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Lettera in redazione- Storia di chi si perde nei meandri sanitari, fra uffici chiusi, vigilantes e certificati che non ci sono

Lettera in redazione- Storia di chi si perde nei meandri sanitari, fra uffici chiusi, vigilantes e  certificati che non ci sono

Di seguito la nota pervenuta in redazione, firmata da un nostro concittadino, che da giorni è alle prese con le pastoie burocratiche che gli impediscono di avere la certificazione di avvenuta somministrazione della prima dose vaccinale. Un via vai fra uffici che NON ricevono, telefonate inconcludenti, e fascicoli sanitari incompleti. La frustrazione di un concittadino che punta il dito, alla fine, a chi impedisce l’accesso negli uffici, costretto a informare, suo malgrado,  dei suoi problemi,  i vigilantes, nuova figura centrale nel dialogo fra struttura sanitaria e impiegati. Scrive:

“Alcuni giorni fa ho segnalato che la struttura vaccinale del Mariotti di Alghero si rifiuta di rilasciare il certificato vaccinale, cosidetto Green Pass,  anche a chi è stata somministrata la prima dose del vaccino così come prescritto dal Decreto Legge n 55 del 22 Aprile 2021, integrato dal successivo DL n 65 del 18 Maggio 2021. Il Green Pass è stato istituito per poter consentire gli spostamenti da una regione all’altra anche di diversi colori in base alla curva dei contagi che settimanalmente il ministero della salute rileva. Siccome devo viaggiare in questo fine settimana fuori dalla Sardegna ho provato ad informarmi presso la compagnia di viaggio Tirrenia, quali fossero le prescrizioni per viaggiare. Mi è stato risposto gentilmente che per recarsi dalla Sardegna al “continente” non è necessario alcunché (tampone o certificato vaccinale),  ma per il rientro in Sardegna fino al 28 Maggio la stessa Regione prescrive il tampone o il certificato vaccinale. Dopo il 28 Maggio la compagnia non ha disposizioni in merito. Venuto a conoscenza di questa disposizione mi reco presso la struttura ospedaliera e chiedo in portineria di poter conferire con qualsiasi ufficio della direzione ospedaliera per avere ragguagli in merito al rifiuto dell’hub del Mariotti di rilasciare il certificato in questione. Il solito vigilante della portineria, ormai gli interlocutori dei cittadini sono i vigilantes, mi dice che negli uffici il pubblico non può essere ricevuto e che occorre telefonare. Mi fornisce il numero del centralino e finalmente mi mettono in comunicazione con una impiegata (credo) degli uffici amministrativi, la quale mi spiega che loro si occupano dei pazienti ospedalieri e non di certificati vaccinali! Chiedo chi si occupa di questi certificati e mi risponde di provare con l’ATS di Sassari (evidentemente Alghero non fa parte dell’ATS sassarese!) Secondo codesta impiegata (credo). Non chiamo Sassari, vista l’inutilità della risposta dell’impiegata, ma chiamo il centralino dell’Assessorato Regionale alla Sanità, mi risponde la centralinista la quale, chiestomi quale fosse il problema mi indirizza al Servizio Sanitario del mio comune (Alghero) dicendomi di chiedere l’accesso al Fascicolo Sanitario Elettronico della Regione Sardegna, e che la, avrei trovato il certificato vaccinale. A questo punto, fiducioso, credendo di aver risolto il problema, mi reco nella struttura sede del Distretto in via Degli Orti e chiedo in portineria, presidiata da un nugolo di Vigilantes, di poter parlare con qualche ufficio per ragguagliarmi sul fascicolo in parola. Un vigilante mi risponde che oltre la portineria non si può andare, eccetto visite specialistiche e che il problema dovevo illustrarlo a loro, poiché l’accesso agli uffici non è consentito al pubblico! Cioè, i cittadini che hanno una qualsiasi necessità devono raccontare al vigilante, o ai vigilantes i loro problemi! Mi chiedo: perché gli impiegati, tutti vaccinati, non ricevono il pubblico così come dovrebbe essere? E demandino il tutto ai vigilantes i quali fanno la staffetta da un ufficio all’altro? E la privacy? Credo che si stia approfittando un po’ troppo della pandemia! In buona sostanza, un vigilante, dopo aver consultato non so quale ufficio, arriva e mi dice che la consultazione del Fascicolo sanitario è possibile solo online e mi spiega la procedura da seguire, dicendomi che la,  avrei trovato tutto ciò che mi serviva. Arrivato davanti al mio PC con le credenziali SPID entro nel mio fascicolo sanitario ma del certificato vaccinale nemmeno l’ombra. Praticamente, il solito scaricabarile degli uffici pubblici italiani! Nessuno sa! Nessuno sente! Nessuno vede! È il certificato vaccinale, così come prescritto dalla legge? Boh!!!!! Naturalmente, dovrò avventurarmi in un viaggio senza avere nessuna certezza! Al rientro in Sardegna dovrò fare il tampone? Oppure no!” chiude il nostro concittadino avvolto da una frustrazione da lasciare senza parole. Un situazion che deve far riflettere, un caso da casistica, che impone una seria riflessione: va bene la pandemia, vanno bene le cautele, vanno bene le protezioni,  ma ci sarà qualcuno che si sta ponendo il problema di come devono fare i cittadini a interloquire con impiegati che sebbene vaccinati nella stragrande maggioranza, sono chiusi, impenetrabili, quasi che la colpa di qunto sta avvenendo al di fuori ” del palazzo” sia colpa di chi contribuisce in maniera inequivocabile acchè questo sistema si smantenga e possa reggersi. In una parola: gli uffici si devono aprire al pubblio al pari di quanto avviene alle poste, in banca. Questa protezione smisurata di questa categoria di lavoratori,  rispetto ai bisogni dei cittadini, comincia a stridere.


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