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Riparte la pesca dei Ricci di mare, non mangiamoli!

Riparte la pesca dei Ricci di mare, non mangiamoli!

“Come ben noto, il Riccio di mare (Paracentrotus lividus) è in via di rapida rarefazione, in particolare nei mari sardi a causa del pesante prelievo a fini gastronomici, tant’è che sempre più ristoratori, giustamente, li escludono dai propri menù.

Imperversa, poi, il prelievo abusivo e non si contano i sequestri da parte delle Forze dell’ordine e, dalle indagini, emergono anche pericolose forme di associazioni a delinquere e di mercato nero.

Sono ancora allo stadio sperimentale gli allevamenti di Ricci.

La situazione è davvero grave e necessita forti misure di salvaguardia, quantomeno la sospensione della raccolta dei ricci per almeno tre anni.

E che fa la Regione autonoma della Sardegna?  

Riapre come se nulla fosse la pesca dei Ricci di mare dal 16 novembre 2020 al 17 aprile 2021, per i soli pescatori marittimi e subacquei professionisti per un massimo di 1.000 ricci al giorno (2 mila, se con un assistente, ben 3.500, se si tratta di due pescatori e un assistente).

Il decreto Assessore Agricoltura R.A.S. n. 3918/DecA/51 del 4 novembre 2020 rappresenta un pericoloso disastro ambientale annunciato.

In proposito, è molto chiaro il rapporto dell’Agenzia AGRIS del 14 ottobre 2019 predisposto nell’ambito della campagna di monitoraggio dei Ricci nei mari sardi.

I dati sono semplicemente drammatici.  Ecco gli elementi principali:

* la pesca dei Ricci da un livello “stagionale” e marginale degli anni ’80 del secolo scorso (Alghero, Cagliari) ha assunto sempre più caratteristiche “industriali”: “nella tradizione del consumo dei ricci non esisteva l’uso delle gonadi di riccio conservate per la preparazione di pietanze che invece attualmente rappresentano la principale forma di vendita ed inoltre la stagione di raccolta e relativo consumo fresco avveniva esclusivamente nella stagione invernale”;

* sono necessari dai 295 ai 1.212 Ricci, in base alle dimensioni, per ricavare 1 kg di polpa di Riccio, “da un’indagine svolta dall’UNICA (Università degli Studi di Cagliari, n.d.r.) relativa al monitoraggio della pesca professionale a partire dal 2002 fino al 2019 in diversi punti di vendita del cagliaritano, è risultato come negli anni la percentuale dei ricci sotto taglia (cioè con diametro della teca inferiore ai 50 mm) sia costantemente del 50% dello sbarcato”;

* in 10 anni (2009-2019) risultano pescati dai pescatori professionisti ben 25.320.776 esemplari di Riccio di mare (Paracentrotus lividus), tuttavia è “necessario segnalare come i libretti restituiti rappresentino solo il 65% dei consegnati”, cioè il 35% dei pescatori professionisti non riconsegna il libretto annuale dove deve annotare il numero dei Ricci pescati.  A questi bisogna aggiungere quelli prelevati dalla pesca amatoriale e quelli, incalcolabili, frutto di pesca abusiva;

* nelle quattro aree marine protette (A.M.P.) monitorate (Asinara, Tavolara, Sinis, Capo Caccia), il Riccio, una volta abbondante, è in via di rarefazione rapida, l’unica A.M.P. dove la popolazione è in lieve crescita è quella dell’Asinara, dove la pesca del Riccio è rigorosamente vietata;

* il monito dell’Agenzia AGRIS è chiarissimo, per chiunque abbia voglia di capire: “il depauperamento eccessivo porterebbe sicuramente all’impossibilità per i popolamenti di resistere all’impatto umano e dunque precluderebbe la loro resilienza con conseguenze sia per gli ecosistemi litorali sia per i pescatori di ricci che vedrebbero venir meno la loro fonte di reddito”.

Ben 7.089 cittadini hanno chiesto a gran voce ai Ministri delle risorse agricole e dell’ambiente e all’Assessore regionale dell’agricoltura una moratoria di tre anni della pesca dei Ricci di maremonitoraggi marini e provvedimenti di sostegno ai pescatori temporaneamente impossibilitati alla pesca.

La petizione popolare per una moratoria della pesca dei Ricci di mare promossa dal Gruppo d’intervento Giuridico onlus ha l’obiettivo di scongiurare la scomparsa dei Ricci dai mari sardi e di avviare un piano di salvaguardia a medio-lungo periodo.

Nessuna risposta, se non il lassismo.

Eppure, nello stesso decreto assessoriale che ne autorizza la pesca nella stagione 2020-2021 riconosce la  “forte sofferenza della risorsa riccio di mare in molte aree del mare territoriale, così come emerge dalle evidenze scientifiche -da ultimo rilevate nell’ambito del progetto di Monitoraggio degli stock di riccio di mare – e dalle osservazioni riportate dagli stessi pescatori professionali subacquei”.

La pessima politica ambientale regionale in materia rischia molto seriamente di far sparire dai nostri mari i Ricci.

Siamo tutti invitati a non consumare Ricci di mare, a non comprare Ricci di mare o loro derivati, a sostenere la tutela integrale dei Ricci di mare.

Altrimenti fra qualche anno saranno solo un ricordo per i nostri mari e tutti noi saremmo più poveri.” Conclude Gruppo d’Intervento Giuridico onlus Stefano Deliperi


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