Venerdì 3 Febbraio, aggiornato alle 23:14

Il Decreto sul Rave Party – Sembra volto a rendere possibili azioni repressive abnormi. A rischio la libertà di manifestazione?

Il Decreto sul Rave Party – Sembra volto a rendere possibili azioni repressive abnormi. A rischio la libertà di manifestazione?

 

ROMA – Il decreto sui rave party fa discutere. Le opposizioni tuonano, gli studenti insorgono e anche dal mondo della musica c’è chi storce il naso: “Questo decreto anti-rave puzza”, scrive sui social Fiorella Mannoia. A placare le polemiche ci prova quindi il Viminale, che in una nota fa sapere: “la norma anti-rave illegali interessa una fattispecie tassativa che riguarda la condotta di invasione arbitraria di gruppi numerosi tali da configurare un pericolo per la salute e l’incolumità pubbliche. Una norma che non lede in alcun modo il diritto di espressione e la libertà di manifestazione sanciti dalla Costituzione e difesi dalle Istituzioni”.

Letta: la Precisazione del Viminale conferma che hanno fatto un pasticcio

“Le precisazioni del Viminale sulla questione rave party non cambiano la questione giuridica che abbiamo posto. Anzi, la precipitosa e inusuale precisazione conferma che hanno fatto un pasticcio“, scrive su twitter Enrico Letta, segretario Pd, commentando la nota del Viminale.

La rete degli studenti: si limita libertà di manifestare

“In questo modo si limita libertà di manifestare. Inaccettabile dare il via a repressione in scuole, atenei e piazze. Governo ritiri l’articolo del Decreto”. Si legge in una nota Rete Studenti e l’Unione degli Universitari, che definiscono il decreto legge anti rave “liberticida”. “Il Decreto Legge discusso nel Consiglio dei Ministri rischia di essere soggetto a interpretazioni che limitano fortemente la libertà di manifestazione”, scrivono gli studenti. “In particolare, sia per la vaghezza del testo che per il suo contenuto, il rischio per gli studenti e le studentesse è l’applicazione di misure fortemente repressive che non colpiscono solo i rave ma anche le manifestazioni, le occupazioni scolastiche e universitarie e potenzialmente qualsiasi forma di manifestazione. Un testo scritto male e in fretta- commentano da Rete Studenti e Udu- Il Governo non faccia l’errore di approvare un testo pericoloso solo per dare un segnale politico su sicurezza e restrizioni. C’è ancora tempo prima della conversione in legge definitiva per modificare il comma che contestiamo. Governo e Parlamento agiscano e evitino la limitazione delle libertà di manifestare e dissentire”.

Rave, Amnesty Italia: con dl a rischio diritto protesta pacifica

“Il ‘decreto rave party’, che introduce il nuovo articolo 434 bis del codice penale, rischia di avere un’applicazione ampia, discrezionale e arbitraria a scapito del diritto di protesta pacifica, che va tutelato e non stroncato”. Cosi’ Amnesty Italia su twitter. ( fonte Dire.it).

Sull’argomento interviene anche la deputata Rachele Scarpa: “Il decreto legge del Governo è preoccupante: sembra volto a rendere possibili azioni repressive abnormi e spropositate rispetto a una miriade di contesti e fattispecie che rientrano nella libertà di riunione sancita dall’articolo 17 della nostra Costituzione. Il contrasto ai rave è una giustificazione assai maldestra per un testo in larga parte impreciso, che rischia di aprirsi a interpretazioni pericolose e arbitrarie con la previsione di pene altissime (fino a 6 anni di reclusione) comminabili in teoria anche a chi promuove una protesta a scuola, in un’università, in un luogo di lavoro o organizza una protesta in piazza. Se questa estrema destra pensa di affrontare la grave crisi sociale ed economica in atto con norme liberticide che comprimono gli spazi di dissenso delle persone, troverà la più ferma opposizione da parte del fronte democratico e progressista dentro e fuori il Parlamento.

“Questa norma è un docile strumento che, per la sua genericità, consentirà un esercizio discrezionale alle autorità preposte alla sicurezza e all’ordine pubblico. Si applicherà anche ai raduni negli edifici, quindi nelle scuole, nelle fabbriche, nelle università” affema Paolo Bonelli.

 


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