Domenica 11 Ottobre, aggiornato alle 15:47

I nuovi “vinti” della Sardegna: a Porto Torres le pale cinesi per il parco eolico tra Ittiri e Villanova

I nuovi “vinti” della Sardegna: a Porto Torres le pale cinesi per il parco eolico tra Ittiri e Villanova

Sbarcato al porto industriale il carico della multinazionale tedesca RWE. Dieci aerogeneratori alti 200 metri pronti a cambiare per sempre il paesaggio di Monte Unturzu. Esplode la protesta dei comitati, ma resta l’ombra di un’indignazione rassegnata.

Una volta c’erano i “vinti” di Giovanni Verga. Oggi, a guardare cosa sta accadendo nel nord-ovest della Sardegna, i nuovi vinti sembrano essere i sardi: un popolo a cui spesso pare essere rimasta soltanto la forza di indignarsi, per poi finire — quasi per una fatale rassegnazione – per accettare, seppur a malavoglia –  ciò che piove dall’alto. E oggi, dall’alto, piovono le gigantesche pale dell’eolico.

Nelle ultime ore, le acque del Golfo dell’Asinara hanno visto l’arrivo di una mastodontica nave cargo battente bandiera di Singapore. Lunga 200 metri, larga 33, la nave ha attraccato al porto industriale di Porto Torres scortata dai rimorchiatori, sotto gli sguardi incuriositi dei passanti sul lungomare.

Ma dietro quell’imponente manovra navale non c’è una semplice operazione logistica, con lei  viaggia un enorme carico di pale eoliche di fabbricazione cinese, destinate a occupare per giorni gli spazi del Consorzio Industriale in attesa del trasporto verso l’interno.

Il materiale è destinato al controverso progetto “Alas”, promosso dal gigante energetico tedesco RWE. Il piano prevede la costruzione di un impianto composto da dieci aerogeneratori da 6,6 megawatt ciascuno, per una capacità complessiva di 66 megawatt e un’altezza che raggiungerà i 200 metri.

L’impatto sul territorio sarà significativo poichè 8 aerogeneratori saranno installati nel comune di Ittiri, altri 2 aerogeneratori nel territorio di Villanova Monteleone, e il 2027 è l’anno anno previsto per l’entrata in esercizio dell’impianto.

Il simbolo di quello che i comitati locali definiscono uno “sfregio permanente” è Monte Unturzu, a Ittiri. Qui i crinali incontaminati rischiano di trasformarsi per sempre, spazzando via un’identità paesaggistica millenaria in nome di un business che di “green” sembra avere ben poco.

«Non si tratta di transizione ecologica, ma di puro colonialismo energetico e speculazione finanziaria: tecnologia cinese gestita da multinazionali tedesche, calata dall’alto sulle spalle della Sardegna», attaccano gli attivisti.

Di fronte all’arrivo del cargo, si è subito riaccesa la macchina della mobilitazione. A monitorare la rotta del mercantile è stato il gruppo Bardiania de Sa Nurra pro sa Sardinnia, associazione in prima linea contro la speculazione energetica nell’isola. Poi il Coordinamento Gallura contro la speculazione eolica e fotovoltaica, che posta persino un video che mostra una pala, che viene movimentata, ciclopica! Attivo anche il Presidio Permanente del Popolo Sardo, che pubblica le immagini del gigantesco basamento preparato per ospitare un aerogeneratore

L’obiettivo dei manifestanti è puntare il dito non solo contro le multinazionali, ma anche contro le responsabilità politiche e istituzionali a tutti i livelli — dagli amministratori locali alla Regione Sardegna, fino al Governo nazionale — accusati di aver autorizzato, taciuto o voltato le spalle al territorio. Compreso il dito puntato degli italici, che  a cadenza quotidiana parlano del caso Sardegna contraria alla transizione energetica

Ed è questo il punto su tutto. Si confonde, volutamente,  la transizione con la devastazione dei territori e la speculazione

La vera incognita, tuttavia, rimane l’efficacia di queste lotte. Il rischio, paventato da molti residenti e osservatori, è che si assista all’ennesima fiammata d’orgoglio destinata a spegnersi in fretta. Un copione già visto nell’isola, riassunto da quell’amaro proverbio popolare che troppo spesso accompagna le vicende sarde: «già passa!».

Resta da capire se questa volta la comunità locale riuscirà a trasformare l’indignazione in una vera tutela del proprio futuro, o se Monte Unturzu diventerà l’ennesimo monumento alla resa dei nuovi “vinti”.

Una minoranza si oppone, manifesta, grida e si indigna, la restante parte, la maggioranza osserva quasi con distacco, batte la rete alla ricerca di filmati e testimonianze  che irritano, salvo poi, voltare la testa da altre parti, laddove non c’è bisogno di impegno, di lotta, di manifestare e sporcarsi le scarpe. Sono loro i “nuovi vinti”


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