Al Convegno su “Parchi eolici offshore in Sardegna e gestione dello spazio marittimo”, organizzato da Legambiente alla presenza del Presidente del Consiglio della Regione Michele Pais, del Direttore del Parco Regionale di Porto Conte AMP, Mariano Mariani, dei dirigenti regionali delle maggiori sigle ambientaliste, l’intervento del delegato Regionale del WWF Carmelo Spada è da analizzare. Un intervento che non ha viaggiato “a braccio”, come molti purtroppo hanno fatto nel prendere la parola. Carmelo Spada segue una traccia sul suo portatile, analizza dati e riscontri oggettivi, si pone e pone all’assemblea domande.
“Non ci sono filantropi: i signori del vento e ci si dimentica di quelli delle fossili” – esordisce Carmelo Spada: quel che è certo -afferma il delegato regionale del WWF – è che dobbiamo decarbonizzare la Sardegna. La transizione ecologica dobbiamo farla da protagonisti senza subire processi. Per noi la transizione deve essere anche giusta transizione occupazionale.
Ma dobbiamo fare delle riflessioni: serve una società sarda per la produzione di fonti rinnovabili? Si può produrre energia dal mare che veda coinvolte altre nazioni, attori come la Corsica, le Baleari? Come si sta facendo in Olanda con gli impianti offshore in alto mare?
Integra le sue affermazioni dando una notizia nuova, ovvero che una società francese ha chiesto di realizzare un impianto idroelettrico nel Flumeendosa. In questo caso si tratta una concezione regionale e non statale. La regione Sarda come risponderà? Un altro problema anche questo.
E nel suo discorso irrompe persino il dubbio, quando afferma: “Attualmente in Sardegna, colpisce il coro di no agli interventi dell’eolico offshore. Quindi si chiede Carmelo Spada:” perché c’è questa ostilità?”
Una domanda buttata all’aula attenta, ma non raccolta da nessuno, la risposta, troppo insidiosa non arriva. La domanda però, del perchè ci sia questa ostilità, rimane tutta. E quindi si chiede ancora Carmelo Spada: “perché non c’è stata una protesta da parte dei sindaci sardi per il metano? “Si sono trivellate e bucate le città, martoriati i centri storici, ma non c’è stato nessuno che abbia protestato. Addirittura è visto come qualcosa di positivo” Il metano è un fossile climalterante! Incalza, nel suo discorso, il delegato del WWF: “è stata una scelta condivisa con le comunità locali, o è stato imposto nei fatti senza nessun coinvolgimento degli enti locali? Perché si vive come imposizione, quando si deve fare un intervento sulle rinnovabili? Sono domande che ci dobbiamo porre per comprendere la complessità degli interventi – dice il rappresentante per la Sardegna del Wwf. Di fatto si rischia di cadere nel negazionismo del cambiamento climatico.
Noi – prosegue Spada – abbiamo una grande responsabilità nei confronti delle generazioni future. Vengono mostrati i dati incontrovertibili, noiosi per i distratti, per quanto attiene la produzione energetica in Sardegna: in Sardegna abbiamo l’80% prodotto dal termo elettrico, cioè ricavato da fonte fossile, 12% da eolico, 5% da energie fotovoltaiche o Idro-elettriche. In Sardegna noi produciamo circa 4000 GW di energia in eccesso, quindi le esigenze della Sardegna sono ampiamente coperte. Tanto che il 36%-40 viene esportata. Quindi c’è chi fa gli affari, legittimamente per altro, soprattutto con l’energia ricavata da fossili.
Parla degli sconvolgimenti climatici Carmelo Spada, di quanto la stessa Enea abbia prospettato nei prossimi decenni, con l’ innalzamento deciso del livello del mare, e quanto questo ci riguarda da vicino – e proietta sul mega schermo della sala convegni – la cartina dell’Enea che mostra anche la nostra spiaggia di Maria Pia e Fertilia sommersa da 150 cm di mare. E’ inutile negare che, le due problematiche, la transizione ecologica e il mutamento climatico devono viaggiare di pari passo, sebbene uno oggi sia emotivamente investito da problematiche complesse che riguardano il mondo produttivo e delle imprese e della quotidianità delle persone.
Per noi – precisa il delegato del Wwf Italia per la Sardegna – transizione energetica è anche giusta transizione occupazionale e nuova occupazione nel settore delle rinnovabili. Lo studio commissionato dalla nostra associazione al POLITECNICO DI MILANO e all’UNIVERSITA’ DI PAVIA ipotizza due scenari di transizione al 2025/50 senza prevedere investimenti nel metano: sviluppo di impianti di pompaggio per capacità complessiva di 550 MW (come proposto anche da Terna) sviluppo di idrogeno verde associato ad impianti di accumulo del vettore stesso. Di notevole importanza anche le ricadute occupazionali al 2030 con 3-4000 addetti che potrebbero salire a 8-9000 al 2050. Il rappresentante Wwf sostiene che devono essere bonificati i siti inquinati dalle attività industriali e gli operai convertiti nel settore delle energie verdi. Nelle aree inquinate classifica Sin, a sud e a nord della Sardegna, vi è una maggiore incidenza di tumori per la popolazione esposta. Ad oggi nella nostra regione non è operante il registro dei tumori. E Spada – approfittando della presenza in sala del presidente del Consiglio regione della Sardegna Michele Pais – si è rivolto al rappresentante politico per chiederne, in merito il suo impegno.
Spiegando, approfondendo, ponendo domande ai tecnici e ai politici presenti in sala, Carmelo Spada dipana una matassa, che a sentirla tutta contiene decisi distinguo, o se si preferisce mette i paletti che l’Associazione ambientalista che rappresenta, il WWF, vuole che entri decisamente, sul dibattito attuale: dismettere le fonti fossili e abbandonare il metano, comprese le idee scellerate sui rigasificatori, e puntare senza esitazione verso le fonti rinnovabili, arrivino esse dal sole o dal mare e gli stoccaggi delle batterie per dare stabilità alla produzione delle rinnovabili. Per quanto riguarda le comunità energetiche il rappresentante del Wwf ha detto che l’associazione ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il comune di Borutta ed ha precisato che la regione sarda deve aggiornare il Piano energetico regionale ed istituire i distretti energetici funzionali alle rinnovabili.
Alla fine di un articolato discorso mezzo strozzato sul finire, dagli interventi di Vincenzo Tiana, che invitava alla chiusura, emerge chiara la posizione del WWF, che si può riassumere così, in base alle dichiarazioni di Carmelo Spada: “Si alle rinnovabili nell’ambito di una programmazione pubblica e contestuale dismissione delle fonti fossili. Integrazione di eolico fotovoltaico e stoccaggio dell’energia in surplus prodotta. Solo così si potrà dare stabilità al sistema. Per gli interventi da realizzare è obbligatoria la Valutazione ambientale preventiva e progressivamente smettere con gli incentivi pubblici. Ci devono essere fideiussioni depositate necessarie per lo smaltimento e bonifica a fine esercizio di siti. Partnership da perseguire tra stati, ovvero Francia, Italia, Spagna (Baleari Corsica Sardegna) come sta facendo l’Olanda per la realizzazione di veri e propri hub energetici in alto mare insieme a Francia Danimarca Inghilterra. Il Wwf chiede un piano energetico e paesaggistico che sappia contemperare le due esigenze: rinnovabili inserite in un contesto ambientale salvaguardato.








