Stavolta Giovanni Oliva parla della pratica di Punta Giglio, con la convinzione che, nella storia che ha portato alla rifunzionalizazione dell’ex Caserma, le responsabilità vadano ascritte non a due amministrazioni ma siano da addebitare all’attuale, targata Mario Conoci. Giovanni Oliva ripercorre per sommi capi la vicende e si ferma, sottolineando dove nasce l’iter, il percorso autorizzativo, che ha portata all’attuale situazione. E non è un dietro front, ma è un rispolverare persino prese di posizioni e dichiarazioni pubbliche, a suo tempo lasciate cadere, senza approfondimento. E’ l’assoluzione dell’ex Sindaco Mario Bruno, additato come il padre di questa pratica, allorchè nel 2017 firmò con il Demanio Regionale il protocollo d’intesa. Era il 12 Luglio 2017 all’interno del Progetto Cammini e Percorsi. L’istanza del progetto è protocollata 2 Luglio 2020, e l’autorizzazione SUAPE del Comune di Alghero è del 28 Ottobre 2020. Sono date che certificano le affermazione che Giovanni Oliva ora scrive e rende pubbliche.
“Torniamo ai fondamentali – afferma Oliva che prosegue – PERPLESSITA’ (ecco la parola chiave).
Riprendo e sviluppo aggiornandolo un ragionamento già fatto qualche mese fa.
Ci tengo a ricordare che, sulla scellerata vicenda che riguarda Punta Giglio, ho sempre cercato di tenere ben distinte le responsabilità delle due amministrazioni che si sono succedute nell’arco dell’iter autorizzativo della pratica.
Lo ribadisco: se vi è una responsabilità politica (che personalmente ritengo grave) dell’ex sindaco Mario Bruno, che attiene alla opportunità o meno di sottoscrivere il protocollo d’intesa con l’Agenzia del Demanio, senza farne prima un tema di dibattito pubblico, è comunque ovvio che lo stesso Mario Bruno, al momento di quella firma, non poteva conoscere i contenuti del progetto che sarebbe in seguito figurato vincente (nè poteva quindi immaginare che avrebbe vinto forse il peggiore dei progetti, dal punto di vista degli impatti sul delicato contesto, il peggiore fra tutti quelli presentati).
Risulta comunque che durante il suo mandato, dopo un’accoglienza formale, nell’agosto del 2018, con le rituali strette di mano ai rappresentanti della società costituita dai proponenti del progetto vincitore del Bando, il suo iter di approvazione rimase sostanzialmente fermo. Alla stanga si direbbe.
Le associazioni ambientaliste e culturali si erano intanto subito (agosto 2018) dichiarate contrarie al progetto presentato (anche se non ancora protocollato).
In effetti, a quanto sembra, durante il mandato di Mario Bruno non risultano atti degli uffici, né pareri favorevoli espressi dai tecnici, ad elaborati di progetto, che potessero far pensare, di lì a breve, ad una possibile conclusione positiva dell’iter autorizzativo. Restava d’altronde insormontabile lo scoglio delle varianti urbanistiche necessarie per il cambio di destinazione e molto altro ancora. Tutto rimase sospeso per mesi. Tanto che, per molti, l’idea malsana di una attività turistico ricettiva sulla falesia di Punta Giglio era già data per definitivamente spacciata.
A partire dal 2019 si delinea un nuovo scenario politico (amministrativo-culturale), con la vittoria della destra in consiglio regionale e poi anche nel comune di Alghero.
Allora sembra riaprirsi una nuova fase anche nella vicenda. Quella che potremmo definire (così come è stata definita dagli stessi protagonisti) la stagione “delle interlocuzioni”.
Si sfrutta anche il “tempo sospeso” del lockdown del 2020.
Le istituzioni si mettono quasi “al servizio” dei privati proponenti che intanto sembrano cambiare configurazione societaria.
Cambiano anche il progettista e le istituzioni, preposte ad esprimere i pareri e a rilasciare le autorizzazioni, in “camera caritatis”, in “extremis” (chissà forse fuori tempo massimo) propongono un vero e proprio rapporto di stretta “collaborazione”, fatto di richieste di modifiche e suggerimenti su come adattare il progetto, stravolgerlo e rielaborarlo al fine di poterlo in qualche modo approvare.
NOTA BENE: Il progetto viene protocollato solo nell’estate del 2020!
La sollecitudine da parte degli uffici è divenuta allora esemplare: si fa di tutto per approvarlo nel più breve tempo possibile, a costo anche di capriole e rischiose acrobazie interpretative. E veri e propri azzardi.
ECCO, qui avviene l’inimmaginabile: la creatività collaborativa (fra uffici pubblici e imprenditori privati), probabilmente supera ogni prudenza, esponendo tutti a pesanti responsabilità.
Vien fuori la spudorata soluzione che sfida anche il senso del ridicolo: non ci sarà alcun cambio di destinazione perché “prima c’erano i militari ora ci saranno i turisti”, sarà una “CASA PER FERIE” e la società privata dovrà assicurare di essere SENZA FINI DI LUCRO. E basta una autocertificazione?
C’è da segnalare che della stranezza di come si concluse, nell’autunno del 2020, il lungo iter d’approvazione della pratica, si accorse anche lo stesso Mario Bruno che ammette pubblicamente, accennando alla questione di Punta Giglio, in una conferenza del 2021: “l’Iter si conclude nel 2020, in una conferenza di servizi, che anche a me ha lasciato qualche perplessità, ma nel merito non entro”.
Non temo di essere indicato in questa fase come uno dei difensori d’ufficio di Mario Bruno, ma trovo importante che, anche all’inteno del gruppo che costituiva la passata maggioranza, siano affiorate almeno delle “perplessità” a proposito della conclusione della pratica di questa scellerata vicenda.
Credo che il Comitato Punta Giglio Libera avrebbe fatto bene allora a “valorizzare” maggiormente quelle dichiarazioni, che forse potevano aprire uno spiraglio per un avvicinamento delle posizioni.
Queste scarne parole dette da Mario Bruno, mesi fa, sono poi ancora più significative, oggi, se le si riconsiderano alla luce degli ultimi inquietanti sviluppi conseguenti i controlli sull’avvio dell’attività a Punta Giglio; la questione ingarbugliata è giunta al dunque?
I nodi si sono materializzati e sono arrivati al pettine, e i pasticci, i grovigli e le scabrose trovate hanno prodotto la clamorosa, confliggente disparità di valutazioni fra i funzionari regionali (che a norma di legge chiedono che si avvii un procedimento di interdizione dell’attività) e quelli comunali (che sembrano voler far ancora finta di nulla).
Chi si intende di questioni legali, amministrative e penali, avverte che la vicenda di Punta Giglio inizia a puzzare.
E non è solo una questione di collegamenti fognari inefficienti”, conclude Giovanni Oliva.








