Sabato 28 Gennaio, aggiornato alle 22:50

La stagione della caccia al Cinghiale per legge deve chiudere entro il 31 gennaio.

La stagione della caccia al Cinghiale per legge deve chiudere entro il 31 gennaio.

“Premurosamente la Giunta Solinas, che amministra la Regione autonoma della Sardegna, ha reso noto di aver chiesto ai Ministri dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste la concessione di una “proroga dell’esercizio venatorio, esclusivamente per il prelievo del cinghiale, almeno nelle quattro domeniche del mese di febbraio“.

Il calendario venatorio regionale sardo 2022-2023 (decreto assessoriale n. 4143/7 del 10 agosto 2022) ha disposto la caccia al Cinghiale dall’1 novembre 2022 al 29 gennaio 2023.

La motivazione è ormai un leit motiv: “gli agricoltori … lamentano danni sempre crescenti alle colture“, poi “il numero dei sinistri stradali causati dai cinghiali è aumentato significativamente, fino a superare, durante il 2022, i 1.200 eventi“.

In realtà, non si ha notizia di un aggiornato riscontro dei danni effettivi apportati al settore agricolo dalla fauna selvatica, con particolare riferimento al Cinghiale (Sus scrofa meridionalis), ma sono pubblicamente disponibili solo dati risalenti a 10 anni fa (report sui danni arrecati alle produzioni agricole dalla fauna selvatica in Sardegna (2008-2013)) con importi decisamente modesti (fino a 400 mila euro nel 2013).

Nemmeno si ha un dato aggiornato e reso pubblico sugli incidenti stradali causati dai Cinghiali (nel 2014 gli incidenti causati da tutta la fauna selvatica sono stati circa 500).

La recente indagine nazionale condotta dall’I.S.P.R.A. sulla gestione del Cinghiale nel periodo 2015-2021 ha visto la stima della presenza di circa 1,5 milioni di esemplari su tutto il territorio nazionale, in crescita nonostante i circa 300 mila esemplari abbattuti ogni anno (con una crescita del 45% nel periodo considerato rispetto agli anni precedenti. E un aumento dei danni in agricoltura stimati in una media annuale di 17 milioni di euro su tutto il territorio nazionale.

La cosa curiosa è che nessuno sembra chiedersi come mai i Cinghiali sono aumentati in tali dimensioni e come mai è aumentato il loro areale.

Soprattutto, come mai più esemplari vengono uccisi e più il Cinghiale aumenta la sua diffusione.

La crescente disponibilità alimentare in campagna e nelle periferie urbane determinata dalle numerosissime discariche abusive, le reiterate immissioni a fini venatori, l’ibridazione con il Maiale allevato allo stato brado o semi-brado e il conseguente aumento della fecondità, la caccia tutt’altro che selettiva sono i fattori dell’aumento dei Cinghiali in Italia.

Insomma, più fesserie umane che colpa del Cinghiale.

Fortunatamente è stata recentemente autorizzata in Italia la sperimentazione di contraccettivi temporanei per l’Ungulato, metodo che potrebbe incruentamente contenerne il numero.

Secondo la recente indagine nazionale I.S.P.R.A., la Sardegna non rientra, comunque, fra le regioni dove i Cinghiali hanno causato maggiori danni all’agricoltura.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha, quindi, chiesto (17 gennaio 2023) ai Ministri dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e all’I.S.P.R.A. di esprimere un formale diniego alla proroga della caccia al Cinghiale in Sardegna in regime ordinario per le quattro domeniche di febbraio 2023, in quanto in palese violazione del periodo massimo di caccia previsto (1 novembre – 31 gennaio, art. 18, comma 2°, della legge n. 157/1992 e s.m.i., ripreso dall’art. 49 della legge regionale Sardegna n. 29/1998 e s.m.i.) rientrante in quel nucleo minimo di disposizioni per la salvaguardia del patrimonio faunistico stabilito dallo Stato ai sensi dell’art. 117, comma 2°, lettera s, Cost. che le Regioni e le Province autonome possono solo ampliare, ma non restringere, per giurisprudenza costituzionale costante.

Sarebbe il caso che la gestione della fauna selvatica fosse definitivamente allontanata dai banali, ripetitivi, autolesionistici interessi venatori.

E il giorno che amministratori e politici lo capiranno non sarà mai troppo tardi”, chiude la nota p. Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) a firma di Stefano Deliperi


Condividi:


Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi