Domenica 14 Luglio, aggiornato alle 20:57

Autoriparazione in Sardegna: 2.300 imprese artigiane tra nuove competenze e mancanza di addetti specializzati

Autoriparazione in Sardegna: 2.300 imprese artigiane tra nuove competenze e mancanza di addetti specializzati

In Sardegna 2.300 imprese artigiane tra nuove
competenze e mancanza di addetti specializzati. Meloni e Serra
(Confartigianato Sardegna): “La ricerca di personale ha raggiunto
livelli critici”. Firmato un accordo nazionale per formazione e
certificazione delle competenze dei giovani. La fotografia sui “Numeri
chiave della filiera auto nell’Isola”.

L’artigianato, con oltre 2.300 imprese e circa 9mila addetti, è il
perno del comparto dell’autoriparazione in Sardegna, settore
fortemente interessato dalla mobilità sostenibile, tema che tocca
molto da vicino le piccole aziende isolane. Infatti, una delle sfide
principali per queste realtà è l’adattamento alle nuove competenze
richieste dal cambiamento del mercato automobilistico, soprattutto
nell’ambito dell’auto elettrica e delle tecnologie digitali.

Secondo “Citemos 2024”, il rapporto nazionale di Confartigianato sulla
mobilità sostenibile, la richiesta di addetti qualificati ha raggiunto
livelli critici: su un totale di 36.330 meccanici artigianali,
riparatori e manutentori di automobili necessari, il 70,8%, pari a
27.730 lavoratori, è risultato difficile da reperire.

In Sardegna si registra una percentuale superiore alla media
nazionale: da noi l’81,6% di meccanici artigianali, riparatori e
manutentori di automobili sono difficili da reperire; le competenze
digitali di base e l’applicazione delle tecnologie 4.0 hanno
registrato rispettivamente l’81,6% e l’83,1% di difficoltà.

Per cercare di superare il gap della formazione, pochi giorni fa, è
stato siglato un accordo nazionale tra Confartigianato e Unioncamere
per promuovere il coinvolgimento delle imprese associate nelle
attività di ricerca e nei progetti di alternanza scuola–lavoro
promossi da Unioncamere e dalle Camere di Commercio. L’intesa prevede
l’analisi dei fabbisogni professionali, l’incontro tra domanda e
offerta di lavoro; la formazione; l’orientamento; la certificazione
delle competenze acquisite dagli studenti delle scuole secondarie
superiori nei percorsi di alternanza scuola–lavoro. Al centro della
collaborazione anche la programmazione e progettazione di iniziative
per l’orientamento formativo e professionale dei giovani, con
particolare attenzione alle esigenze del sistema produttivo legate
alla filiera formativa tecnico-professionale, ai percorsi ITS Academy
e alle discipline STEM e l’elaborazione di strumenti utili per la
certificazione delle competenze gestita attraverso il sistema
camerale.

“La transizione verso una mobilità più sostenibile – sottolinea il
Presidente Regionale di Confartigianato Sardegna, Giacomo Meloni –
richiede un impegno congiunto da parte delle Istituzioni, delle
imprese e della società civile. Attraverso investimenti mirati,
sviluppo delle competenze e promozione delle tecnologie innovative,
possiamo affrontare le sfide del presente e costruire un futuro più
verde e resiliente per tutti”. “Il settore si è evoluto e innovato
anche con l’ingresso di nuovi giovani autoriparatori giovani –
continua Meloni – e spicca anche per l’accentuata vocazione alla
sostenibilità ambientale. Infatti, la quota di entrate preventivate di
autoriparatori con ampia predisposizione al risparmio energetico e
alla sostenibilità ambientale è elevato. L’ecosistema di imprese e
addetti della filiera auto è ampiamente coinvolto dal cambio di
paradigma che sta interessando la mobilità. Tale cambiamento sarà il
risultato soprattutto di una diversa composizione del parco auto
circolante, con una maggior presenza di elettrico”.

“Confartigianato – sottolinea il Segretario Regionale di
Confartigianato, Daniele Serra – è da sempre impegnata sul tema delle
competenze per promuovere l’occupabilità dei giovani e la creazione di
nuove imprese. Un impegno che si concretizza anche nell’Accordo
sottoscritto con Unioncamere, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo
di professionalità adeguate ai fabbisogni delle imprese,
l’innalzamento della qualità della formazione e istruzione tecnica e
professionale, supportando percorsi di alternanza scuola–lavoro,
iniziative di orientamento scolastico-professionale e di diffusione
delle esperienze maggiormente significative per l’inserimento
lavorativo dei giovani nelle imprese artigiane”.

Dalla fotografia sull’autoriparazione scattata dall’Ufficio Studi di
Confartigianato Imprese Sardegna, che ha esaminato i dati 2019-2023
delle Camere di Commercio su “Numeri chiave sulla filiera auto”
nell’Isola, emerge come il settore stia risentendo di una lunga
frenata, che è iniziata con la pandemia, che coinvolge il settore, e
che interessa 2.747 imprese, di cui 2.276 artigiane (82,9% sul totale
delle attività), che si occupano della riparazione delle carrozzerie e
delle parti meccaniche dei veicoli. Il comparto offre lavoro a 9.217
di cui ben 8.916 che trovano impiego nelle micro, piccole e medie
imprese.

