Ci sono immagini che trascendono ogni frase, istantanee capaci di raccontare un’emozione senza bisogno di aggiungere una singola parola. Si commentano da sole. Il calcio e la città di Alghero sono stretti da un filo indissolubile: una trama che negli anni si è tesa, a tratti parsa spezzarsi, per poi riannodarsi con una forza persino superiore al passato. E il teatro di questo ritrovato abbraccio non poteva che essere il ” Mariotti”, il tempio storico del calcio cittadino.
Domenica scorsa, oltre quattromila mani hanno applaudito e salutato il ritorno del calcio giocato sul prato del Mariotti. Senza tema di smentita, la tribuna centrale non si era mai vista così stipata, gremita in ogni ordine di posto. Al di là della fisiologica presenza dei soliti “curiosi” della domenica, dagli spalti è arrivato un segnale inequivocabile: Alghero ha una fame di grande calcio che non può più essere ignorata e possiede tutte le carte in regola per ambire a traguardi di ben altra categoria.
Un entusiasmo di queste dimensioni porta con sé una riflessione inevitabile sulla struttura che lo ospita. Oggi appare evidente che gli interventi di pura manutenzione o semplice restyling non bastano più. Serve il coraggio di progettare il futuro con visione e modernità. L’occhio cade inevitabilmente sulla “vecchia” gradinata: un settore che chiede a gran voce di essere abbattuto e ricostruito da zero, secondo canoni e metodologie architettoniche all’avanguardia.
Un’esigenza resa evidente da un dettaglio che lascia l’amaro in bocca: vedere tanti tifosi rimasti fuori dai cancelli d’ingresso per stringenti questioni di capienza e sicurezza piange davvero il cuore. A chi non è potuto entrare devono andare le scuse sincere di noi “fortunati” che eravamo all’interno. È facile immaginare la frustrazione, mista a rabbia, di chi si è visto precluso l’accesso a uno spettacolo storico per la comunità. Una situazione del genere non deve ripresentarsi mai più: Alghero merita un impianto all’altezza della sua gente.
Tuttavia, la cartolina che la giornata consegna alla storia cittadina resta straordinaria. Vedere tanta gente spingere la squadra dal primo all’ultimo minuto rappresenta un viatico eccezionale per il prosieguo della stagione. Se queste sono le premesse, la piazza può legittimamente sognare in grande.
E le premesse, va detto, non si fermano sugli spalti. In campo si è vista una squadra di assoluto livello: una rosa altamente competitiva, bilanciata in ogni reparto e composta da giocatori visibilmente motivati. Al timone c’è mister Mauro Giorico, un maestro che sta plasmando in silenzio e a fari spenti l’ennesimo capolavoro della sua carriera. Non servono proclami quando parla il valore dei singoli e dell’organico: i nomi nello scacchiere giallorosso certificano che questo gruppo ha tutto per trasformare il Mariotti in un fortino inespugnabile.
Ora l’attenzione si sposta subito al prossimo impegno: domenica si va a Tempio per un banco di prova di prim’ordine. Ma questo Alghero, forte dell’abbraccio di un’intera città, ha dimostrato di avere idee chiarissime e il carattere giusto per imporre il proprio gioco anche lontano dalle mura amiche.








