Giovedì 20 Giugno, aggiornato alle 17:07

Ossi – Il Cug e gli organismi di promozione sulle politiche delle pari opportunità”

Ossi – Il Cug e gli organismi di promozione sulle politiche delle pari opportunità”

Il Cug e gli organismi di promozione sulle politiche delle pari opportunità”. Esperienze, esempi, buone pratiche da conoscere e da divulgare

L’Unione dei Comuni del Coros, in collaborazione con l’Unione dei comuni dell’Anglona e Bassa valle del Coghinas, nell’ambito delle misure per promozione delle Pari opportunità e rafforzamento del ruolo dei Comitati Unici di Garanzia, denominati CUG, ha promosso un incontro dibattito su questo tema, voluto fortemente dai Cug delle due Unioni, sempre più attuale e di forte impatto sociale. A Ossi, nel tavolo dei relatori, sono intervenuti importanti ospiti, professionisti e professioniste che operano nell’ambito delle Pari Opportunità che hanno meglio illustrato le funzioni del Cug, le esperienze maturate in ambito delle PA, e messo in luce tutte le problematiche legate alla discriminazione di genere nel mondo del lavoro. Dopo i saluti di rito dei due presidenti delle Unioni, per il Coros Cristian Budroni e per l’Anglona Giovanni Ligios, e del padrone di casa, il sindaco Pasquale Lubinu, amministratori che hanno già dimostrato particolare attenzione all’argomento e che supportano le politiche contro la disparità di genere, i relatori e le relatrici  hanno illustrato nello specifico, con riferimento a fatti accaduti e vicende che li hanno coinvolto personalmente, le funzioni di organismi atti a tutelare i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici in egual misura. La consigliera di Parità dell’Emilia Romagna, dottoressa Sonia Alvisi, ha portato sul tavolo la sua esperienza come consigliera dal 2018, e le sue battaglie legali come pubblico ufficiale. Perché la consigliera di parità regionale è a tutti gli effetti una nomina ministeriale ed è l’unica autority che si occupa di parità di genere, opera in un contesto di massima privacy ed è un soggetto terzo non di parte. Una mission non di semplice lettura in quanto ancora troppe poche persone conoscono il ruolo della consigliera di parità e i sui compiti. Le vicende che l’hanno vista protagonista si sono mosse su due strade: rimuovere l’ostacolo della discriminazione in forma di dialogo tra le parti se e quando questo è possibile, e laddove non si trovano punti di incontro, si aprono le porte del tribunale. E in questi casi si interviene in adiuvandum, supportando quindi l’avvocato della parte lesa, o direttamente. Con tutta una serie di problematiche connesse che meritano un approfondimento certamente in altre sedi legislative. Il diritto antidiscriminatorio, relativamente giovane non ha molte sentenze che costituiscono precedenti; proprio per questo è necessario lavorare, poiché in ballo c’è più di una battaglia legale, un risarcimento,, una conciliazioni presso l’ispettorato e via dicendo. Si tratta di  una vera conquista culturale che abbiamo il dovere di perseguire. Sullo strumento Family Audit è intervenuta invece la dottoressa Valentina Cherubini, consulente organizzativa abilitata Family audit per benessere e welfare, auditor interno 125 parità di genere. Attraverso gli obiettivi del Family audit, ha spiegato la Cherubini si vuole promuove la diffusione della parità di genere negli ambienti di lavoro incentivando l’adozione di azioni concrete al fine di ridurre il divario di genere (nel reclutamento e progressioni di carriera, nella leadership e nei processi decisionali, nella retribuzione, ecc); La mission è univoca: conquistare concretamente la parità di genere e le pari opportunità nella gestione delle risorse umane e delle misure di conciliazione vita-lavoro.;
Il modello Trentino è unico in Italia: mette in modo una rete importante pubblico privato, che approfondisce la conciliazione vita lavoro, smussa la rigidità dei ruoli genitoriali e crede profondamente nella parità di genere quale valore di equità. Le politiche adottate del Family audit muovono in questo senso: promovendo il superamento delle barriere culturali e mettendo in atto questi percorsi che vedono i lavoratori e le lavoratrici sullo stesso livello, superando gli stereotipi di genere e attivando le politiche per le pari opportunità che esistono sulla carta da tempo ma che fanno fatica ad essere attuate.

