Rinnovabili. Intervista a Michele Meloni presidente del circolo di Sassari di Legambiente Sardegna : “Carbone per la Sardegna”
Michele Meloni dal 2018 è il presidente del circolo Legambiente di Sassari , con lui cerchiamo di fare il punto sul dibattito in corso nell’isola sulle energie rinnovabili ed in particolare sull’area del nord-ovest della Sardegna.
Domanda. Michele mentre in Sardegna il dibattito sulle rinnovabili è decisamente bollente in questa calda estate, nessuno denuncia che il phase out, cioè lo spegnimento delle 2 centrali a carbone presenti in Sardagna e della Sarlux che produce energia bruciando i derivati della raffinazione del petrolio (syngas) è stato spostato di 3 anni, dal 2025 al 2028. E’ possibile che il mondo ambientalista sardo non denunci con forza questo fatto devastante per il clima, per l’ambiente e per la salute? Quale è la posizione di Legambiente?
R – Legambiente da anni è impegnata nel contrasto agli impianti alimentati dai fossili ed in specie dal Carbone. A Fiume Santo in comune di Sassari è in funzione una importante e notevole centrale termoelettrica alimentata con carbone che deve essere chiusa il più rapidamente possibile, era appunto indicato il 2025. Purtroppo il ritardo nella realizzazione del collegamento del Tyrrhenian Link e nello sviluppo delle rinnovabili ha fatto slittare la data per la dismissione. Nel mese di febbraio scorso abbiamo svolto una importante conferenza a Porto Torres anche con la presenza dei dirigenti regionali e nazionali e del mondo scientifico per denunciare gli enormi ritardi della passata giunta regionale. Abbiamo già chiesto pubblicamente alla attuale giunta Regionale una svolta per accelerare la chiusura delle centrali a fonti fossili. Si parla poco della SARLUX che produce una quantità notevole di energia elettrica dalla gassificazione dei residui della raffinazione annua di 13 milioni di Ton di petrolio. Nel contempo vengono immesse in atmosfera 6,140 milioni di Ton di CO2 che corrispondono al 40% del totale delle emissioni di CO2 della Sardegna.
- Veniamo alle polemiche sui progetti sulle rinnovabili? Di recente in un dibattito pubblico ad Alghero Vincenzo Tiana ha dichiarato che non c’è assalto di pale e pannelli fotovoltaici in Sardegna. I dati resi pubblici dalla presidente della Sardegna Alessandra Todde sembrano confermare: sono 37 i progetti che non potranno essere fermati in attesa dell’individuazione delle aree idonee per l’installazione degli impianti di rinnovabili. Ma allora come spiegare che cosa sono questi 850 progetti per circa 54,7 Mw?
Infatti la realtà come aveva spiegato correttamente Vincenzo presenta centinaia di richieste preventive di connessione a TERNA e molti progetti, in misura ridotta, al Ministero dell’ambiente per la VIA nazionale sede nella quale interviene la Regione ma possono presentare osservazioni anche i comuni ,le associazioni ed i cittadini. E’ obbligatorio il parere della soprintendenza seppure non vincolante. La commissione VIA può dare un parere positivo con un decreto che non è vincolante per le regioni e quindi anche per quella sarda. Infatti le regioni attivano la istruttoria della autorizzazione unica che coinvolge formalmente in conferenza dei servizi tutti gli enti territoriali competenti. Insomma il parere positivo del Ministero non fa discendere l’obbligo per la Regione a realizzare l’impianto ed aprire il cantiere. Pertanto Legambiente richiede un energico ruolo di controllo da parte della Regione in maniera da poter selezionare i migliori progetti che devono necessariamente essere compatibili con il paesaggio e l’ambiente e respingere quelli impattanti. Nella vasta area Sassari-Porto Torres-Alghero sono stati presentati decine di progetti sia eolici che FV, spesso in sovrapposizione tra loro. Spetta alla Regione attivare, “prima di subito”, un tavolo tecnico con il coinvolgimento degli enti locali per un esame complessivo ed eliminare l’effetto cumulativo dei progetti, che tanta confusione sta ingenerando nell’opinione pubblica. Contestualmente è necessario procedere preliminarmente con urgenza alle operazioni di disinquinamento dei suoli e della falda. In estrema sintesi la pianificazione delle rinnovabili deve essere una occasione per la riqualificazione ambientale del vasto territorio del nord-ovest.
