Una classe di 5 bambini e bambine a Uri, in via Alghero
Due insegnanti
Salvatore Erittu entra e gli sguardi si sgranano
Due insegnanti accompagnano lo svolgersi dell’incontro, e interagiscono con lo speaker e i ragazzi
Tutti e tutte sanno chi è che parlerà loro del fenomeno del bullismo
Un ragazzo con la tuta blu dice “Prendono in giro”
Una ragazza dall’astuccio viola dice: “Ti prendono di mira ogni giorno, ti fanno stare male. Ti giudicano”
Si passa subito all’importanza dello stabilire relazioni, al relazionarsi attraverso la scuola
Erittu racconta alla sua giovane platea il suo percorso scolastico, non ho avuto la fortuna che qualcuno mi “spiegasse” lo strumento scuola.
Giovani come semi da cui far sbocciare l’albero della vita: a scuola imparate i valori.
Tutto si basa su tre pilastri: la parte cognitiva legata appunto all’intelligenza cognitiva che è in sostanza la capacità di ragionare, scegliere e capire una abito scolastico (più cose si imparano più competenze si acquisiscono) e sportivo; la parte emotiva, legata alla conoscenza e al controllo dell’emozione; la parte educativa, legata appunto all’esperienza del compiere scelte giuste, o sbagliate se non si controllano le emozioni e non si apprendono i valori.
“Non ero un grande studente. A scuola incontro subito l’ostacolo del bullismo. Allora ho scelto di nascondermi dietro un gruppo di “forti”. Si può sbagliare, si deve tornare indietro”.
Il presente è il cyberbullismo, che colpisce da “dietro uno schermo” provocando molto dolore amplificandolo attraverso più mezzi di comunicazione, in primis lo smartphone. “Un gruppo in cui mi prendevano in giro, mi ha fatto male molto”. Dice con sincerità uno degli studenti, dimostrando coraggio.
Tutti e tutte dicono che sarebbero in grado di stare senza telefonino. Qualcuno per scelta, qualcuno per scelta dei genitori. Qualcuno addirittura per auto limitazione: “La vista mi si offuscava, e non riuscivo a ricordare”. “Io in estate a un campo scuola, non potevo usarlo”. “A me distrae il telefonino”. “Io per scelta per una settimana non l’ho usato, mi faceva venire mal di testa”. La paura di restare senza telefonino è la nomofobia. Sintomi? Salvatore Erittu li scrive alla lavagna: ansia, controllo impulsivo delle notifiche, difficoltà a disconnettersi. Ne derivano disturbi del sonno, aumento stress/ansia, diminuzione della concentrazione, problemi di autostima. Spesso ci si appoggia a costruzioni di immagini soltanto virtuali.
Qualcuno sorride.
Salvatore Erittu racconta la sua esperienza di pugile professionista: ottima carriera, ma in un caso specifico, in un incontro specifico, il suo avversario lo ha cyber-bullizzato. Contenuti che diventano virali, che spesso servono a dileggiare.
Lavorate sui tre tipi di intelligenza, è il messaggio: facendo con consapevolezza. “Io da adulto ho ripreso a studiare, a formarmi. Da ragazzino sono stato bullo, attaccavo per paura, per insicurezza, per avere l’approvazione degli altri”.
Si passa alla fase del gioco, adattato però proprio a possibili effetti dati dall’uso dei supporti telematici e delle problematiche connesse.
Dopo una fase ludica si passa alle domande: la figura del pugile affascina, e dopo una fase iniziale il ghiaccio si rompe e il dialogo si apre.








