“Queste son le vivande che allietano la mensa della Bastida di Sorres, ove cavalieri e dame, mercanti e pellegrini trovano ristoro. Ciascun piatto è frutto di dotta ricerca e di arte culinaria, rievocato dalle sapienti mani degli scolari e della scolare dell’IPSAR, perché non vada dispersa la memoria delle mense d’un tempo“
La Bastida di Sorres non è soltanto rievocazione storica, ma anche laboratorio di esperienze, crescita e formazione. Nella giornata di sabato, i riflettori si sono accesi sui ragazzi e le ragazze dell’IPSAR di Alghero, protagonisti di una straordinaria prova di professionalità e passione: la realizzazione di tre piatti ispirati alla cucina medievale, frutto di un lavoro di ricerca d’aula e di dedizione pratica.
Con cura dei dettagli, studio delle fonti storiche e una sorprendente creatività, gli studenti hanno saputo trasformare ricette antiche in piatti capaci di emozionare il pubblico, raccontando il Medioevo attraverso i sapori. Coordinati dal professore di cucina Antonio Deruda, gli studenti Gueye Fallou Senegal e Fois Alessio si sono dedicati alla realizzazione del Coniglio gentilizio alla maniera della Corte Sabauda. Sara Serrenti e Giorgia Furioso hanno invece cucinato il pollo dorato allo zafferano con granelli di farro arrostiti. Giulia Merella e Arianna Salis si sono cimentate nella Vivanda di pecora in brodo d’erbe. Un esercizio di memoria e innovazione che ha conquistato visitatori e rievocatori, dimostrando come la cucina possa diventare ponte tra generazioni e strumento di conoscenza del territorio.
L’esperienza segna l’avvio di una collaborazione preziosa tra l’Associazione Bastida di Sorres e l’IPSAR di Alghero guidato dal dirigente Angelo Parodi, una sinergia che vuole crescere nel tempo e che mette al centro i giovani, veri custodi del futuro.
«La Bastida di Sorres – sottolinea l’Associazione – è un lavoro di armonia che dura tutto l’anno e che coinvolge tanti protagonisti. Gli studenti dell’IPSAR hanno portato entusiasmo, competenza e freschezza: grazie a loro il Medioevo è tornato in vita anche in cucina, con piatti che parlano di ricerca e identità. La nostra volontà è di proseguire su questa strada, perché eventi come questo non sono solo rievocazioni, ma occasioni di crescita culturale e comunitaria».
Un segno concreto che la Bastida non è soltanto spettacolo e memoria, ma progetto vivo, capace di unire scuola, territorio e patrimonio storico in un’unica grande narrazione.








