La storia di Fertilia

La storia di Fertilia, la città di fondazione nata nel periodo fascista.

La storia di Fertilia ebbe inizio nel 1933 con la realizzazione del centro urbano. La “città nuova” doveva diventare, oltre che un centro di aggregazione, il centro economico amministrativo di tutta la zona rurale della Nurra di Alghero. Le opere di realizzazione vennero poi interrotte durante la seconda guerra mondiale e ultimate alla fine del conflitto.

Fertilia nasce all’interno di un Comune dalle peculiarità storico-linguistiche particolari. Ad Alghero risiede l’unica minoranza catalana in Italia, l’uso di questo idioma si è mantenuto anche dopo il passaggio dell’isola alla dinastia Savoia (1720) e la sopravvivenza del catalano ad Alghero è stata possibile perché questo idioma rappresentava un elemento di integrazione per i nuovi arrivati. Il primo progetto di Fertilia fu redatto da Arturo Miraglia che predispone una borgata con funzioni di servizio alla comunità di coloni che si sarebbe insediata nei territori bonificati, una planimetria in cui compaiono i progetti della chiesa e della scuola elementare dalla quale si intuiscono le aspettative riposte da questa “nuova città”. (Lino A., 1998)

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Progetto concepito dall’Ingegnere Arturo Miraglia

 

Questo progetto venne poi rielaborato da un gruppo di architetti, (2Pst[1]), che rispetto al disegno originale ridussero le dimensioni della piazza e aggiunsero un quartiere per ospitare il personale dell’aeroporto militare. (Lino A., 1998)

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Il nuovo progetto di Fertilia: Petrucci,Paolini, Silenzi, Tufaroli, 1937

 

Venne inaugurata l’8 Marzo 1936 quando l’unico edificio completato era la scuola elementare ma l’idea fascista di Fertilia non fu realizzata del tutto. Nonostante ciò è importante il significato di questa “nuova città” e della bonifica in relazione ad Alghero.

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La scuola elementare

 

La storia di Fertilia ebbe inizio come alter ego di Alghero in cui sarebbero dovuti andare a vivere solamente i coloni provenienti dalla provincia di Ferrara. (Farinelli, 2013) Lo scopo principale della bonifica, una trasformazione che appariva estranea agli abitanti del luogo,era la creazione di un nucleo italiano e non il miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti del luogo. Nonostante questo nuovo centro distasse pochi chilometri da Alghero, realizzarono un ospedale e una rete di ambulanze sparse per il comprensorio della bonifica. Anche la struttura della scuola fu progetta per assicurare la crescita di italiani e fascisti in perfetta condizione fisico morale.

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La chiesa

 La colonizzazione fascista era l’unico strumento per realizzare l’italianizzazione di un territorio che per ragioni culturali non era stato integrato nella nazione. (Farinelli, 2013) Fertilia era la nuova comunità italiana e fascista nata con lo scopo di convertire o condizionare la vecchia. (Farinelli, 2013) Anche dal punto di vista architettonico si può osservare la relazione tra questi due centri. Fertilia si affaccia sul mare e sorge in un punto in cui lo stagno del Calik trova il suo sbocco a mare suggerendo come questo centro non fosse solo destinato alla produzione agricola ma anche alle attività legate alla pesca, un porto di pescatori. Fertilia che viene edificata in un luogo speculare rispetto al promontorio dove sorge Alghero e dal quale differisce solo per dimensioni e posizione. Dunque questo nuovo centro era stato pensato come un’alternativa ad Alghero che viveva della pesca e della lavorazione dei prodotti agricoli del suo territorio.

 

Anche l’asse centrale della nuova piazza monumentale è allineato con il campanile della cattedrale di Alghero, come se gli architetti avessero voluto rendere ben visibile Fertilia a quanti si trovassero al porto o sui bastioni della città antica.

Alghero costituiva una comunità catalano parlante che manteneva ancora le sue peculiarità linguistico-culturali. Fertilia, invece fu pensata come una comunità ideale,  e come tale doveva avere una struttura urbana, con spazi di rappresentazione più importanti di quelli di Alghero. (Farinelli, 2013)

Invece dopo la caduta del regime fascista la città divenne un porto di salvezza per i profughi della Dalmazia e dell’Istria. Quindi non solo una comunità di ferraresi, ma bensì di istriani e dalmati, che terminarono la costruzione di Fertilia ed ancora oggi costituiscono una parte rilevante degli abitanti.[2]

[1] Un gruppo di architetti composto da: Concezio Petrucci, Emanuele Filiberto Paolini, Riccardo Silenzi, Mario Tufaroli Luciano.

[2] Le informazioni sono tratte da Peghin G., Zoagli E. (1998), Fertilia – storia e fondazione di una città moderna, in Aldo Lino (a cura di), Le città di fondazione in Sardegna, CUEC, Cagliari.

Farinelli M., (2013), Città nuove, colonizzazione e impero. Il caso di Fertilia, in Passato e presente.