Giovedì 30 Maggio, aggiornato alle 22:39

Mamma mia dammi cento lire, storie e canti dell’emigrazione

Mamma mia dammi cento lire, storie e canti dell’emigrazione

Lungo tutto il ‘900 trenta milioni di italiani emigrarono “in cerca di fortuna”. Accolti spesso all’estero con ostilità e razzismo, nel dopoguerra discriminati anche all’interno del proprio Paese, con l’esodo verso le grandi città industriali del nord. La canzone ha accompagnato quegli uomini e quelle donne registrando il dolore del commiato, la voglia di riscatto, la nostalgia degli affetti lontani, la lotta per i diritti: il “canzoniere dell’emigrazione” costituisce uno dei patrimoni più significativi della cultura italiana. 

Lo spettacolo segue idealmente due braccianti che nel 1897 emigrarono dalla Sardegna con le proprie famiglie. Francesco Delrio di Bonorva e Pietro Casula di Santu Lussurgiu fuggivano dai cattivi raccolti, dalla fillossera, dalla mosca olearia. Fuggivano dalla miseria e dalle malattie: un frammento di Storia tra la Sardegna, l’oceano, il Brasile, l’Asinara. 

Le storie e i canti di Mamma mia dammi cento lire vogliono omaggiare quell’epopea, ma anche stimolare alla riflessione su noi stessi: sull’essere noi, oggi, come quelle comunità che videro arrivare milioni di immigrati. I quali percorrono al contrario le stesse rotte dei nostri nonni con lo stesso dolore e la stessa determinazione. Per trovare una nuova casa e una vita migliore.


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