Domenica 14 Luglio, aggiornato alle 20:57

SOS ENATTOS – L’Olimpiade della Sardegna si chiama Einstein Telescope. E’ ufficiale la candidatura da parte del Governo italiano

SOS ENATTOS – L’Olimpiade della Sardegna si chiama Einstein Telescope. E’ ufficiale la candidatura da parte del Governo italiano

SOS ENATTOS – L’Olimpiade della Sardegna si chiama Einstein Telescope.
Ufficiale la candidatura da parte del Governo italiano: in Sardegna
previsti oltre 6 miliardi di investimenti contro i 4,5 per
Milano-Cortina 2026. Granelli (Presidente Nazionale Confartigianato) e
Lai (Presidente Confartigianato Sardegna): “Un oceano di possibilità e
di crescita economica e culturale: dobbiamo lottare insieme”. Ma alle
imprese preoccupa la “zona di rispetto”.

Con la candidatura ufficiale da parte del Governo italiano per
l’Einstein Telescope, inizia la sfida della Sardegna, di Sos Enattos,
di Lula e di tutta l’Italia, per aggiudicarsi la realizzazione del
grande interferometro. Per Confartigianato Imprese è il primo passo
verso un obiettivo che potrebbe cambiare la storia dell’Isola.

“La candidatura italiana a ospitare in Sardegna l’Einstein Telescope –
afferma il Presidente Nazionale di Confartigianato Imprese, Marco
Granelli – apre una prestigiosa e concreta opportunità per
valorizzare, con orgoglio, la nostra cultura produttiva, di cui sono
protagonisti gli artigiani e i piccoli imprenditori, e per costruire
nuove prospettive di sviluppo. Si tratta di un’occasione tanto più
significativa e importante in questo momento in cui abbiamo bisogno di
stimoli e di occasioni per programmare il futuro e rilanciare le
nostre attività”.

“L’Olimpiade che la Sardegna potrebbe aggiudicarsi si chiama Einstein
Telescope: la sua realizzazione avrebbe un impatto economico
addirittura maggiore rispetto agli investimenti pubblici di
Milano-Cortina 2026 – è il ragionamento della Presidente di
Confartigianato Imprese Sardegna, Maria Amelia Lai – una occasione
unica che all’Isola potrebbe portare benefici economici, di sviluppo e
di attrattività per, almeno, i prossimi 40 anni. Per questo progetto
dobbiamo lottare tutti insieme e lavorare in modo coeso affinché la
nostra regione e tutta l’Italia possa centrare l’obiettivo”. “Se per
le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 l’Italia ha stanziato 4,2
miliardi di euro – continua la Presidente Lai – per il rilevatore di
onde gravitazionali che potrebbe sorgere a Sos Enattos, tra fondi
statali e risorse europee, sarebbero necessari oltre 6 miliardi e
mezzo di euro di investimenti, di cui più di 4 ricadrebbero in
Sardegna. Soprattutto in nove anni attiverà complessivamente 36 mila
posti di lavoro”. “Lula avrebbe le capacità per trasformarsi nella
nuova Arecibo (Porto Rico) o Atacama (Chile) – prosegue la Presidente
– i famosissimi osservatori astronomici che alle due località, situate
in zone quasi inaccessibili e irraggiungibili e praticamente
disabitate, hanno portato sviluppo, importanti iniziative economiche e
tanto indotto”.

Secondo l’analisi effettuata dell’Ufficio Studi di Confartigianato
Imprese Sardegna, per capire la portata che l’opera potrebbe avere sul
centro Sardegna e, ovviamente, su tutto il resto dell’Isola, è
necessario prendere ad esempio l’effetto moltiplicatore previsto per
le Olimpiadi Invernali. Infatti, secondo stime recenti del CONI, ogni
miliardo di investimenti su Milano-Cortina 2026 avrebbe un impatto di
3 miliardi sul PIL nazionale: ogni euro di investimenti ne genererebbe
3 tra diretto, indiretto e indotto sull’economia sarda e italiana. In
Sardegna, ogni euro investito determinerà un giro d’affari di 3,6 euro
e un incremento Pil pari a 1,6 euro.