- Ma perché la Sardegna deve installare 6.2 Gw al 2030 e l’altra isola la Sicilia, che verrà collegata dal cavo sottomarino Tyrrhenian Link dovrà realizzare nuovi 10,4 Gw di energia prodotta da rinnovabili?
Precisiamo che la Sardegna sconta l’isolamento totale dal punto di vista energetico fino al 2011 quando è stato realizzato l’elettrodotto sottomarino SAPEI proprio a partire da Fiume Santo fino a Latina nel Lazio. In tale modo è stato rafforzato il modesto Sa CO I che parte da Codrongianos ed attraverso la Corsica arriva in Toscana. Il progetto di Terna del Tyrrhenian Link, in campo in questi anni, è indispensabile per rafforzare la interconnessione attraverso la Sicilia e poi la Campania con la rete nazionale ed europea. Si tenga conto che lo sviluppo delle rinnovabili sarà presente maggiormente nelle regioni del sud. In particolare TERNA segnala la maggiore richiesta di connessione in Puglia con 90 GW , in Sicilia con 70 GW ed al terzo posto la Sardegna con 54,7 GW. La interconnessione tra le regioni sarà indispensabile negli scenari futuri.
- Che cos’è il Thyrrenian link e a che cosa serve? Legambiente Sardegna ha presentato osservazioni su questo progetto?
IL PIANO NAZIONALE INTEGRATO ENERGIA E CLIMA PNIEC inquadra bene le prospettive del settore elettrico a livello nazionale ed europeo. Il PNIEC già dal gennaio 2019 aveva confermato le intenzioni di procedere al “phase out” del carbone entro il 2025. A ciò si aggiunge che i target fissati all’interno del PNIEC prevedono, che entro il 2030 sarà necessaria a livello nazionale l’installazione di circa 80 GW di nuova capacità FER, fornita quasi esclusivamente da fonti rinnovabili non programmabili come eolico e fotovoltaico. Pertanto, è stata confermata l’esigenza della realizzazione del collegamento doppio bi-terminale HVDC “Tyrrhenian Link”. Tale progetto consentirà, quindi, di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti elettrici a fronte del decommissioning degli impianti a carbone,
Legambiente ha proposto un ruolo attivo della Regione considerata l’importanza strategica dell’opera e far assurgere Selargius ad un ruolo nazionale a patto di creare la citta’ dell’innovazione e dell’energia con un campus tecnologico
- Lei e Legambiente Sardegna come vedete la transizione e, in particolare, il ruolo del metano per i poli industriali di Porto Torres e Portovesme?
- La Sardegna, si candida ad essere luogo di sperimentazione delle principali politiche del Green deal europeo, che costituisce il riferimento, riconosciuto a livello planetario, per la più avanzata sfida per la costruzione di un futuro prossimo sostenibile e la qualità dello sviluppo. Questa sfida è basata su un vero e proprio cambio di paradigma: fondato su una visione sistemica – e non “lineare” – che tende sempre a tenere insieme indissolubilmente l’avanzamento tecnico scientifico con la coesione sociale, la qualità dell’ambiente di vita, la creazione di lavoro sempre più qualificato.
- Nel convegno del febbraio scorso a Porto Torres abbiamo respinto con fermezza l’ipotesi della ipotetica dorsale sarda del metano, un investimento fortemente impattante e di alto costo ambientale e finanziario, ormai superata dal punto di vista energetico, che ritarderebbe di decenni la Transizione. Infatti per gestire il periodo transitorio tra la chiusura delle centrali a carbone ed il sistema delle rinnovabili sono sufficienti i pochi depositi costieri di GNL già in esercizio, autorizzati ed in via di autorizzazione per un totale inferiore agli 80.000 mc. Inoltre, è in via di realizzazione la alimentazione delle principali aree urbane attraverso i 38 bacini di distribuzione locale. Si deve tenere conto del processo di elettrificazione dei consumi domestici che ha ridotto notevolmente la potenziale richiesta di metano per registrare allo stato attuale solo 15.000 utenze rispetto alle centinaia di migliaia ipotizzate.
