Sabato 13 Aprile, aggiornato alle 23:52

90mila immobili sardi versano in pessime condizioni: la nuova Direttiva Europea potrebbe consentire una loro riqualificazione.

90mila immobili sardi versano in pessime condizioni: la nuova Direttiva Europea potrebbe consentire una loro riqualificazione.

CASE GREEN – 90mila immobili sardi versano in pessime condizioni: la
nuova Direttiva Europea potrebbe consentire una loro riqualificazione.
Giacomo Meloni (Presidente Confartigianato Edilizia Sardegna):
“Passare dall’era disordinata del superbonus a quella ordinata del
“climabonus””. I dati sulla “salute” degli edifici sardi.

Circa 90mila immobili residenziali sardi versano in pessime
condizioni, il 17% dell’oltre mezzo milione degli edifici privati
presenti sull’Isola. Ed è principalmente su questi che la Direttiva
sulla Prestazione Energetica nell’edilizia, recentemente adottata dal
Parlamento Europeo, andrà presto a intervenire. In Italia gli saranno
interessati circa 1,8 milioni, quelli con di classe G, la fascia
energetica più bassa.

“La direttiva Ue “Case Green” può rappresentare un’occasione per
attivare in modo significativo la rivalutazione e riqualificazione
immobiliare e per spingere il settore delle costruzioni soprattutto
dopo lo stop al superbonus ma a precise condizioni – commenta Giacomo
Meloni, Presidente di Confartigianato Edilizia Sardegna – bene per
esempio lo slittamento al 2040 per lo stop alle caldaie mentre
preoccupa lo stop agli incentivi per quelle a gas dal 2025. Saranno
necessarie strategie nazionali per dotare di impianti solari anche gli
edifici residenziali nuovi e i non residenziali di grande dimensione”.

Nonostante sia cresciuto il numero dei proprietari che ristruttura e
adegua le case il panorama residenziale della Sardegna versa ancora
condizioni critiche, con abitazioni troppo vecchie e in cattive
condizioni di salute e che consumano troppo.

L’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, ha analizzato
l’età e lo stato dei 512.310 edifici privati (case unifamiliari,
ville, villette, case a schiera, palazzine, condomini anche con
attività economiche al piano strada) costruiti prima del 1981 (322.515
unità) e dopo l’81 (189.795), secondo dati Istat.

Dall’indagine è risultato che il 17% (87.262 edifici) del totale degli
immobili versano in pessime o cattive condizioni, ponendo l’isola al
6° posto in Italia tra le regioni con un patrimonio immobiliare
vetusto, classifica che al non invidiabile primo posto vede la
Calabria con una situazione mediocre-pessima per il 26,8% delle case
mentre la media nazionale è del 16,8%. Dall’altra parte ben 425.044
sono in condizioni ottimali. Le case più vecchie e malandate si
trovano a Sassari (il 19% sono in condizioni pessime o mediocri);
segue l’Ogliastra con il 18,1%, Oristano con 17,9%, Medio Campidano
con il 17,8%, Cagliari con il 16,8%, Carbonia-Iglesias con il 16,5%.
Le più nuove sono a Olbia-Tempio con una percentuale di anzianità solo
del 13,9%.

“L’Europa deve consentire di affrontare percorsi sostenibili ai
singoli Stati ai quali spetta il compito di adottare i provvedimenti
nazionali più efficaci per raggiungere l’obiettivo delle emissioni
zero – prosegue Meloni – sono indispensabili investimenti pubblici per
realizzare quanto previsto dalla direttiva e, di conseguenza, le
risorse dedicate devono poter essere considerate al di fuori dei
vincoli di bilancio e, auspicabilmente, dovrebbero far parte di un
vero e proprio “green recovery plan” europeo”. “Gli obiettivi di
riduzione dei consumi del 16% al 2023 e il target di emissioni zero al
2050, in ogni caso, appaiono molto ambiziosi – aggiunge il Presidente
– per raggiungerli le regole fiscali europee dovrebbero tenere conto
degli interventi degli Stati per favorire l’efficienza energetica
degli edifici, altrimenti un ciclo di politica fiscale restrittiva
potrebbe compromettere il raggiungimento degli obiettivi europei in
chiave green. Ma ancor di più appare necessario un intervento europeo
sullo schema di NextGenerationEU. In sostanza, un sistema di incentivi
stabili nel tempo è necessario per dare certezza alle famiglie e alle
imprese. Dobbiamo passare dall’era disordinata del superbonus a quella
ordinata del “climabonus””.

I dati europei e nazionali forniscono un quadro del perimetro
dell’intervento. In Europa il 40% dei consumi finali di energia e il
36% delle emissioni di gas a effetto serra è rappresentato dagli
edifici. La transizione green degli edifici richiederà investimenti
privati e adeguate politiche pubbliche di accompagnamento, a fronte di
un patrimonio abitativo che per i tre quarti (72%) è costruito prima
del 1980. Sul fronte dell’efficienza energetica, a marzo 2024 in
Italia il 30,7% degli immobili residenziali sono collocati nella
classe energetica meno efficiente (classe G) e il 23,4% nella
adiacente classe F: più della metà (54,1%) delle abitazioni
residenziali sono in condizioni di grave inefficienza energetica. Di
conseguenza, su uno stock di 35,3 milioni di abitazioni, ben 19,1
milioni sono in condizioni di bassa efficienza energetica. Si tratta
di un intervento molto esteso, considerando che gli straordinari
investimenti del Superbonus hanno consentito interventi su 122mila
condomini e 359 mila edifici unifamiliari o indipendenti.

Stessa situazione per quanto riguarda il consumo di energia e il
condizionamento; nell’Isola sono ancora troppe le case prive di
isolamento termico; il 61,8% delle famiglie, infatti, risiede in
abitazioni prive di intercapedini, cappotti esterni o interni. Ciò
significa dispersione di calore in inverno ed accumulo di calore in
estate, elevato uso dei sistemi di climatizzazione, e conseguente
spreco di carburante o di energia elettrica.

“La riqualificazione energetica degli immobili – prosegue il
Presidente di Confartigianato Edilizia Sardegna – in questi anni è
continuata nonostante la ragnatela burocratica fatta da uno
stillicidio di modifiche normative che ha complicato non poco
l’attività delle imprese e i progetti delle famiglie interessate ad
effettuare interventi di riqualificazione energetica sulle
abitazioni”.

Per gli artigiani edili sardi, la necessità più impellente è quella di
ripensare profondamente il sistema degli incentivi nel settore
dell’edilizia. “Non devono gravare esclusivamente sulle bollette di
famiglie e imprese e, men che meno, generare bolle speculative. Basta
con gli interventi spot sottoposti a continui ripensamenti – conclude
Meloni – l’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare può
essere una grande opportunità per il Paese, ma non deve trasformarsi
in vessazione per cittadini ed imprese. La strada realmente efficace
consiste nel progettare una vera e propria strategia strutturale di
lungo termine che scandisca l’impiego di risorse pubbliche aggiuntive.
In questo modo potremo ottenere un ritorno positivo in termini di
crescita del Pil e orientare le scelte dei cittadini sulla qualità e
l’efficienza energetica delle abitazioni”.


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