A livello provinciale, la maggior parte delle imprese di
autoriparazione opera nell’area Sassari-Gallura con 845, segue l’ex
provincia di Cagliari con 686, seguita dal Sud Sardegna con 522, da
Nuoro con 442 e Oristano con 252.

Riguardo il parco auto circolante sardo, secondo dati più recenti, del
milione e 89mila autoveicoli che sfrecciano sulle strade sarde, ben
369mila sono classificate fino a Euro3 (il 33%), mentre quelle in
classe Euro 5 e 6 sono 400mila. Ben 750mila autoveicoli hanno più di
10 anni, di cui 428mila hanno più di 16 anni. Importante, seppur
lenta, la crescita delle auto ibride ed elettriche: sul totale delle
autovetture immatricolate nell’Isola, quelle a propulsione
esclusivamente elettrica sono passate da 730 a 1.653 in 2 anni, mentre
quelle a formula mista ibrida/elettrica sono passate da 6.945 a
14.590, per un totale di 16.243 (erano 7.675).

Per Confartigianato Sardegna, “un eventuale passaggio all’elettrico
come unica forma di propulsione dovrà essere programmato con
intelligenza concertandolo con le parti datoriali, tenendo ben
presente il tessuto economico, morfologico e del parco circolante di
ciascun Paese senza penalizzare i soggetti più deboli e senza imporre
date, che rischiano di trasformare un serio progetto ecologico in un
gigantesco problema”.

L’analisi nazionale.

La filiera auto in Italia a metà 2023 conta oltre 175mila imprese con
557 mila addetti. Circa 7 addetti su 10 (69,4%) occupati nella
filiera, equivalenti a 387mila addetti, lavorano in micro-piccole
imprese con meno di 50 addetti (MPI). La quasi totalità degli addetti
(70,7%) opera nell’area dei servizi e del commercio, in particolare
nella manutenzione e riparazione di autoveicoli, mentre la restante
quota del 29,3% svolge attività legate alla produzione. Il 42,2% delle
imprese della filiera auto sono imprese artigiane (73.714 unità), di
queste la gran parte (93,0%) operano nella manutenzione e riparazione
di autoveicoli, settore in cui l’artigianato rappresenta il 75,9% del
totale.

L’artigianato ha un ruolo predominante nella filiera auto. Nelle
58mila imprese artigiane di autoriparazione lavorano 156mila addetti,
il 35,5% in più dei 115 mila addetti delle grandi imprese che
producono autovetture in Italia.

Il cambiamento in corso nel mercato dell’automobile richiede nuove
competenze nelle imprese di autoriparazione, ma queste risultano molto
difficili da reperire. Nel 2023 sono richiesti 36.330 meccanici
artigianali, riparatori e manutentori di automobili, di cui 25.730,
pari al 70,8%, sono difficili da reperire, quota di oltre 25 punti
superiore 45,1% della media di tutte le professioni.

Per le assunzioni dove viene richiesta una elevata attitudine al
risparmio energetico la difficoltà di reperimento sale al 72,0%,
mentre è più critica la carenza delle competenze più legate allo
sviluppo del digitale e della meccatronica: per le entrate dove sono
richieste con elevata importanza (medio- alta e alta) competenze
digitali di base, la difficoltà di reperimento sale all’81,6% e per
quelle in cui sono richieste elevate capacità di applicare tecnologie
4.0 arriva all’83,1%.

Il parco auto circolante.

Nel primo trimestre 2024 in Italia si sono registrate 13.325
immatricolazioni di auto elettriche (- 18,5% y/y), a fronte delle
79.823 in Francia (+23,1% y/y) e 81.337 in Germania (-14,1% y/y).
Inoltre, nel trimestre in esame, si hanno nuove registrazioni di
14.415 auto ibride plug-in (-24,0% y/y) e 172.090 auto ibride (+12,6%
y/y).

Sul parco circolante di 39,7 milioni di autovetture a metà 2023,
188mila sono auto elettriche (pari allo 0,5% del totale) a cui si
sommano 212mila ibride plug (0,5%) e 1 milione 854mila ibride (4,7%).

Nel confronto europeo su dati Eurostat, disponibile per il 2022, la
quota di auto elettriche del parco circolante in Italia è dello 0,4% a
fronte dell’1,2% della media Ue e del 2,5% dei paesi del Nord Europa
dove è più elevata la penetrazione di auto elettriche: si tratta di
Danimarca e Svezia (4,0% di auto circolanti sono elettriche), Paesi
Bassi (3,7%), Lussemburgo (3,1%), Austria e Germania (2,1%).

A fronte di queste differenze, vi è un ampio potenziale di sviluppo
dell’auto elettrica nel nostro Paese: in una analisi controfattuale in
cui la quota italiana si allineasse alla media europea avremmo 492mila
auto elettriche circolanti (+333mila rispetto il parco attuale) mentre
un allineamento al benchmark dei sei paesi del Nord Europa, il parco
elettrico supererebbe il milione di unità (1 milione e 6mila, con 848
mila unità in più rispetto il parco attuale)


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