Sabato 20 Luglio, aggiornato alle 10:31

VIDEO – Gettato un altro seme per il “Parco delle Arti” nella campagna algherese, per riscoprire Nure, antica città di epoca romana.

VIDEO – Gettato un altro seme per il “Parco delle Arti” nella campagna algherese, per riscoprire Nure, antica città di epoca romana.

Dopo aver inaugurato, lo scorso anno, l’installazione di Igino Panzino, “I Danzatori delle Stelle”, ispirata a un passo di Sergio Atzeni da “Passavamo sulla terra leggeri”, ieri i padroni di casa (la famiglia Monti) hanno presentato la seconda opera artistica che impreziosisce la loro tenuta. Un luogo magico, dove alla tradizionale e attenta accoglienza turistica viene affiancata l’offerta culturale.

L’ultima installazione inaugurata appartiene all’artista Danilo Sini, sassarese, disegnatore e grafico, considerato un “guru” delle arti visive. La sua opera si intitola “I semi non fanno rumore”. “Nato dalla volontà di riutilizzo di oggetti dell’antica casa di campagna, l’aratro intaccato e usurato dal tempo diventa il protagonista di un progetto che lega quel ferroso strumento contadino alla scia di cemento armato che attraversa, il solco che discende apre una ferita nel grigio materiale cementizio e sembra pronto ad accogliere, come sulla nuda terra, semi per un’improbabile raccolto”, spiega Mariolina Cosseddu docente di Storia dell’Arte.

Gabriele Monti, titolare del Bioagriturismo Nure, ha scommesso molto sul turismo culturale offrendo ai propri ospiti il piacere di immergersi nello stile di vita locale e in tutto ciò che ne costituisce l’identità e il carattere. All’interno della sua tenuta ci sono il Nuraghe Flumenelongu e un piccolo museo degli antichi attrezzi da lavoro contadini.

“Nure è una città di epoca romana che si trovava tra il lago di Baratz e Sant’Imbenia – riferisce Gabriele Monti – una città a noi oggi invisibile, ma grazie agli artisti la possiamo ancora raccontare ai nostri ospiti”.

Durante l’inaugurazione, l’artista Danilo Sini, com’è sua consuetudine, ha coinvolto i presenti in una performance chiedendo loro di piantare dei semi nel solco di cemento lasciato dall’aratro. “I semi sono le idee e rappresentano la chance che la natura ci offre, perché anche in mezzo al cemento può nascere qualcosa, – commenta Sini – ma la vera scommessa è la persistenza: qualcosa nascerà sicuramente, ma riuscirà a radicarsi?”. 


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