Venerdì 5 Giugno, aggiornato alle 22:38

Sanità, Sorgia (FdI): “Malati di SLA abbandonati nei Pronto Soccorso”

Sanità, Sorgia (FdI): “Malati di SLA abbandonati nei Pronto Soccorso”

“Una situazione inaccettabile, che ha dell’incredibile e che sta generando disperazione tra i malati gravissimi e le loro famiglie. È inammissibile e disumano che un paziente affetto da SLA, in condizioni di assoluta criticità, debba attendere oltre 14 ore in una sala d’attesa di un Pronto Soccorso, trattato con una negligenza che non esito a definire vergognosa. I malati non sono cittadini di serie B né semplici numeri da parcheggiare in un angolo, e non possono essere lasciati a morire di burocrazia e inefficienza”.

Con queste parole Alessandro Sorgia, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, denuncia un gravissimo episodio di malasanità avvenuto nelle scorse ore, facendosi portavoce del dramma vissuto dalle famiglie dei malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica, una tematica che lo vede da tempo impegnato in prima linea. Nella serata di ieri, un paziente affetto da SLA da oltre vent’anni, tracheotomizzato, nutrito tramite PEG e completamente dipendente dall’assistenza sanitaria, è stato trasportato in ambulanza al Pronto Soccorso per una grave e dolorosa emergenza: a causa del blocco involontario della mandibola provocato dalla patologia, la lingua è rimasta incastrata fuori dalla bocca, sviluppando rapidamente gonfiore, indurimento e un principio di necrosi. Dalle 18:00 del pomeriggio fino al mattino successivo, il paziente è stato lasciato in sala d’attesa. Solo dopo oltre 14 ore di attesa, e a seguito delle disperate insistenze della famiglia che ha dovuto letteralmente scuotere l’attenzione dei medici del Pronto Soccorso, un medico si è infine avvicinato al malato. L’esito di questa estenuante attesa ha dell’incredibile: al paziente è stato semplicemente comunicato che quanto accaduto è “una conseguenza della malattia”. La soluzione proposta? La prescrizione di cortisone e le immediate dimissioni per rimandarlo a casa. 14 ore di calvario per una prestazione che, se effettuata tramite accesso diretto nel reparto competente, avrebbe richiesto dieci minuti. Parcheggiare per 14 ore in una sala d’attesa promiscua un malato di SLA, già estremamente fragile e con difese immunitarie compromesse, significa esporlo al rischio altissimo e inaccettabile di contrarre virus, batteri e infezioni di vario genere. Un azzardo che per questi pazienti può rivelarsi letale. Il consigliere di FdI punta poi il dito contro le cause strutturali di questo disastro, denunciando lo smantellamento di una rete di assistenza che per anni aveva protetto questi malati: il mancato accesso diretto in Rianimazione. “Da tempo la comunità scientifica e le direzioni sanitarie più avvedute sostengono che i malati di SLA, specialmente se tracheotomizzati e in emergenza, non debbano mai passare per il Pronto Soccorso. Devono essere indirizzati direttamente nei reparti di Rianimazione per una presa in carico immediata, sicura e specifica. Questo protocollo di buonsenso è stato clamorosamente ignorato” dichiara Sorgia. La fine del “Progetto di Area Critica” e l’assurda pretesa dirigenziale grava sui malati: per circa 30 anni, le cure domiciliari hanno contato su un progetto specifico per i malati di SLA, sostenuto dall’abnegazione di infermieri volontari che garantivano assistenza vitale alle famiglie anche fuori dall’orario di servizio. Da circa un anno, per un incomprensibile ordine dirigenziale, si è deciso di cancellare questo progetto, vietando al personale di operare fuori orario e imponendo che tutto venga svolto esclusivamente durante il turno ordinario. Una pretesa assurda e materialmente impossibile da realizzare, considerata l’eccezionale e già insostenibile mole di lavoro che grava quotidianamente sul personale territoriale. Burocrazia al posto della medicina: Oggi le proroghe dei piani di assistenza vengono spesso decise “a tavolino”, senza che il personale medico e infermieristico possa recarsi periodicamente a domicilio per monitorare l’evoluzione della malattia.

“Il risultato di queste scelte scellerate è sotto gli occhi di tutti: pazienti abbandonati a se stessi e scaricati nei Pronto Soccorso senza alcuna assistenza specifica. Le responsabilità politiche di questo scempio hanno un nome e un cognome: Alessandra Todde” continua Sorgia.
“La Presidente Todde non solo non riesce a gestire le emergenze, ma sta di fatto perpetrando il definitivo sfascio della sanità sarda. È inaccettabile che si continuino a fare squallidi giochi di potere, tutto, drammaticamente, sulla pelle dei sardi e dei pazienti più fragili. Chiedo direttive immediate per garantire l’accesso diretto in Rianimazione per i malati SLA in emergenza e il ripristino dell’assistenza domiciliare. La salute non può essere merce di scambio per gli equilibri politici della Giunta”, conclude Sorgia.


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