Domenica 14 Luglio, aggiornato alle 11:27

Nei programi politici non compare un piano straordinario per l’impiantistica sportiva. Alghero non può continuare a far migrare i suoi ragazzi

Nei programi politici non compare un piano straordinario per l’impiantistica sportiva. Alghero non può continuare a far migrare i suoi ragazzi

Dopo lustri di letargo, il calcio ad Alghero è tornato prepotentemente alla ribalta. Dal non aver nessuna squadra che rappresentasse la città, a grandi passi, due robuste e solide realtà procedono senza sosta verso la conquista di traguardi importanti.

Nel campionato di Promozione l’Alghero del presidente Andrea Pinna si gioca a pieno titolo il salto di categoria verso l’Eccellenza, e in classifica tallona la Nuorese capolista.

In seconda categoria alla FC Alghero del presidente Andrea Alessandrini, mancano 90 minuti per raggiungere la Prima categoria.

Ad Alghero inutile nascondere,  si sta vivendo un autentico miracolo intorno all’arte pedatoria, tutto grazie alla follia di qualcuno che nonostante le avversità, si è lanciato nell’impresa, alla prova dei fatti risultata vincente.

Altra realtà che ha mosso i primi passi con ragguardevoli successi è lo Sporting Alghero che gioca a Santa Maria la Palma.

Ma c’è tutto un movimento sportivo, di giovani e giovanissimi, che da Alghero è costretto alla migrazione.

Un fronte caldo è  il Calcio5, in serie B nazionale, costretto a giocare a 30 km di distanza, a Usini. Poi ancora la pallacanestro ospitata a Olmedo, i giovani dell’Alghero bike altrettanto, la squadra di nuoto si allena fra Portro Torres e  Sassari, chi pratica atletica aspetta, le arti marziali vorrebbero più spazi,  e ora prende persino piede una notizia che deve essere tutta verificata, che anche la squadra di Baseball di Alghero, in serie A, rischia di dover giocare a Sassari per la non regolarità del campo di gioco di Maria Pia.

Una autentica disdetta, una maledizione che si abbatte sulla città di Alghero incapace nel tempo, di proporre un’autentica rivoluzione programmatica che interessi l’attività sportiva. Da anni, ormai da decenni si parla di progetti, ma se ne parla solamente.

Tutti  i settori sono in sofferenza, e l’albero delle priorità è davvero grande.

Alla prova dei fatti questa città, storia del movimento calcistico regionale, ad oggi non ha una struttura che possa ospitare il calcio giocato a buoni livelli. Nessuna programmazione, nessun progetto, tutto ruota intorno alla buona volontà di privati, che fanno salti mortali per garantire a questa città una squadra che la rappresenti.

Ma ora i nodi  vengono al pettine. Davvero si può pensare che una squadra del calibro dell’Alghero possa rimanere sine die ospitata nell’impianto Pino Cuccureddu di Maria Pia? La struttura, un autentico gioiello per organizzazione e mantenimento, è nata per essere destinata a tutt’altro movimento, non certo per ospitare il calcio che ad Alghero comincia ad avere orizzonti interessanti.

E allora ricomincia la solfa che vede il campo Mariotti lo storico stadio di Alghero, oggetto dei desideri da parte di tutti. Dal 5 marzo 2022 giorno di chiusura dell’hub del Mariotti deputata alla vaccinazione anti-COVID, l’amministrazione ha tentato di ripristinare il manto erboso del terreno di gioco, il campo ricordiamolo è stato interessato come area di parcheggio e come area di transito  della Protezione civile per poter accogliere uomini e mezzi.

Perché il terreno di  gioco e  la struttura possa essere in ordine, c’è bisogno di un intervento molto articolato che riguarda la messa in sicurezza della tribuna, con realizzazione persino di corrimano e di balaustre attualmente non presenti, e c’è bisogno di intervenire anche nella parte opposta da dove c’è la gradinata, predisponendo persino uscite di sicurezza che dovranno giocoforza essere progettate. Altro fronte riguarda gli spogliatoi, realizzati oltre cinquant’anni fa che nel tempo hanno visto interventi dell’amministrazione finalizzati a migliorare sia gli spazi dedicati  alle squadre ospitate che agli arbitri. Ma anche qui parliamo di strutture sorpassate, poiché la moderna concezione di spogliatoio prevede spazi più accoglienti in ambienti confortevoli, possibili anche in tempi brevi anche attraverso l’assemblamento di moduli prefabbricati.

E nel mentre le campagne elettorali cominciano e finiscono, se qualcuno controlla il da farsi, in programma  in questa città, soprattutto nell’ambito sportivo, non trova traccia, almeno così è stato, di una ipotesi di rilancio delle strutture algheresi, all’interno di un piano che si attende ormai da decenni. Ad Alghero, in sofferenza c’è tutto il movimento sportivo, e eccezion fatta per qualche società, molti vivono alla giornata, operando all’interno di strutture, che è inutile negare sono sorpassate dai tempi.

Non si capisce se la classe politica volutamente non parli e non proponga un piano Marshall nel settore, e non lo faccia per non essere accusata, ma ancor di più emerge la mancanza di un progetto di insieme che riguardi tutto il movimento sportivo della nostra città, che non è solamente attività ludica, ma agisce da detonatore nel campo sociale, catturando centinaia e centinaia di giovani da un destino quasi segnato che si chiama strada.

E allora è il caso che ora si cominci a parlare seriamente di che cosa si vuol fare in questa città, è tempo di uscire dalle sole promesse, da progetti mirabolanti, ma è ora che soprattutto chi si candiderà alla guida di questa città, e ci riferiamo ai Sindaci, prendano impegni seri, sottoscritti e pubblici su che cosa si vuol fare in questa città, per uscire da meandri di una situazione davvero precaria.

Ad Alghero in sofferenza, non c’è solamente il movimento calcistico, in questa città in difficoltà c’è tutto il comparto sportivo, giusto per dirla tutta, parliamo di calcio, calcio a cinque, Basket, ciclismo, nuoto, baseball, pallavolo, atletica,  arti marziali, e ci fermiamo, perché diventerebbe un rosario l’elenco del da farsi che ad oggi non si è fatto.

Il paradosso di Alghero è tutto qui. Una città inchiodata, incapace di migliorare, di progettare e realizzare. Una città che osserva, impotente,  gli altri che corrono, mentre lei continua a vivere di ricordi, a parlare al passato. Quasi una maledizione.


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