- In sostanza la Sardegna si trova in una situazione nella quale lo svantaggio della mancata metanizzazione è diventata, considerando il Green Deal europeo e i Goals dell’Agenda 2030, un’opportunità: quella di essere l’unica regione italiana nella quale la transizione non può che essere gestita attraverso le fonti di energia rinnovabile. A fronte di questa prospettiva obbligata, la Sardegna è straordinariamente ricca delle risorse naturali che sono già oggi centrali e ancor più lo saranno negli anni a venire: il sole, il vento, l’acqua e il paesaggio. Persino un obiettivo così “necessario e urgente” come la battaglia per contrastare le cause del cambiamento climatico non può prescindere dai fattori sociali, culturali e ambientali che il perseguimento di questo obiettivo intercetta nel suo cammino.
- In questi anni Legambiente Sardegna ha promosso tanti incontri sulle rinnovabili con i sindaci e le comunità locali, quale ruolo devono giocare le comunità locali nell’installazione degli impianti di rinnovabili?
Si deve purtroppo prendere atto che in tanti anni le comunità locali ed in primis i sindaci sono stati esclusi dal coinvolgimento nelle scelte sulle strategie energetiche, ed è stato un grave errore . Lo sviluppo delle FER richiede il pieno coinvolgimento dei sindaci e delle comunità locali , che sono soggetto e non oggetto della transizione energetica, insieme al cointeressamento nei risultati positivi della realizzazione delle rinnovabili. Inoltre lo sviluppo ordinato di eolico, FV ed agrivoltaico deve essere, adesso, l’occasione per migliorare il territorio nel quale vanno ad insistere, in sostanza ad accrescere il capitale naturale, economico e sociale.
- I sindacati dei lavoratori affermano che la transizione energetica deve essere equa e deve tutelare i lavoratori che ora operano nella produzione di energia da fonte fossile, Legambiente che cosa propone in merito? Enel a Civitavecchia chiude la più grande centrale a Carbone d’Italia e ha presentato un grande progetto di eolico off shore e converte le maestranze della centrale a carbone per la gestione dell’impianto eolico, in Sardegna per la chiusura delle centrali a carbone è previsto qualche progetto del genere?
- Legambiente assegna la dovuta importanza alla creazione di opportunità imprenditoriali e occupazionali direttamente o indirettamente connesse alle produzioni FER nei territori interessati. Specificamente, è un imperativo categorico sostenere e sviluppare in Sardegna la cultura tecnologica e d’impresa connessa allo sviluppo della filiera FER, facendo in modo che l’economia indotta rimanga il più possibile sul territorio, sviluppando know-how con maestranze locali ed aziende locali . Solo così potremo evitare di riprodurre il ben noto ciclo della dipendenza da grandi player esterni che, se non vincolati da impegni precisi, delocalizzano secondo le proprie convenienze senza nessuna responsabilità verso i territori. Altrimenti saremmo sempre esposti alla critica che la transizione non crea lavoro ma lo distrugge, e quindi fa saltare consenso e coesione sociale senza i quali viene a mancare la base che sostiene il cambiamento.
- Che cosa pensa della proposta di legge popolare detta di Pratobello 2024? Che cosa condivide e che cosa no.
Purtroppo in sostanza è una proposta demagogica indirizzata a fermare il progresso innovativo e correttamente pianificato ed in sostanza mantenere in attività le centrali a carbone.
E intanto, mentre ci si scanna sulle rinnovabili, la Sardegna resta nel carbone. Pessimo affare per il clima e la salute.









