Giovedì 1 Dicembre, aggiornato alle 13:32

Riccio di mare, il WWF chiede una politica di gestione per la rigenerazione degli stock

Riccio di mare, il WWF chiede  una politica di gestione per la rigenerazione degli stock

Il WWF plaude e manifesta apprezzamento per lazione di vigilanza sulla raccolta abusiva del riccio di mare condotta dall’Ispettorato di Cagliari del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, che ha portato al sequestro di 25 mila ricci di mare sotto misura o pescati in una zona vietata del porto industriale di Sarroch e nellarea protetta di Capo Pecora che fa parte della rete Natura 2000, un territorio individuato dalla Regione Sardegna per la protezione della biodiversità nellUnione Europea.

Questa operazione di vasta portata – che peraltro fa seguito a tante altre condotte in tutta la Sardegna dalle forze di controllo – mira non solo alla tutela delle risorse ambientali ma anche alla tutela della salute umana perché vuole impedire la vendita e il consumo di pescato contaminato o prodotti derivati, come la polpa di riccio, illecitamente conservato senza il rispetto delle norme igienico-sanitarie. Aspetto che potenzialmente rappresenta un pericolo grave per la salute umana, in quanto la polpa del riccio è facilmente deteriorabile ed una volta posta in vasetto, in assenza di tracciabilità, è impossibile risalire alla taglia degli esemplari.

Il Wwf– ha dichiarato Carmelo Spada delegato Wwf per la Sardegna – plaude e auspica un’intensificazione dell’attività di controllo che contrasta la pesca illegale in quanto gli stessi pescatori professionisti, in diverse occasioni, hanno lanciato l’allarme per il rischio di estinzione del riccio di mare, come pure di altre specie ittiche che erano la ricchezza dei nostri mari, ma che a causa della forte pressione di prelievo ha determinato la riduzione drastica degli stock delle specie”.

“Il Wwf– ha continuato il rappresentante regionale dellassociazione del Panda – rimarca  che l’overfishing va a detrimento anche di altre specie collegate, in quanto si modificano la reti trofiche.   Quindi il prelievo eccessivo, dettato da un bisogno secondario, porta ad una trasformazione ambientale che, non essendo immediatamente evidente, può produrre danni di cui ci si accorgerà troppo tardi, quando saranno irreversibili”.

“Al tempo stesso – ha ricordatoil rappresentante del Wwf  – la  Giunta regionale ha stanziato, nei mesi scorsi, 145 mila euro all’Agenzia regionale Agris per il monitoraggio degli stock di riccio di mare e di oloturia presenti nelle acque della Sardegna. E’necessario disporre di dati scientifici aggiornati per poter pianificare un’appropriata e oculata gestione della risorsa con un prelievo sostenibile nel breve, medio e lungo termine”.

 “Una seria gestione della risorsa – ha proseguito il rappresentante regionale Wwf – deve prevedere e rendere concretamente operativi – e senza deroghe – i distretti di pesca, la quantificazione della risorsa con i dati del prodotto pescato e il calcolo della biomassa di zona su base biennale. Con simili misure e senza tentennamenti si potrebbe iniziare ad invertite la situazione attuale prevedendo per il riccio di mare la rotazione delle aree di pesca ed, occorrendo, attuare anche il blocco totale della pesca. Infatti va ricordato che un riccio per raggiungere 6 centimetri impiega 5 anni  e la crescente pressione sulla risorsa con l’aumento dei consumi suscita seri interrogativi in termini di sostenibilità del prelievo sino ora fatto”. 

“E’ ormai ineludibile una politica di gestione differenziata per bacini di pesca, che preveda controlli stringenti e adeguati delle quantità di pescato e rotazioni tra aree di sfruttamento, per rendere possibile la rigenerazione degli stock. Si deve mettere a sistema una strategia di monitoraggio continuo nel tempo ed affidabile dello stato degli stock nel mare della Sardegna”– ha concluso il rappresentante regionale Wwf.


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