Lunedì 12 Ottobre, aggiornato alle 19:42

Punta Giglio, la sconfitta dell’ambientalismo decretata da leggi che sono permissive.

Punta Giglio, la sconfitta dell’ambientalismo decretata da leggi che sono permissive.

All’indomani dell’archiviazione del fascicolo riguardante l’intervento a Punta Giglio, nel quale il magistrato non ha ravvisato alcun reato penalmente rilevante, nell’iter procedurale, da parte del Comitato per Punta Giglio Libera, ci si interroga. Lo scoramento ha preso piede, e lo si deduce dal tono che si usa, dalle frasi che tentano di far riflettere, ancora, quasi che a distanza di oltre un anno di dura lotta, il quadro non sia chiaro. E’ chiaro a tutti, e lo rimarrà, forse, per sempre, compreso l’atteggiamento manicheo che ha diviso il mondo ambientalista locale, la politica, i cittadini di questa città: stare di qua o di là. Schierati. Ognuno fermo nelle proprie convinzioni, diventate certezze. Le denunce, le opposizioni, non hanno sortito effetto. Chi è stato chiamato ad esaminare gli esposti, ha deliberato che non ci sono fatti perseguibili, e quindi si deve archiviare il fascicolo. Chiusa la partita? C’è chi ha vinto e chi ha perso? Si deve andare oltre cercare un dialogo (im)possibile, o su tutto si deve tenere quel velo di sospetto, che ammorba l’ambiente? E quel che più agita le coscienze, è che ad ora non si vede la strada da percorrere per rasserenare persone e contesto.

Giovanni Oliva, Presidente del Comitato Punta Giglio Libera, Architetto, attivo da sempre ad Alghero nella battaglia a difesa dell’ambiente, della biodiversità, degli habitat, non si da pace. Da ancora la sua lettura dei fatti, quasi opponendo la forza della sua ragione, a leggi che consentono questo tipo di intervento. “La sciagurata vicenda”, come ormai la definisce da tempo, ha ricevuto una pietra tombale da metterci sopra. Capitolo chiuso, reati non ne sono stati commessi e pace. E ne esce sconfitto, in maniera netta quell’ambiente che sul caso si era speso totalmente, in quella che noi abbiamo definito l’ultima battaglia a difesa dell’ultimo fortino.

Una sconfitta che brucia, che lascia ferite per sempre. Che distrugge un movimento fatto di persone per bene, a metà strada fra sognatori e idealisti è bene che si dica, interessi diretti non hanno mai avuto. Non costruisce, non commercializza, non compra e non vende. Un movimento partito dal basso che ha coinvolto migliaia di persone, che ha fatto dibattere, che ha svegliato un pezzo di opinione che per troppo tempo è rimasta distratta, volgeva lo sguardo altrove. E potrebbe anche essere prodromica a un ritiro graduale dalla scena, per meditare strategie nuove, riorganizzazione, e passaggi di testimone verso una generazione di giovani che non solo non c’è ma non si vede neanche nascere.

E questa storia di Punta Giglio, dove una caserma militare, nel cuore di un Parco Regionale, finisce per diventare una casa vacanza e un ristorante, ci riporta alla cruda realtà, fatta da una selva di leggi, che non solo si contraddicono, all’interno di queste aree protette, ma addirittura consentono e incentivano questi interventi. Così nella Riserva Naturale di Crava-Morozzo (CN) sorge la Foresteria dell’Oasi, nel biellese Oasi Zegna, E ancor di più un altro caso emblematico in Sardegna, oseremo dire simile a quello di Alghero, l’Oasi di Monte Arcosu. Si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria (SIC ITB041105) nei Comuni di Uta, Assemini e Siliqua (Ca), ed è una zona di Protezione Speciale (ZPS). Allora si comprende che le norme che da una parte si invocano a protezione, sono permissive nel nome del fare e rifunzionalizzare. E l’unica via d’uscita, fra queste maglie labili della norma, sono le norme di tutela. Punta Giglio doveva essere riserva integrale, punto! Non lo si è fatto e oggi se ne pagano le conseguenze. Gli interventi effettuati, sono conseguenti alle leggi attuali di tutela ambientale consentiti . Come riportato dal sito del Ministero dell’Ambiente, le aree che compongono la Rete Natura 2000 non sono riserve rigidamente protette dove le attività umane sono escluse; la Direttiva Habitat intende garantire la protezione della natura tenendo anche “conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali”. Le norme europee habitat Sic e ZPS tutelano le specie animali e vegetali e al tempo stesso consentono la presenza umana. Monte Arcosu, è un dato oggettivo ed evidente.

Il punto fondamentale è che la presenza umana non debba pregiudicare l’esistente, questo è il punto di equilibrio che deve essere trovato, questo è il nuovo obiettivo da prefissarsi, se veramente si vuole il rispetto e la tutela di queste aree.

Ecco qui è il punto. Da qui bisogna ripartire, nel pretendere un Piano del Parco che contenga norme certe e da far rispettare.

E se è vero che la Waterloo ambientale ad Alghero ha preso corpo, e qualche politico si sfrega le mani, avrà tempo di meditare, sul caso, al momento opportuno, perchè l’ambientalismo non è una moda, come si vuol far credere, l’ambientalismo oggi, molto più di ieri, è la sola nostra salvezza.


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