L’assemblea di ieri a Villa Gioiosa sede del Parco di Porto Conte, ha consentito a molti di prendere coscienza delle problematiche sollevate dai pescatori, che si oppongono al Regolamento previsto per l’Area Marina Protetta. La rivisitazione, eventuale, di certe regole davvero limitative, hanno trovato ampio consenso fra i Consiglieri Comunale ieri membri di Commissione.. E un problema, ulteriore, oltre al numero degli attrezzi che si possono calare in acqua, le nasse per intenderci, è stato posto all’attenzione di tutti. Riguarda i giovani, quelli che si sono avvicinati da poco a mondo della pesca, il cosi detto ricambio generazionale.
All’articolo 4 del Decreto ministeriale 20 settembre 2002 Istituzione dell’area marina protetta
denominata “Capo Caccia – Isola Piana, le attività che possono compromettere la tutela delle caratteristiche dell’ambiente oggetto della protezione, ma e soprattutto le attività consentite. Al comma 7 punto G, si legge che è consentita : “la pesca professionale disciplinata dall’Ente gestore con gli attrezzi della piccola pesca previsti dall’art. 19 deldecreto del Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali, 26 luglio 1995 e con gli altri attrezzi selettivi di uso locale, compatibilmente alle esigenze di tutela dell’area, riservata ai pescatori residenti alla data del presente decreto, nel Comune di Alghero, nonché alle cooperative di pescatori, costituite ai sensi della legge 13 marzo 1958, n. 250, aventi sede legale nel detto comune alla data del presente decreto, e loro soci inseriti alla stessa data nel registro di ciascuna cooperativa”.
Sapete cosa significa? Significa che è consentita la pesca solo a coloro che alla data del 20 settembre 2002 erano operativi e residenti ad Alghero. Per gli altri pescatori uno sbarramento previsto dalla norma. Di fatto alle nuove generazioni che oggi vogliono andare per mare, diventare pescatori professionisti, magari ereditando l’attività dai propri genitori se non fondandola ex novo, non è consentito pescare in queta Area Marina Protetta. Un problema, indubbiamente.
Da parte del Direttore de Parco Mariano Mariani, la porte è stata lasciata aperta. Se ne può parlare, si deve interloquire perché l’istituzione dell’Area Marina Protetta non può essere un limite ma una risorsa e una occasione per tutti. E si finisce dritti a parlare di legalità, compresa quella parte che riguarda pescatori che si oppongono. Per qualcuno di essi pescare non è consentito.
Ed è per questo che il Direttore del Parco Mariano Mariani e il Presidente Raimondo Tilloca spingono perché il Consiglio Comunale approvi quanto prima il Regolamento. E la data è fissata e lo afferma il Direttore: il prossimo 5 di Aprile nel corso dell’assemblea del Parco si approvi il Regolamento.
Si blocca la situazione e si dialoga con il Ministero per trovare una soluzione in deroga. Ma è certo che se gli attrezzi per pescare non sono derogabili, “il numero è quello consentito da Ministero” si apre però una autostrada per quanto riguarda la possibilità di far accedere nell’Ara Marian Protetta le nuove generazioni.
Il verbo preferito da Mariano Mariani è stata “legalizzare”. Quasi il 90% dei pescatori hanno sottoscritto il disciplinare, accettando di fatto anche il Regolamento, ma il management del Parco vuol portare a casa il consenso del 100% dei pescatori.
Difficile ma non impossibile. Intanto la proposta che si è fatta strada di poter chiedere alla Regione le compensazione per il blocco della pesca nell’AMP, non solo per sei mesi ma addirittura per tre anni, non ha trovato il muro dei pescatori presenti in sala. E’ un segnale, che forse si è presa la strada giusta, fatta di dialogo, di coinvolgimento e condivisione. E che sia tornato il sereno fra pescatori e management del Parco lo si intuisce dall’appuntamento preso alla presenza di tutti: la prossima settimana tutti intorno a un tavolo, perché c’è volontà di chiudere la partita








