Giovedì 20 Giugno, aggiornato alle 18:04

E’ di 435milioni di euro il valore delle esportazioni sarde verso i BRICS +5

E’ di 435milioni di euro il valore delle esportazioni sarde verso i BRICS +5

Dall’Isola verso le nuove potenze economiche
mondiali 435 milioni di euro di prodotti. Fabio Mereu e Daniele Serra
(Presidente e Segretario Confartigianato Sardegna): “Paesi emergenti,
rappresentano una chiave di crescita anche per le micro e piccole
imprese”.

E’ di 435milioni di euro il valore delle esportazioni sarde verso i
BRICS +5, ovvero Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa con
l’aggiunta, da quest’anno, di Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi
Uniti, Etiopia e Iran. Alle nuove potenze economiche la Sardegna offre
una molteplicità di prodotti, che incide sul valore aggiunto regionale
per l’1,4%: dai derivati della lavorazione del greggio al know how
tecnologico fino ai prodotti della manifattura delle PMI sarde come
alimentari, prodotti in legno e metallo, pelletteria, abbigliamento e
tessile, mobili e ceramiche ma anche semilavorati lapidei, prodotti
chimici, macchinari e attrezzature.

E’ questo ciò che emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di
Confartigianato Imprese Sardegna sull’esposizione della nostra Isola
verso le economie emergenti, su dati Istat 2023.

Secondo il dossier, il nostro territorio si posiziona al 13esimo posto
nella classifica nazionale, aperta dalla Lombardia con 14miliardi e
300milioni (che incide sul valore aggiunto dell’economia regionale per
il 3.9%) seguita dall’Emilia Romagna con ben 7miliardi e mezzo.
All’ultimo posto la Basilicata con 49milioni preceduta dalla Calabria.
A livello nazionale l’Italia esporta 46miliardi e 300milioni, con una
incidenza sul Valore Aggiunto del 2,8%. La quota export italiana con
la Cina ammonta a 6,4 miliardi di euro, con gli Emirati 5,3 con il
Brasile 5,2, con l’India 5,2, con la Russia 5, con l’Arabia 4,7, con
l’Egitto 3,7, con il Sud Africa 2,3, con l’Iran 600milioni e con
l’Etiopia 200.

A livello provinciale, Cagliari si piazza al 24esimo posto nazionale,
grazie al 3,8% sul Valore Aggiunto provinciale. Al primo posto Asti
con il 18,4% sul Valore Aggiunto, seguita da Arezzo con il 12%.

“Gli scambi commerciali, soprattutto verso i Paesi emergenti,
rappresentano una chiave di crescita anche per le micro e piccole
imprese, che proprio su questi mercati possono proporre il made in
Sardegna e i prodotti di nicchia su elevati trend di qualità –
commenta Fabio Mereu, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna –
per incentivare e rendere più efficace l’export delle microimprese
della nostra regione, per questo è necessario sviluppare politiche di
internazionalizzazione per “fattore” e non per “settore”, promuovendo
in modo strategico all’estero l’intero “sistema Sardegna””.
“Proseguire nei processi già avviati negli anni scorso e difendere il
valore delle nostre lavorazioni e della nostra conoscenza – continua
Mereu – è il binomio per sostenere le MPI isolane. In un mondo in cui
i rischi aumentano è fondamentale non arrendersi e andare a
intercettare la crescita, continuando a investire su ciò che da sempre
sappiamo fare bene: esportare e internazionalizzarci. Noi siamo pronti
a fare la nostra parte al fianco delle imprese, soprattutto le più
piccole”.

I dati più recenti (del 2018) sul gruppo originario dei BRICS,
Brasile, Russia, India e Sudafrica, per l’Isola facevano registrare
49milioni di euro di merci vendute e l’ultimo posto occupato nella
classifica nazionale, quando il totale export nazionale andava oltre i
27miliardi. A livello territoriale apriva Cagliari 37,8milioni di euro
cui seguiva Olbia-Tempio con 3,2, Nuoro con 2,4, Sassari con 3,3,
Oristano con 1,3, Carbonia Iglesias con 8mila euro e il Medio
Campidano con 100.

Per ciò che riguarda il totale delle esportazioni (in tutto il mondo),
secondo i dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese, lo
scorso anno per le piccole e medie imprese manifatturiere della
Sardegna (al netto della lavorazione del greggio e degli oli minerali)
si è chiuso con 475milioni di euro di vendite all’estero con una
crescita del 7% rispetto al 2021. Tra le categorie di beni che hanno
trovato compratori all’estero ci sono gli alimentari con 205 milioni
(+14,9% rispetto al 2020), i prodotti del comparto moda con 19 milioni
(+5,2%), il legno-arredo con 24 milioni (+5,1%) e altri prodotti di
altre imprese manifatturiere (occhiali, gioielli, ecc) con 14milioni
(+2,9%).

“L’export delle piccole imprese manifatturiere sarde – aggiunge
Daniele Serra, Segretario di Confartigianato Sardegna – dimostra
ancora una volta di essere solido e di essere stato in grado, non solo
di resistere alla crisi economica, ma anche di registrare un
incremento nei numeri. Tutto ciò premia la capacità delle nostre
aziende e il loro saper fare. Si tratta di un vero e proprio tesoro
che, come Confartigianato, siamo impegnati, anche oggi, a difendere
anche nei mercati esteri”.

I dati elaborati da Confartigianato Sardegna, in ogni caso, confermano
anche come l’aumento delle esportazioni, anche nei dieci anni
precedenti la pandemia, sia stato il più importante volàno di crescita
delle imprese sarde. Merito della propensione all’innovazione, che ha
migliorato la capacità produttiva e la qualità dei loro prodotti. Per
questo i dati rilevati sono decisivi per capire le tendenze future di
ripresa ma ancora più importante sarà il sostegno che Stato e Regione
riusciranno a offrire alle aziende.

In tutto questo Confartigianato Sardegna ricorda come, secondo gli
ultimi dati disponibili del 2021, siano solo 633 le aziende sarde che
hanno piazzato i propri prodotti all’estero. Infatti, appena lo 0,6%
delle attività imprenditoriali isolane ha intrapreso rapporti
commerciali con l’Europa e il resto del Mondo, classificando la
Sardegna al quart’ultimo posto in Italia tra le regioni esportatrici.

“Nonostante i numeri interessanti – conclude Serra – però le aziende
del settore sono ancora lontane dall’esprimere tutto il proprio
potenziale. In un momento storico in cui è sempre maggiore
l’attenzione alla genuinità e artigianalità dei prodotti, una regione
come la nostra deve continuare a investire nella conoscenza dei
mercati internazionali. Sono proprio le piccole imprese che, per
crescere, hanno bisogno di supporto e affiancamento. Noi stiamo
cercando di fare la nostra parte”.


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