La Sardegna è zona bianca, è circondata dal mare, e… subito dopo da regioni tutte in zona arancione e rossa, mezza Italia da oggi lunedì ci guarda con una certa invidia. A sentire le previsioni il picco dei contagi è previsto in questa settimana-dieci giorni. Roba da far tremare. E siamo coscenti ch il nostro futuro prossimo, da sardi, è tutto nelle nostre mani. Le discoteche, i balli e i concerti, ora non c’entreranno, per quello che avverrà, perché saremmo noi, e solo noi, responsabili dei contagi che ci saranno. Le nostre città sono tornate vivere in una specie di bolla evasiva, dove ognuno, con timidezza decrescente, ha fatto ritorno alle vecchie abitudini, ritornando ad occupare gli spezi all’aperto fra tavolini e cocktails come se niente fosse. Le fasce giovanili, sono le più spregiudicate, inconsce o forse no, di quanto sia rischioso questo comportamento. Da capire di sicuro, da tollerare un po meno. Una società devastata dalla pandemia ci restituisce oggi, una società divisa in due: chi ha paura e si comporta di consenguenza con molta cautela, e chi sprezzante crede ( sbagliando) che il problema non lo riguardi. Tutta colpo del gioco del destino che si è accanito con moltissime famiglie, falcidiate dal dolore causato dal virus, incuneatosi nei loro familiari, evitandone tante altre. Ma cauti lo sono pure coloro che hanno avuto amici, conoscenti, devastati dl questo virus, che, ora, non guarda in faccia nessuno, siano essi giovani o vecchi. E allora vedere la città brulicante di persone, in punti caldi storicamente, respingendo la reale situazione che ci circonda, in una specie di rito di massa, ci induce a sostenere con più forza che stiamo sbagliando. Abbiamo retto tanto, stretto i denti, patito privazioni, pagato un pegno pesantissimo in termini socio economici, dobbiamo reggere ancora, qualche chilometro, perché cominciamo a vedere spiragli di luce in un tunnel buio. La nostra speranza si chiama vaccino, e siamo tutti consci che attendendo con fiducia il proprio turno, saremmo capaci di tornare, sempre con le dovute precauzioni, a respirare un po di aria più salubre, nella vita che da un anno è rimasta sospesa. E allora c’è bisogno di prendere coscienza ulteriore e di stare attenti, di aiutarci l’un con l’altro per evitare di scivolare di nuovo nel vortice dei contagi che crescono. Ai giovani si deve parlare, ancora, ulteriormente, senza stancarsi.
Poi, chi è deputato al controllo degli arrivi, nei porti e negli aeroporti, dev’essere inflessibile. C’è una ordinanza che mette i paletti per chi arriva in Sardegna, la si faccia osservare, costi quel che costi ( LEGGI).
In Sardegna nell’ultimo aggiornamento dell’Unità di crisi, sono stati rilevati 118 nuovi casi. Il rapporto casi positivi-tamponi eseguiti segna per l’Isola un tasso di positività del 5,3%.
Non si registrano nuovi decessi , rimangono fermi a 1.195 in tutto. Sono invece 171 i pazienti attualmente ricoverati in ospedale in reparti non intensivi, mentre sono 27 (+1) i pazienti in terapia intensiva. Le persone in isolamento domiciliare sono 12.682.
Sul territorio Regionale, dei 42.479 casi positivi complessivamente accertati, 10.392 (+61) sono stati rilevati nella Città Metropolitana di Cagliari, 6.757 (+13) nel Sud Sardegna, 3.520 (+4) a Oristano, 8.368 (+18) a Nuoro, 13.442 (+22) a Sassari.
Sono questi dati che invitano alla massima prudenza, siamo Zona bianca, e dobbiamo riuscire rimanerci, per evitare un tracollo totale della nostra fragile economia. Dobbiamo rimanerci per evitare che i nostri ospedali ritornino ad essere assediati da malati Covid, perché l’esigenza che ora si fa strada è la necessità improcrastinabile, di curare anche le altre patologie, anch’esse “ sospese”, perchè travolti dall’onda covid, che ha costretto al blocco di viste nel numero di centina e centinaia di migliaia, provocando un’altra emergenza.
Si capisce o no che il nostro destino, almeno qui in Sardegna è nelle nostre mani?