Ad illustrare il protocollo Family Audit in Sardegna e le esperienze avviate con i comuni e aziende isolane è la dottoressa Eleonora Cesarani, consulente Family Audit dal 2015 e consulente nella progettazione, organizzazione e promozione di servizi family friendly per il territorio. Sono diverse le organizzazioni pubbliche e private nel percorso di certificazione Family Audit che la Cesarani ha accompagnato; fra esse il Comune di Alghero, primo comune certificato Family Audit in Sardegna già nel 2017. Lavorando nell’Ufficio Politiche Familiari  del medesimo comune lo ha accompagnato a divenire Comune Amico della Famiglia, primo in Italia al di fuori del Trentino. Focus sulla conciliazione famiglia lavoro: un tema importante per arginare le difficoltà che soprattutto le mamme affrontano quando si tratta di pensare al benessere dei propri figli e al lavoro. E’ un argomento che oggi torna a galla in qualsiasi situazione lavorativa e in qualsiasi settore. Il protocollo d’Intesa siglato tra la Provincia autonoma di Trento e la Regione autonoma della Sardegna dimostra che la Sardegna , ultima in Italia per tasso di fecondità, si stia attivando per il cambio di rotta sul fronte delle politiche familiari aderendo ad un modello virtuoso come quello della Provincia di Trento, che invece è la prima. Focus sul bando della Regione Sardegna cofinanziato da diverse imprese, a cui hanno aderito molte realtà e che oggi hanno messo in moto le progettualità inserite nel bando volte a favorire la conciliazione vita e lavoro. Progetti che sono frutto di un piano aziendale che rispetta le buone pratiche di conciliazione e che coniuga le esigenze della genitorialità con quelle lavorative, favorendo il benessere di entrambe. Sul tavolo, gli esempi più vicini del comune di Alghero, e dell’azienda Nobento. Del Coros, rientra in questo progetto il comune di Tissi. Mentre Uri e Usini fanno parte di una partnership partita sempre dalla provincia autonoma di Trento che li vede inseriti nei “Comune amico della famiglia” una certificazione distintiva dell’impegno concreto a favore delle famiglie preso dalle singole Amministrazioni comunali, al fine di garantire lo sviluppo e la diffusione di politiche di benessere familiare. La dottoressa Maria Antonietta Sale, consigliera di fiducia dell’Unione del Coros, ha illustrato invece le sue funzioni in seno all’ente, per garantire il rispetto del Codice di Condotta che i comuni del Coros hanno adottato e per farsi portavoce di tante tematiche e azioni mirate a prevenire  qualsiasi forma di  discriminazione. La figura della Consigliera di fiducia, che ha compiti differenti rispetto alla consigliera di parità, ed è raccomandata dall’Unione Europa, contribuisce insieme al Comitato Unico di garanzia (CUG)  alla garanzia del benessere lavorativo che passa per il rispetto della dignità umana e il benessere dell’individuo all’interno della pubblica amministrazione in cui opera. L’ equilibrio tra produttività lavorativa e conciliazione con la vita privata e la genitorialità non sempre è presente o raggiungibile, ma rappresenta un indicatore della  salubrità di qualsiasi ente che lavora con il pubblico.

Spazio poi ai ruoli del CUG nelle pubbliche amministrazioni e delle sue funzioni con il dottor Francesco Maria Nurra , con particolare riferimento alle iniziative che l’ Unione Coros sta portando avanti da alcuni anni grazie alla attenzione dimostrata dalle amministrazioni, che non è sempre scontata. In particolare, a parte le funzioni consultive (pareri sui piani delle azioni positive) i comuni aderenti hanno sempre sostenuto le proposte del CUG sul versante della promozione di politiche di educazione alla parità di genere e alle pari opportunità, che anche quest’anno si concluderanno con alcuni eventi in programma con le scuole, i laboratori ad opera della cooperativa “ Serenissima”, webinar diretti ai dipendenti delle Pa in seno all’Unione Coros, il tour “Inverti”, il cortometraggio che racconta le difficoltà in ambito lavorativo delle giovani madri e altri appuntamenti, come il convegno di oggi, che fanno parte del macro contenitore denominato “Mese della parità”. E in merito agli stereotipi di genere e a come viene vista la donna oggi nel cinema, proverbiale l’intervento di Pj Gambioli, la regista nuorese che sta proiettando nel Coros da due anni e che incontra e condivide le esperienze e le difficoltà delle donne madri che si vedono sbattere in faccia le porte del mondo del lavoro. Vediamo spesso tante immagini che non corrispondono all’identità femminile, spiega la Gambioli, al suo ruolo, alla sua funzione nella società. Siamo talmente abituati a “leggere” certi comportamenti, o a vivere situazioni al limite del bullismo di genere che sono chiari esempi di disparità, che li viviamo quasi senza farci caso. E invece dobbiamo iniziare a farci caso, perché se non troviamo soluzioni concrete  oggi, non riusciremo a dare alle nuove generazioni un ‘eredità culturale al passo coi tempi, dove il sesso non deve determinare ne la condizione lavorativa, ne un trattamento sociale differente. E il linguaggio cinematografico, in tal senso può fare  molto. “L’indice di parità di genere in Europa – sottolinea il Presidente dell’Unione Coros Cristian Budroni- rileva lacune insanabili nella dimensione “lavoro e potere”; se pensiamo che il 21,5 % delle donne in Italia si trova in una condizione di dipendenza finanziaria rispetto al 5% della Germania, per fare un esempio, capiamo che i governi, e tutto il sistema amministrativo ha un ruolo cruciale nel cambiare la rotta, almeno sul fronte delle norme sociali di genere. E il  ruolo femminile, al pari di quello maschile, dev‘essere visto come un motore di sviluppo economico e di salubrità amministrativa. Dello stesso parere il presidente dell’Unione Anglona e Bassa valle del Coghinas Giovanni Ligios: “ Dobbiamo lavorare molto sulle politiche familiari: l’Italia ha il triste primato seguita da Grecia e Spagna sul fronte child penalty: avere figli, per le donne, significa rinunciare al lavoro o riformulare la contrattualizzazione. Che non è mai una soluzione, ne per la famiglia ne per il benessere aziendale. E’ una mission culturale prima di tutto, che deve coinvolgere uomini e donne indistintamente. Abbiamo già messo in moto strumenti importanti: il Cug, il Family audit, non in ultimo la riforma del Family Act. E’ questo il modello che dobbiamo seguire per concretizzare le politiche sulle pari opportunità.”


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