Secondo l’Associazione delle Imprese Artigiane, tante sarebbero le
imprese coinvolte nell’attività che graviterebbe attorno alla grande
struttura. In primis quelle delle costruzioni (edilizia,
infrastrutture e installazioni), dei trasporti e del movimento terra,
della meccanica e delle manutenzioni, dei servizi digitali e dell’high
tech così come i professionisti dell’ingegneria e della geologia. A
supporto delle migliaia di persone che per almeno 9 anni cambieranno
volto e storia di Sos Enattos, anche le attività che si occupano di
trasporti pubblici, di sanità, di servizi alla persona, della
ricettività, della ristorazione e dei servizi turistici ma anche
attività di commercio al dettaglio e del tempo libero. Senza contare
tutte le altre realtà (come le scuole internazionali) che si dovranno
occupare dei familiari dei ricercatori che saranno destinati a
quell’enorme laboratorio di ricerca e conoscenza dell’universo. E
quindi costruzione, manutenzione e ammodernamento di strade, ponti,
ferrovie ma anche di centri storici, abitazioni, scuole, ospedali,
centri servizi e di aggregazione.

Al contrario, per Organizzazione delle Imprese della Sardegna, punti
negativi sono rappresentati dalle attività con un basso numero di
dipendenti, con poca capacità di fare rete e con un insufficiente
potere economico, aspetti non positivi per partecipare e aggiudicarsi
i bandi che, man mano, verranno proposti. Non secondario anche il
problema relativo alla difficoltà di reperire dipendenti con adeguata
formazione.

Per Confartigianato Sardegna in tutto questo “oceano di possibilità”
desta preoccupazione la cosiddetta “zona di rispetto” nella quale
ricadrebbero 19 comuni tra Sassari e Nuoro, al cui interno sarebbero
vietate una serie di attività che potrebbero andare a interferire con
le attività di ricerca dell’interferometro: tra queste la costruzione
di strade e ferrovie, la produzione di energia elettrica, l’estrazione
di minerali da cave e miniere, tutte le attività connesse alla
produzione di cemento, calce e gesso, e le attività di taglio,
modellatura e finitura di pietre.

“Secondo il provvedimento – continua la Presidente – d’ora in avanti
le nuove autorizzazioni all’esercizio delle attività citate saranno
rilasciate dalle amministrazioni competenti di concerto con il
ministero dell’Università e della ricerca sentito l’Istituto nazionale
di fisica nucleare”. “Ciò ci lascia molto spaventati – riprende la Lai
– ricordiamo che in quell’area operano migliaia di imprese,
soprattutto di micro, piccole e medie dimensioni, che danno lavoro,
direttamente, indirettamente e nell’indotto, a decine e decine di
migliaia di addetti, sostenendo famiglie e territori. Ci lascia
perplessi il motivo per cui sia stata istituita un’area di protezione
così vasta attorno alla miniera di Sos Enattos, che al momento è
scarsamente sviluppata e priva di infrastrutture mentre le concorrenti
zone al progetto, come quella dell’Olanda e della Sassonia, sono
pesantemente più industrializzate. È preoccupante che questa misura
limiti prospettive importanti per settori strategici come l’estrazione
di lapidei o la lavorazione dei calcestruzzi unite a tutto il
complesso di attività che gravitano attorno a tali attività”. Inizio
modulo

“Desideriamo creare un’isola in cui l’ambiente, lo sviluppo e la
moderna tecnologia si integrino armoniosamente e la miniera di Sos
Enattos potrebbe essere la chiave per una conversione verso uno
sviluppo ultramoderno e tecnologico – sottolinea la Presidente Lai –
la struttura che verrà costruita diventerebbe non solo un motore di
sviluppo economico basato sulle tecnologie moderne per l’isola, ma
anche un simbolo del futuro”. “La nostra regione è strutturalmente
vulnerabile e ha un urgente bisogno di superare gli svantaggi
derivanti dall’isolamento geografico – continua – attualmente, ci
troviamo immersi in una crisi che è stata resa ancora più devastante
dalla mancanza di risposte concrete alle sfide che dobbiamo
affrontare. Nonostante le evidenti tracce di povertà, il territorio
abbonda di iniziative culturali, ambientali, artistiche e di un
patrimonio identitario di inestimabile valore”. “Queste risorse, per
poter prosperare, necessitano semplicemente di un adeguato supporto
infrastrutturale e di servizi statali – conclude – anche la Sardegna
si unisce al coro delle richieste di politiche industriali e di
investimento, che devono essere condivise con il mondo del lavoro, al
fine di negoziare una transizione verso un modello di sviluppo
sostenibile, sociale e digitale. Vogliamo realizzare un nuovo
paradigma di crescita, in cui l’Einstein Telescope rappresenta solo
l’inizio di un cambiamento profondo e positivo”.


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