imperversa dietro una cultura non esistente, con il solo uso dell’intelligenza artificiale, il rischio di affidarsi a questa senza avere una base culturale o conoscitiva solida, diventa il prezzo che dobbiamo pagare.

Tema  di grande attualità nel dibattito socio-politico, perché è vero  la tecnologia può aumentare la conoscenza, ma solo se supportata da un pensiero critico e da una cultura di base. Altrimenti, pur avendo accesso a immense informazioni, si rischia la creazione di una “conoscenza senza fondamento”, superficiale, a tratti anche distorta.

Un fenomeno che può diventare epidemico, perchè senza strumenti critici, le informazioni diventano superficiali, astratte, valide per tutto..

La trasformazione di benemeriti ignoranti, in accademici della crusca, è il primo segnale che deve allarmare, e far diffidare. In questa città, nel giro di poco tempo, siamo passati dalla produzioni di testi, di post sui social, infarciti di errori, sgrammaticature e punteggiature claudicanti, quindi “normali”, alla realizzazione di contenuti che si elevano alla perfezione. E’ stato abbandonato il parlar come si mangia,e si è fatta rotta sulla eccellenza oratoria che diventa scritta, annichilendo e distruggendo il passato, e restituendo un contenuto che è l’esaltazione dell’algoritmo, usato, che diventa protagonista assoluto. Perfetto.

Allora non rimane che fare la prova, nel leggere di tanta cultura, che spazia dal sociale, al filosofico, al politico, chiudere gli occhi e immaginarsi queste persone, che sono dietro agli scritti prodotti, sentirle parlare, per capire che è stata messa in piedi una fenomenale truffa nei nostri confronti. Nessuno escluso.

La tendenza, ormai consolidata, è  fare affidamento solo su algoritmi per ottenere risposte, generare testi, immagini e conoscenza, distaccandosi dall’esperienza, dalla riflessione critica e dalla pluralità di saperi umani. Questo sta generando un’altra categoria di persone, dove l’ignoranza che imperversa è figlia della cultura che non c’è. Una nuova forma di ignoranza, amplificata, figlia dell’IA.

La rete, ormai alla portata di tutti, da accesso a immense informazioni, che però crea  una  finta conoscenza, perchè senza fondamento, superficiale e disarticolata.

Ecco che si sviluppano illusioni di sapere, dove i lettori percepiscono il contenuto come informativo, mentre è noto che la IA riproduce strutture linguistiche e narrative ed esalta la perfezione del testo.

Il sapere reale, e quello artificiale non si muovono di pari passo, e il vero obiettivo, da oggi, è saper distinguere tra sapere vero e pseudo-conoscenza artificiale,  in un mondo dove i contenuti culturali emergono  da algoritmi piuttosto che da esperienze umane accumulate  e conoscenze strutturate e quindi competenze. Dove un raglio d’asino non si può confondere perché tale deve rimanere.

E accogliamo con sommo piacere, i testi di chi comunica, in tutti gli ambiti, social compresi, usando tastiera e cervello, con la consapevolezza che chi scrive, anche a nome di terzi,  lancia messaggi veri e un testo reale, che non si scolla dalla realtà, non cerca termini roboanti, per dire quello che si vede, si sente, si legge. Perché la prima onestà, quella che in tanti cercano, e che in molti hanno perso, si deve trovare tra le righe e fra un punto e l’altro. E noi abbiamo ormai da tempo scelto, di stare con questi.

 


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