Questa mattina nel corso di una conferenza stampa i portavoce del comitato Punta Giglio Libera, hanno annunciato che nei giorni scorsi è stato inoltrato un esposto/denuncia alla Commissione Europea. Nel corso di una affollata conferenza stampa, sono stati esposti i dettagli, e del perché si sia proceduto in tal senso.
Stamattina, nell’ascoltare gli interventi di Giovanni Salis, di Paola Correddu e Giovanni Oliva, si è avuta l’impressione che da parte del Comitato si sia imboccata la strada non solo delle denuncia ma soprattutto della rivendicazione. Si fornisce alla stampa, e a chi ne avesse fatto richiesta, un dossier che contiene i passaggi salienti di tutta la vicenda, compresi quelli ultimi all ‘UE. Il focus iniziale è sull’avviso di gara, che colpevolmente non tiene conto delle prescrizioni previste per questo contesto, a sua tutela speciale.
Si citano i provvedimenti Nazionali di riferimento, e le norme Europee violate. I primi afferiscono alle autorizzazioni rilasciate in conseguenza della concessione ricevuta a titolo gratuito nel 2017, ovvero i fabbricati dell’ex postazione antinavale batteria Sr 413 Punta Giglio, e circa 8 ettari di macchia mediterranea, di proprietà dell’Agenzia del Demanio. Le norme violate sono quelle della direttiva habitat 92/43 CEE, direttiva Uccelli 79/409. Si evidenzia si legge nell’esposto ”la violazione delle norme Europee e nazionali che regolano i contenuti dei Piani ZPS e SIC, conseguente alla omessa citazione nel Piano approvato dalla Regione , fondato sugli elementi di conoscenza forniti dal Parco, dall’invasivo intervento privato nel compendio indicato. Si mette in evidenza l’omessa “ partecipazione responsabile di tutti i cittadini del territorio interessato ( delibera CIPE n.57/2002)
Insomma il Comitato mette in risalto il risultato dell’intervento , dove i luoghi da recuperare hanno prevalso sui contesti ambientali e sugli habitat tutelati da preservare. Senza dubbio alcuno, leggi alla mano, per il Comitato.
A dimostrare che le loro ragioni hanno fondamento e si poggiano su riferimento di legge, dal Comitato tirano fuori una Gazzetta Ufficiale recente , la n.137 del 10 Giugno 2021 che contiene , fra l’altro, un Decreto del Ministro della transizione Ecologica, sulla “Designazione di quattro Zone Speciali di Conservazione (ZSC) della Regione biogeografica mediterranea insistenti nel Territorio della Regione Sardegna, una di queste è quella di Capo Caccia ( con le Isole Foradada e Piana) e Punta Giglio. E la norma contiene persino gli obiettivi, “misure necessarie per evitare il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie e la perturbazione delle specie. Insomma, da Giugno, un’area già individuata e proposta alla Commissione Europea quale sito di importanza Comunitaria (SIC), ora è ulteriormente protetta e la Regione Sardegna deve identificare i soggetti affidatari di ciascuna Zona Speciale di Conservazione ( ZSC).
E le affermazioni successive del Prof Piero Sanna mettono in guardia su cosa possa significare l’attività di pernottamento e ristorazione in una zona di tale protezione. “ E’ certo che la zona provocherà l’arrivo di ratti neri, a causa della produzione di odori e attività di antropizzazione, che risulteranno devastanti per tutto l’ecosistema”.
Oltre due ore intense di dichiarazioni e di domande dei convenuti, per sviscerare una tematica che ora si aggiunge di particolari inquietanti. A tre componenti il Comitato di Punta Giglio, è stata chiesta una mediazione legale, sulla base di un danno ipotizzato e cagionato, secondo l’avvocato della Cooperativa, quantificato in 100mila euro a testa. Trecentomila euro in tutto, che i tre portavoce del Comitato , hanno respinto.
“ Non fuggiamo dalla legge -ha affermato Paola Correddu – noi siamo quelli che da tempo invochiamo la legge, e chiediamo che venga applicata e osservata”.
E alla fine a una nostra specifica domanda, su cosa chiedesse il Comitato, oggi, considerato che i lavori sono conclusi e “cosa fatta capo ha” la risposta è stata all’unisono: “a Punta Giglio non si può accogliere la possibilità del pernottamento, della ristorazione e dell’attività in una piscina chiamata vasca ludica. La presenza delle persone dev’essere ridotta al minimo indispensabile, il tempo di una vista, l’osservare l’area museale all’aperto e interna. Quello è un luogo che dev’essere tutelato, e se non lo faranno gli uomini deputati a ciò, gestori pro tempore di un bene pubblico, lo chiederemo ad altri” ha affermato Paola Correddu.
Insomma a nove mesi circa dall’inizio di questa battaglia, la parola fine è lontana dall’essere posta. Si cerca, ancora oggi un coinvolgimento delle istituzioni locali, un dialogo possibile, un confronto, che su tutta la vicenda non c’è mai stato. Quando si fa ricorso alle carte bollate, si certifica la morte della politica, del confronto, della partecipazione attiva alla vita di una comunità.
E il 3 Ottobre si avvicina.
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